60% superato, adesso Giorgia Meloni cambia le regole del gioco | Scenario politico sbilanciato preoccupa gli italiani
Un’analisi Nando Pagnoncelli per il Corriere rivela che oltre il 60% degli italiani prova ansia per il futuro del Paese. Economia, sanità e sicurezza preoccupano.
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L’Italia si trova ad affrontare un periodo di profonda inquietudine. Secondo un’analisi dettagliata di Nando Pagnoncelli per il Corriere.it, più del 60% degli italiani sente una stretta allo stomaco al pensiero del futuro della nazione. Questo dato, che si attesta al 61%, segna il livello più alto di preoccupazione registrato dai tempi pre-Covid, indicando una percezione diffusa che il Paese stia procedendo nella direzione sbagliata. Un sentimento trasversale, che non conosce distinzioni geografiche o sociali, e che inevitabilmente si riflette sul gradimento del governo guidato da Giorgia Meloni.
Nella vita di tutti i giorni, le ansie si sommano, creando un clima di incertezza. Dalle crescenti difficoltà economiche alla paura di ciò che potrebbe accadere sul fronte internazionale, l’umore generale è quello di chi si sente costantemente in bilico, quasi privo di un vero “piano B”. Questa percezione di vulnerabilità è un campanello d’allarme significativo per l’attuale panorama politico e sociale italiano.
Le priorità degli italiani tra sanità e sicurezza

Le priorità degli italiani: sanità e sicurezza, due pilastri a confronto.
Le priorità degli intervistati restano ancorate a temi cruciali, ma con segnali di cambiamento. L’economia e il lavoro continuano a dominare, indicati dal 56% del campione, un dato in lieve crescita. Tuttavia, ciò che colpisce è la netta risalita del tema della sanità, che si attesta al 40%, con un aumento di ben 5 punti percentuali. Questa preoccupazione è alimentata da carenze di personale e difficoltà nella medicina territoriale, evidenziando una crescente sfiducia nel sistema sanitario nazionale.
Non solo la sanità, ma anche la sicurezza torna prepotentemente al centro del dibattito. Questo tema è indicato dal 33% degli italiani, con un notevole balzo di 8 punti in un anno e di 11 rispetto al 2019. Non si tratta più solo di grandi emergenze, ma di una lista di preoccupazioni costanti che accompagnano la routine quotidiana dei cittadini. Accanto a questi, circa un quarto degli intervistati cita immigrazione, welfare, difesa del potere d’acquisto e il funzionamento delle istituzioni.
Un altro elemento che incide sulla percezione del governo è il Pnrr. Quello che inizialmente era visto come una potente leva di rilancio, oggi sembra aver perso smalto. Il 61% degli italiani crede che il Piano non produrrà risultati apprezzabili, una percentuale in crescita rispetto al 49% di un anno fa. Oltre due terzi temono che una parte rilevante dei progetti finanziati non arriverà mai al traguardo, alimentando l’idea di un’occasione persa.
Fragilità economica e sfide globali
L’economia globale affronta fragilità strutturali e nuove, complesse sfide.
Guardando al futuro immediato, la prospettiva economica rimane incerta. Il 35% degli italiani prevede un peggioramento nei prossimi sei mesi, mentre solo il 18% intravede margini di miglioramento. Una larga fascia della popolazione vive in un limbo di incertezza, con il timore che ogni imprevisto possa trasformarsi in un problema insormontabile. L’inflazione, in particolare, resta una spina nel fianco che affligge circa l’80% della popolazione, rendendo la questione del potere d’acquisto una realtà tangibile in ogni spesa e bolletta.
La sensazione di vulnerabilità è ulteriormente rafforzata dai dati sulla stabilità finanziaria delle famiglie. Un quarto dei nuclei italiani non riuscirebbe a coprire una spesa imprevista di 1.000 euro, e questa quota raddoppierebbe se l’imprevisto salisse a 10.000 euro. Un campanello d’allarme che evidenzia la fragilità dei bilanci domestici. I dati Istat completano un quadro desolante: la povertà assoluta colpisce l’8,4% della popolazione, mentre la povertà relativa raggiunge il 10,6%, spiegando l’ansia diffusa e il crescente malumore verso chi governa.
A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono i conflitti internazionali. Circa tre quarti degli italiani si dichiarano preoccupati per la guerra Russia-Ucraina, ma un significativo 53% preferisce non schierarsi, rivelando un disagio e una grande incertezza sulla posizione più giusta o conveniente per il Paese. Anche il tema della difesa pesa: il 59% degli italiani è contrario all’obiettivo NATO di destinare il 5% del PIL alla difesa, un segnale chiaro di distanza tra le priorità dei cittadini e l’agenda politica internazionale.
