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La Sicilia come hub dell’energia: la Regione ‘apre’ 1.300 terreni alle imprese

Nuovi impianti di produzione da fonti rinnovabili nelle proprietà regionali. Una strategia per risparmiare sui costi pubblici e che potrebbe incidere sul prezzo dell'energia, anche attraverso una Comunità energetica regionale. Ne ha parlato l'assessore Di Mauro

Ci sono circa 1.300 terreni, tra zone industriali di proprietà dell’Irsap, 701 cave abbandonate o dismesse, quattro Siti di interesse nazionale, 511 terreni oggetto di bonifica, che la Regione ha intenzione di mettere a disposizione per investimenti imprenditoriali privati nel campo delle energie rinnovabili. Lo ha annunciato oggi l’assessore regionale dell’Energia e dei servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro, intervenuto da remoto alle “Giornate dell’energia” che si sono svolte nell’ambito di Ecomed, nel centro Sicilia Fiera di Misterbianco. Per l’esponente del governo regionale, “è giusto che la Sicilia “”possa essere un hub energetico” ma è altrettanto importante “conservare il suo splendore, la sua storia, il suo ambiente, il suo paesaggio e tutta la fascia costiera” ha detto richiamando la strategia regionale che passa dal Pears (Piano dell’energia e ambiente della Regione Siciliana) e il prossimo regolamento regionale che dovrà individuare le aree “non idonee” a ospitare impianti fotovoltaici, così da evitare insediamenti scriteriati di strutture produttive in zone che vanno invece tutelate.

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Una possibile Cer regionale per influire sul prezzo

Richiamando anche gli investimenti di Enel per tre miliardi e mezzo di euro per nuove installazioni di fonti rinnovabili nell’Isola, Di Mauro ha detto che il settore “ha subito un’accelerazione nell’ultimo periodo”, ma per evitare “un uso sfrenato del territorio, serve un’organizzazione dei servizi destinati alle rinnovabili”. La Sicilia ambisce ad avere un ruolo preciso, che però non sarà fatto di solite “compensazioni” per le attività che si insediano nel territorio, come nel caso dei Comuni che ricevono in cambio infrastrutture pubbliche quando concedono propri terreni o altro. “I siciliani devono avere un ritorno – spiega Di Mauro – per esempio fare leva sul Pun, il prezzo unico nazionale dell’energia, immaginando di avvicinarlo per noi al prezzo locale, un apprezzamento per lo sforzo compiuto nell’Isola che accoglie tutti questi impianti di energia”. Ma c’è anche un’altra strada: “Organizzare una Cer, una Comunità energetica rinnovabile – ipotizza l’assessore – su tutti i tetti e i terreni del nostro patrimonio regionale, immaginando anche impianti di stoccaggio. Un’iniziativa molto forte per risparmiare sui costi per i siciliani e sui costi energetici per la Regione: spendiamo oltre 240 milioni di euro l’anno” per le bollette degli uffici regionali, mentre “razionalizzando la spesa potremmo decidere autonomamente un percorso per recuperare queste somme e destinarle allo sviluppo”, ha ipotizzato Di Mauro.

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Un osservatorio dedicato all’idrogeno

L’energy manager della Regione Siciliana, Roberto Sannasardo, ha evidenziato che l’amministrazione sta facendo un percorso di decarbonizzazione dei processi produttivi e dei consumi. “L’osservatorio sull’idrogeno, che inaugureremo domani, accompagnerà l’amministrazione nelle scelte su questo importante vettore energetico sul quale l’Europa punta”. Il Pears, approvato a luglio dello scorso anno, “nasce in un momento storico leggermente diverso da quello che stiamo vivendo oggi a causa della crisi energetica, avrà bisogno di un aggiustamento, ma dà un segnale agli operatori del settori su come sviluppare le rinnovabili nella nostra regione”. Fonti che per la Sicilia sono l’eolico e il fotovoltaico, che vedono la Sicilia “in una posizione privilegiata rispetto al resto d’Italia, per irraggiamento e ventosità più elevati che consentono una produzione più importante a parità di produzione installata. Seguiremo il processo per utilizzare questa energia con gli idrolizzatori che ci consentono di avere idrogeno verde per la decarbonizzazione delle imprese come il petrolchimico e le acciaierie. Ci sono risorse importanti con il Pnrr, con un bando da 40 milioni di euro già concluso, e le risorse del Po Fers 2021-2027”.

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Accompagnare lo sviluppo con direttive e limiti

“Bisogna dare le giuste direttive normative – ha sottolineato Maurizio Costa, dirigente generale del dipartimento regionale dell’Energia – per gli operatori economici che vogliono indirizzarsi verso questo futuro, affinché non si fermi il circuito virtuoso dell’imprenditoria, che sta investendo in modo ottimale sul settore. Il target 2030 di produzione è stato già raggiunto quest’anno, bisogna accompagnare questo sviluppo ulteriormente, con direttive e limiti”. I bandi futuri dovranno privilegiare l’idrogeno, mentre i gestori delle linee elettriche saranno accompagnati, secondo il dirigente, per implementare e realizzare le reti di trasporto, perché gli impianti fotovoltaici e eolici hanno bisogno delle autostrade energetiche. “Stiamo cercando di mettere in campo risorse strumentali per far arrivare presto le autorizzazioni necessarie”. Resta tra le carte da giocare anche il settore dei rifiuti, dal quale è possibile produrre energia, anche attraverso i termovalorizzatori: due gli impianti ipotizzati dal presidente della Regione, Renato Schifani, che proprio oggi si è recato a Roma, dal ministro Fratin, per chiedere poteri speciali così da poter abbattere i tempi per la realizzazione di questi impianti.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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