fbpx

La moda made in Sicily resiste al Covid, ma solo se online

Il 2020 rappresenta il crollo delle vendite dell'abbigliamento, ma c'è chi resiste e chi ha anche guadagnato di più, a volte reinventandosi

Dopo mesi di chiusura totale ripartire non è stato facile, anche per il settore dell’abbigliamento. L’Osservatorio Ey-Confimprese ne segnala una discesa libera, un crollo dei consumi di oltre il 71 per cento rispetto a novembre 2019. C’è chi resiste però e chi ha anche guadagnato di più, a volte reinventandosi. Anche in Sicilia. Secondo le stime dell’Osservatorio eCommerce B2c, gli acquisti online hanno raggiunto quota 3,9 miliardi nell’ultimo anno. Un netto balzo in avanti rispetto al 2019: + 22 per cento. È stato così per Filly Biz, brand con sede operativa a Bagheria, e per Ibridi, marchio nato a Catania: entrambi chiuderanno in positivo l’annus horribilis. Lo è stato solo in parte, invece, per la storica sartoria Crimi di Palermo, che, calcolatrice alla mano, prevede un calo del 30 per cento rispetto ai guadagni dell’anno precedente.

Trizzi d’amuri, figlio della pandemia

Emily Pelacani e Amelia Crisaldi hanno creato il proprio brand durante i mesi di chiusura totale. Il loro Trizzi d’amuri è figlio della pandemia ed è, ad oggi, una sfida vinta: i guadagni hanno già coperto l’investimento iniziale. Il nome nasce dalla volontà di qualcosa che parlasse d’incontro, d’intrecci. Quello tra le due creatrici, ma anche tra i fili dei tessuti. Trizzi in dialetto siciliano. In pieno lockdown il lavoro alla sartoria sociale Midulla, dove le due si sono conosciute, si ferma e loro decidono di buttarsi a capofitto nel progetto Trizzi d’amuri. Prende forma la prima collezione che, con la riapertura, è già online. I primi capi vengono fotografati nel giardino della madre di Amelia. La collezione piace e le commissioni arrivano anche da fuori Catania: alle clienti che non possono raggiungere l’atelier le misure vengono prese in videochiamata. Per promuovere i loro capi non usano modelle ma mamme, ragazze, signore over 60, e la gestione dei social avviene “in modo genuino, istintivo, senza programmare nulla”. “Il bello del servizio che offriamo – spiega Emily – è valorizzare qualsiasi tipo di fisicità perché fortemente convinte che le donne siano tutte belle”.

Per Ibridi il 2020 vuol dire opportunità

Andrea Gangi decide di creare tredici anni fa di creare il suo brand, quando è tornato a Catania dopo un decennio a Milano. Ibridi nasce dalla passione per il design e per la sartoria. Un progetto “pop, sartoriale e libero”, per realizzare accessori in plexiglass e capi d’abbigliamento in pronta consegna. Cinque anni fa la virata sul web. Gangi chiude il negozio e inizia a vendere online con l’aiuto dei social. Ai vecchi clienti se ne aggiungono altri e nel 2019 registra un boom di vendite. Con l’arrivo del Covid tutto inizia a vacillare, ma presto “ho capito che quest’anno per me sarebbe stata un’opportunità”, dice. Il plexiglass subisce uno stop importante a causa della difficoltà di reperimento. La richiesta di capi e bijoux, per contro, aumenta in modo esponenziale. Chiuso in casa per le restrizioni, Andrea Gangi trascorre molte ore a cucire e a creare. Spedisce in tutta Italia. I ricavi aumentano rispetto allo scorso anno, anche se poteva andare meglio perché “il Natale non ha avuto lo stesso bilancio degli anni precedenti”. 

Rimanere sul mercato in pieno lockdown

Il brand ispirato al mondo dell’infanzia, della fantasia e dell’immaginazione, ha deciso in tempi non sospetti di puntare sul web. “Avere un sito curato e funzionale già da diversi anni ci ha aiutato molto”. A rivelarlo è Noemi Blando, responsabile della comunicazione del brand e figlia della designer Filly Cusenza che dà l’impronta a tutte le collezioni. È attraverso il sito che Filly Biz è riuscito ad essere presente in modo capillare nel mercato d’Oltralpe anche in piena pandemia. L’azienda ha anche lanciato un nuovo prodotto con l’aiuto dei social, gli “sticker”. Soggetti in stile “Filly” pensati per “condividere buonumore e colore”. Ha avuto un tale riscontro che “abbiamo pensato di realizzarci delle T-shirt. Tutto rigorosamente prodotto con fornitori e artigiani locali”. Grazie all’apporto dell’e-commerce e a “una nuova etica nell’acquisto per cui anche online la gente ha scelto di comprare dai negozi locali”, sui guadagni hanno resistito, senza “grosse differenze rispetto all’anno scorso”. 

Niente vendite online, ma spedizioni ai clienti

Niente e-commerce per la storica sartoria Crimi. Nata a Palermo nel 1970 e radicata da diversi anni anche nei mercati cinese, giapponese o statunitense, non ha mai puntato alla vendita online. “Nessun cliente nostro sceglierebbe un abito senza toccare un tessuto” spiegano Carmelo e Bruno Crimi. Quando però, in pieno lockdown, non possono riceverli in atelier né organizzare trunkshow all’estero, hanno dovuto inventarsi una nuova strategia. Da qui la trovata di far recapitare a casa del cliente il campionario dei tessuti. Così, nei mesi di marzo e aprile, hanno incamerato ordini e li hanno evasi appena le saracinesche si sono riaperte. Il modo di lavorare è però cambiato, specie con i clienti più lontani. “Tutto avviene attraverso spedizioni ma non abbiamo la possibilità di acquisire clienti nuovi” spiega Bruno Crimi. Insomma “il peso dello stop” lo hanno sentito ma, complice anche il risparmio nelle spese di rappresentanza, non disperano per le perdite subite e prevedono un 2021 in netta ripresa.

- Pubblicità -
Paola Giordano
Paola Giordano
Classe ‘89, sono cresciuta, nel paese che diede i natali a Giovanni Verga, con la passione per il giornalismo.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli