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La Regione vuole sanare le case abusive in zone a rischio. La Consulta dice no

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la Lr 19/2021 che estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa. Per i giudici, la Regione avrebbe invaso la sfera di competenza esclusiva dello Stato

Impossibile sanare le case abusive nate in zone con vincolo di inedificabilità relativa, per intenderci le aree sottoposte, ad esempio, a vincolo paesaggistico, ambientale, idrogeologico, sismico. La Corte costituzionale ha bocciato la legge regionale che aveva in qualche modo ‘aperto’ a questa possibilità. La sentenza n. 252 del 22 novembre scorso, depositata ieri in cancelleria, ha infatti dichiarato costituzionalmente illegittima la legge regionale 19/2021 (art. 1, commi 1 e 2) che interpretava le precedenti norme nazionali e regionali ed estendeva di fatto la sanatoria 2003 alle zone con vincolo relativo. La Sicilia, fino a ieri, in virtù delle proprie prerogative statutarie, aveva concesso ai cittadini quello che nel resto d’Italia era impossibile: usare il condono 2003 anche per le case abusive nate in zone di inedificabilità relativa. Adesso questa possibilità è esclusa. Non è la prima volta che per chiudere definitivamente la partita siano dovuti intervenire i giudici supremi, dopo un contenzioso che si protraeva da oltre un anno.

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Il condono recepito e i dubbi interpretativi

Tutto ha inizio nel 1985, con la prima legge nazionale di condono edilizio. Poteva essere condonato tutto, non importa la tipologia del terreno in cui l’immobile è costruito. La Regione la recepisce con la legge 37/1985. Con il condono del 2003, introdotto dalla legge nazionale 326, il parlamento regionale con la Lr 15/2004 (all’art. 24) fa un semplice richiamo della norma nazionale, divieto di condono in aree a vincolo relativo compreso. Scatta un dubbio interpretativo: in caso di vincolo relativo prevale la legge del 1985 o quella del 2003? Dalla Regione, dopo 17 anni, hanno provato a sciogliere il nodo con la legge regionale 19/2021, che contiene una norma cosiddetta di interpretazione autentica e che conferma la possibilità di sanare col condono del 2003 in zone a vincolo relativo. La legge viene impugnata dal Consiglio dei ministri nell’ottobre 2021.

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Le case vicino ai fiumi o in mezzo al bosco

Le zone a vincolo relativo costituiscono una fattispecie che investe una grande varietà di edifici abusivi e che prima della decisione della Corte costituzionale potevano essere considerati potenzialmente sanabili anche col condono del 2003. Sono quelli che sono stati costruiti, senza che lo si potesse fare, in aree dove gli strumenti urbanistici pongono un vincolo di tipo storico-artistico, ambientale, paesaggistico, monumentale, archeologico, idrogeologico, sismico o un limite legato ad altre prescrizioni dei Piani regolatori generali o dei regolamenti edilizi. O, ancora, le costruzioni realizzate in zone Sic (Siti di importanza comunitaria) e Zps (Zone a protezione speciale). Case nate a ridosso dei fiumi, in aree protette o a rischio di frana, in mezzo a un bosco o vicino a siti di interesse archeologico. Solo a Palermo, tanto per fare un esempio, si stima che in queste tipologie rientrino la metà degli edifici abusivi per cui sono state presentate domande di condono secondo quanto previsto dalla legge del 2003.

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Invasa la sfera di competenza dello Stato

Per i giudici costituzionali, è stato violato l’art. 117 della Costituzione e l’art. 14 dello statuto regionale, perché la norma “eccede i limiti della potestà legislativa primaria della Regione Siciliana sanciti dallo statuto di autonomia” e “violerebbe i parametri costituzionali che regolano la formazione delle leggi regionali, con invasione della sfera di competenza legislativa esclusiva dello Stato”. Inoltre, “l’estensione dell’ambito di applicazione del condono edilizio alle zone soggette a vincoli di inedificabilità relativa – si legge ancora nella decisione – sarebbe irragionevole e lesiva del principio di stabilità dei rapporti giuridici, in quanto verrebbe modificato l’esito delle pratiche di condono, a distanza di circa 17 anni dalla relativa presentazione, con la possibilità persino di riaprire i procedimenti già definiti”. Per Giampiero Trizzino, esperto in diritto ambientale ed ex deputato regionale che ha partecipato all’elaborazione della riforma urbanistica, “la mole consolidata di giurisprudenza, anche costituzionale, non ha impedito al Parlamento siciliano ad approvare nel 2021 una norma nemica dell’ambiente, che ho contestato in tutte le sedi, sia durante i lavori preparatori che dopo la sua approvazione. Non posso quindi che apprezzare la decisione della Consulta”.

Legambiente: “Forzatura del legislatore regionale”

“La sentenza della Corte Costituzionale – dichiara Giuseppe Alfieri, presidente di Legambiente Sicilia – è davvero importante, almeno per due ragioni: la prima, perché definisce con assoluta chiarezza una volta e per tutte i limiti del legislatore regionale in relazione a quelle materie che invece sono assegnate dalla nostra Costituzione alla competenza esclusiva del legislatore nazionale, ad esempio in relazione alle opere insuscettibili di sanatoria in virtù delle disposizioni nazionali emanate in coerenza con la materia di potestà legislativa esclusiva dello Stato su tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. In secondo luogo, perché blocca autorevolmente ed in punta di diritto, una volta e per tutte, una palese ed evidente forzatura che il legislatore regionale, lo scorso anno, aveva provato a far passare, di fatto ampliando le maglie dell’ultimo condono del 2003 anche agli immobili realizzati abusivamente in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità relativa. La riteniamo una grande vittoria, considerato che Legambiente Sicilia aveva anche presentato sul punto una memoria alla Corte Costituzionale”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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