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La lenticchia siciliana è introvabile: a Capodanno si mangia quella canadese

Il legume coltivato nell'Isola è di grande qualità, ma costa sei euro al chilo contro un euro e mezzo di quello proveniente da Canada, Argentina e Turchia. La grande distribuzione taglia fuori i piccoli produttori, che vendono soltanto a poche botteghe o direttamente in azienda

La lenticchia che i siciliani metteranno in tavola per festeggiare il Capodanno arriva, molto probabilmente, dall’estero. E ciò malgrado nell’Isola si coltivino parecchi legumi – oltre alla lenticchia si parla di ceci, fagioli e piselli – che però, a causa dei costi maggiori, sono tagliati fuori dalla grande distribuzione. “La maggior parte delle lenticchie sul mercato siciliano viene da Canada, Argentina e Turchia. Il prezzo di vendita medio è di circa un euro e mezzo al chilo, contro i sei euro del nostro prodotto”, spiega a FocuSicilia l’agricoltore Giuseppe Tatano, che insieme ad altri produttori fa parte del presidio Slow Food di tutela della lenticchia di Villalba, nel territorio di Caltanissetta. Secondo Slow Food, la varietà si distingue “per le dimensioni e le qualità organolettiche, un elevato contenuto di ferro e proteine, un basso tenore in fosforo e potassio”. Fino agli anni Sessanta copriva “circa il 30 per cento della produzione italiana”, ma in seguito “il costo della manodopera, le rese limitate e l’importazione di legumi esteri a prezzi notevolmente inferiori hanno costretto molti agricoltori ad abbandonarne la coltivazione”.

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Il comparto dei legumi in Sicilia

Un tema, quello della concorrenza estera, tutt’ora attuale. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2022 la produzione siciliana di lenticchia è stata di oltre 42 mila quintali, a fronte di quasi cinquemila ettari coltivati. Oltre alla varietà di Villalba, sono famose quelle di Ustica, Pantelleria ed Enna. Importante anche la produzione di fagioli secchi, con 77 mila quintali raccolti su 3.500 ettari coltivati, e dei ceci, con 248 mila quintali su 14 mila ettari coltivati. Il record spetta però ai piselli, che tra produzione “proteica” (destinata agli animali) e “granella” (per il consumo umano) raggiungono i 450 mila quintali raccolti, su una superficie coltivata di 16 mila ettari. Numeri che rendono ancora più stridente la scarsità di prodotto locale dai supermercati siciliani. “Personalmente vendo a otto negozi specializzati nel nisseno, e poi direttamente qui in azienda”, dice Tatano. La grande distribuzione, infatti, “è respingente per i piccoli produttori e favorisce il prodotto estero, che è più economico ma di qualità decisamente inferiore”.

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Costi di produzione raddoppiati

Abbassare i prezzi per rendere la lenticchia siciliana più competitiva, aggiunge il produttore, è fuori discussione. “I costi di produzione sono più che raddoppiati rispetto a qualche anno fa”. Escludendo la manodopera – a cui provvede lo stesso Tatano con la sua famiglia – “la spesa per ettaro è passata da circa 480 euro del 2019 a oltre mille euro nel 2022”. Gli aumenti più consistenti riguardano “i carburanti, con il gasolio agricolo salito da 65 centesimi a 1,5 euro al litro, e il concime, da 45 centesimi a 1,25 euro”. Da non sottovalutare poi il costo di etichette e confezioni, salite rispettivamente “da 10 a 14 centesimi e da 67 a 97 centesimi”. Il mercato, già sotto pressione durante la pandemia, è stato stravolto dalla crisi economica scoppiata nel 2022 in concomitanza con il conflitto tra Russia e Ucraina. “L’ultima semina è avvenuta prima che esplodessero gli aumenti. In questa situazione è probabile che prossimamente dovremo valutare un aumento dei prezzi, se vogliamo continuare a mantenere standard elevati”, anticipa l’agricoltore.

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Dal campo al confezionamento

La lenticchia di Villalba, infatti, viene prodotta seguendo un rigido disciplinare, che vieta l’utilizzo di prodotti chimici. Delle innovazioni nel metodo di coltivazione sono state comunque introdotte. “Abbiamo ottimizzato i campi e inserito dei processi meccanici, che ci hanno permesso di portare la resa da quattro a dieci quintali per ettaro, senza per questo intaccare la qualità del prodotto”, spiega il coltivatore. Al momento della raccolta, che come precisa Slow Food avviene ancora in modo manuale, le piante vengono “raggruppate in piccoli fasci e lasciate essiccare all’aria aperta per 5-8 giorni, fino alla separazione del seme, che viene eseguita meccanicamente”. La pulitura è particolarmente importante, conclude Tatano, “perché permette di eliminare eventuali insetti o semi guasti, che poi il consumatore potrebbe trovare nel piatto. Una cura che nelle lenticchie prodotte all’estero da agricoltura intensiva è molto difficile da avere”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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