La violenza sul web. Garante privacy: Il corpo è esibito, celebrato e pure violato
Laviolenzacorre sul web, èdellareteed è nella rete”. Un tema attualissimo intorno al quale ilGarante per la protezione dei dati personaliha celebrato il 30 gennaio, nella Sala del refettorio dellaCamera dei deputati, laGiornataeuropeadella protezione dei dati personali. La Giornata si celebra da 18 anni pervolontàdel Consiglio d’Europa e sottolinea un diritto, quello alla propriaprivacy, “intrinsecamentetrasversalea ogni ambito della vita”, come ha ricordato il presidente delGarante, PasqualeStanzione. Il vertice dell’Authority ha sottolineato soprattutto la degenerazione cui si assiste per via dell’uso “offensivodel web, funzionale a veicolare messaggiistigativi, d’odio e discriminazione nei confronti, generalmente, diminoranzeo di chiunque sia percepito come ‘altro-da-noi’, con rivendicazioni identitarie in formaaggressiva” e ha richiamato la vicenda di GiovannaPedretti, “tragicamente emblematica”, ha detto. Il presidente Stanzione ha parlato inoltre di “pedinamentodigitale” come forma di violenza sul web. Le aziende spesso l’effettuano con laprofilazionedegli utenti del web per finicommerciali, informativi e anchepolitici. “Si orienta il consenso (anche, appunto,elettorale) verso il risultato voluto – ha sottolineato Stanzione – ma si eludono così, in una sorta di brain-hacking (condizionamento mentale), le garanzie del pluralismo informativo e politico, nonché dell’autodeterminazione del cittadino”. Direvenge porn(i casi rappresentano il 29 per cento del totale dei provvedimenti adottati dal Garante), di abusi filmati, con spessoragazziche sono autori e vittime che finiscono in pasto alla rete, oltre che del “mito” degliinfluencer, ha parlato inoltre Stanzione. Leggi anche –Abusi su minori online in aumento. Ma in Europa la denuncia è solo volontaria GuidoScorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali, ha ricordato che la vera sfida sta nel creare unweb inclusivo, ancora possibile, in antitesi rispetto ad unecosistema digitale“tecnologicamente colonizzato – ha detto – da una manciata digigantidel mercato che a colpi diinterfacce, software e algoritmi oggi lo governano al posto dei Parlamentidemocraticamenteeletti, in nome delle sole regole delprofitto“. Necessaria una “indipendenza delcyberspazio“, altrimenti, “in assenza di un cambio di direzione che non può che venire daiParlamenti, dai Governi e dalle altre Istituzioni democratiche, i nostri figli saranno, inesorabilmente, quello che loro, ipadronidei mercati tecnologici globali e, oggi, delle fabbriche degli algoritmi, vogliono e vorranno noi e i nostri figli”, ha aggiunto. Si dovrebbe invece “restituire la rete alla sua originaria promessa e liberarla di tutto ciò che la tradisce, rendendola uno spazio di libertà e promozione dei diritti e della dignità, mai della loro violazione”, come ha esortato a fare la vice presidente dell’Autorità garante, Ginevra Cerrina Feroni. Leggi anche –La solitudine dei social. Addio relazioni, il fidanzato perfetto lo crea Ai Cerrina Ferroni ha sviluppato una riflessione sulla violenza, “digitale” e “digenere“, fattori questi che hanno una funzione “amplificativa” del fenomeno. Da una parte la rete, che “si offre così cometeatro, pronto a ospitare ogni tipo di rappresentazione dicorpiviolati, umiliati, sopraffatti dall’altrui potere, esercitato talora con ferocia spietata”. La rete che è “troppo spesso il terreno d’elezione di nuove forme disessismo“. Dall’altra il corpo e il suo legame con il potere e la dignità. Un corpo “protagonista, esibito e celebrato – ha osservato – tra narcisismo e voyeurismo, il corpoartefattodaalgoritmie filtri per corrispondere al paradigma ideale, ‘deviante‘ dal suo canone e, per ciò, deriso e umiliato”. Una donna su quattro – secondo una recente ricerca Eurispes – ha, almeno una volta, ricevuto apprezzamenti fisiciimbarazzantisul web. Al 24,4 per cento sono state rivolte espliciteavancessessualie il 18,6 per cento ha subito derisioni del corpo, il cosiddettobodyshaming.