fbpx

La bufala del “nessuno perderà il lavoro per il coronavirus”

Lo aveva promesso il ministro Gualtieri. Le cifre pubblicate dal Def, cioè dallo stesso governo, lo smentiscono. E i numeri dell'Istat danno un assaggio degli effetti sugli inattivi

E poi ci sono i numeri. Dopo le conferenze stampa e gli annunci, le cifre nude confermano o, come in questo caso, smentiscono ambizioni e promesse. Il 12 marzo, annunciando il primo decreto per arginare gli effetti economici del Covid-19, il ministro Roberto Gualtieri diceva: “Nessuno perderà il lavoro per il coronavirus”. Merito, secondo il ministro, di una serie di misure: estensione e semplificazione della cassa integrazione, blocco delle procedure di licenziamento, indennità per gli autonomi. Dopo poche settimane, eccoli i numeri: l’intervento del governo ha sì tamponato l’emergenza, ma non è vero che “nessuno perderà il lavoro”. A dirlo non è l’opposizione o uno studio qualsiasi: è lo stesso governo, nel Def.

La disoccupazione nel 2020

Tra le tabelle snocciolate dal Documento di economia e finanza, ce n’è una che indica “il quadro macroeconomico tendenziale”. Stima che il tasso di disoccupazione arriverà all’11,6 per cento nel 2020 e all’11 per cento nel 2021. A febbraio, prima che l’epidemia mettesse l’Italia in clausura, era del 9,7 per cento. Nel giro di pochi mesi (questi mesi) ci sarà quindi un incremento che sfiora il 2 per cento. Traducendo in persone, si tratta di oltre 490 mila italiani. Recuperare non sarà semplice neppure l’anno prossimo, visto che il Def prevede un tasso che supera dell’1 per cento il livello con cui il Paese aveva chiuso il 2019: oltre 330 mila disoccupati in più rispetto a febbraio. Il tasso di disoccupazione, inoltre, è un dato che va soppesato perché non racconta tutto: conta solo la quota di popolazione attiva che non ha un lavoro ma lo sta cercando. Esclude quindi chi ci ha già rinunciato. In teoria, quindi, un incremento potrebbe essere un segnale di fiducia perché potrebbe indicare che più italiani si sono messi in cerca di un impiego. Stando alle prime indicazioni dell’Istat, però, la direzione non sembra questa: gli inattivi, da subito, sono cresciuti. È quindi molto probabile che l’effetto coronavirus sul lavoro vada molto oltre quell’11,6 per cento. Ancora una volta, a dirlo è lo stesso governo italiano del “nessuno perderà il lavoro”.

Quanto diminuirà il lavoro

Secondo il Def, l’occupazione dovrebbe calare del 2,1 per cento nel 2020. Anche questo è un altro numero che si traduce in posti di lavoro persi. Anche in questo caso è un numero che racconta solo un frammento del mosaico, perché raccoglie chiunque abbia lavorato in qualsiasi modo. Nella stessa tabella, infatti, c’è anche l’occupazione in termini di “ula” (unità standard di lavoro), cioè di “volume” di ore. Quest’anno calerà del 6,5 per cento. Vuol dire, in sostanza, che anche chi non perderà il lavoro dovrà fare i conti con un impiego ridotto e più frammentato. E il fatto che ci sia così tanta differenza tra occupati e unità di lavoro dice quanto i prossimi mesi saranno complicati anche per chi avrà un contratto.

Leggi anche – Cig: Inps Sicilia impegna 19 milioni di euro. I numeri per provincia

Gli effetti immediati

I numeri di Gualtieri e Conte smentiscono Gualtieri e Conte. Ma sempre i numeri dicono quale sia stato l’impatto immediato delle misure adottate dal governo. Questa volta il riscontro arriva dall’Istat. A marzo, l’occupazione ha retto: c’è stato un calo dello 0,1 per cento, pari a 27 mila persone (per due terzi donne). L’Istituto di statistica conferma una “sostanziale tenuta, anche per effetto dei decreti di sostegno all’occupazione e ai lavoratori per la difesa del lavoro e del redditi”. La cassa integrazione estesa e semplificata ha funzionato. È scesa, e di molto, la disoccupazione: in un solo mese il calo ha sfiorato il punto percentuale, fissandosi all’8,4 per cento. Tra i giovani è al 28 per cento, con un calo ancora più marcato (1,2 punti). È una buona notizia? No. Come sottolinea l’Istat, la frenata della disoccupazione “si associa alla forte crescita dell’inattività”. Tradotto: con le attività bloccate e i negozi chiusi, i disoccupati sono diminuiti non perché hanno trovato un impiego ma perché hanno smesso di cercarlo. Si è trattato di 301 mila persone, che fanno così lievitare il tasso di inattività oltre il 35 per cento. Più di una persona su tre. Se, quindi, l’occupazione ha tenuto, il mercato è già fermo, con effetti che diventeranno visibili nei prossimi mesi. “Nessuno perderà il lavoro” era una bufala. Molti perderanno anche la voglia di cercarlo.

- Pubblicità -
Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

21,128FansMi piace
511FollowerSegui
349FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli