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L’anno che verrà

"Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020" recitava il Corriere della Sera nel 1972. A cinquant'anni di distanza il 2020 potrebbe essere, forse, l'anno del riscatto

Circola sui social (per la verità già da un po’) una pagina del Corsera dal titolo strabiliante: “Il divario fra Nord e Sud verrà colmato solo nel 2020”. Ci siamo, insomma. O forse non proprio. Correva l’anno 1972 e il professor Pasquale Saraceno faceva un po’ di previsioni in un rapporto dell’allora ministero del bilancio. In pagina la foto dell’Ilva di Taranto (ancora oggi regina della cronaca quotidiana) e una serie di osservazioni per cui le regioni meridionali erano assai distanti dai parametri economici di quelle settentrionali: in soldoni sviluppo disordinato e strategie disorientanti. Se dopo quasi cinquant’anni la situazione non è cambiata, la colpa non è certo del professor Saraceno che, da economista, ha dedicato diversi studi al rapporto tra Mezzogiorno e industrializzazione. Piuttosto bisognerebbe cercarla nell’incapacità (dimostrata dalle classi dirigenti) di ascoltare le indicazioni che provenivano da parte degli studiosi. Insomma delle mancate riforme figlie di una visione politica. Ora che ci siamo davvero, nel 2020, il divario non solo esiste ancora ma si è pure allargato. Basta guardare i dati dell’ultimo rapporto Svimez: debole ripresa e un gap occupazione che nell’ultimo decennio è aumentato di due punti percentuali, con circa tre milioni di posti di lavoro da creare.

A distanza di anni dal quel paginone (sempre per restare in tema Corsera), Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo davano alle stampe “Se muore il Sud” (Feltrinelli, 2013), titolo più drammatico che ipotetico. “Fa venire il sangue al cervello, a chi come noi ama il Mezzogiorno, ripercorrere le occasioni perdute di ieri e di oggi. Ma che razza di classe dirigente è quella che lascia affondare un pezzo dell’Italia?”, si chiedevano all’unisono. La denuncia partiva sempre dai fatti e dalle contraddizioni ben evidenziate nella nota ufficiale di presentazione del libro: due giovani su tre affogano senza lavoro e la Regione Sicilia butta 15 milioni per 18 apprendisti fantasma. Ci sono treni che marciano a 14 km l’ora e i fondi Ue vanno a sagre, sale bingo e trattorie “da Ciccio”. Di anni qui ne sono passati, per dire, solo sette. Ma le cose non sembrano diverse: i giovani siciliani che non studiano né lavorano sono il 39 per cento (primato in Europa), i treni restano inchiodati al binario unico e i soldi della Regione adesso piuttosto che alle sale bingo finiscono alle corse dei cavalli, negli abiti “dorati” degli uscieri o per i cosiddetti borghi fascisti. Insomma, quattrocento miliardi di fondi pubblici spesi in mezzo secolo e il divario col Nord appare maggiore che nel dopoguerra.

I vittimisti neoborbonici ce l’hanno con tutti a partire da Ulisse (passando per Garibaldi) e intanto il Meridione si fa sorpassare anche dalla regione bulgara di Sofia. Il 2020 non sarà l’anno che prospettava l’economista Saraceno ma, chissà, potrebbe fare da apripista per una nuova era. Aspettiamo con trepidanza il piano per il Sud firmato dal ministro Provenzano, il più corposo degli ultimi anni. Dalla proroga del credito d’imposta per investimenti all’attuazione della riserva del 34 per cento della spesa ordinaria dei ministeri, dai 300 milioni per le aree interne a “Cresci al Sud”, il fondo che servirà a favorire l’aumento delle dimensioni delle piccole e medie imprese e renderle più competitive. Eppure per risanare il divario serve un lavoro d’intesa: non solo un cambio di rotta della politica nazionale e locale ma anche della cittadinanza tutta. Il Mezzogiorno rischia la catastrofe. Ne siamo consapevoli da decenni. Lo abbiamo lamentato da altrettanti anni. L’augurio per il nuovo anno, allora, è che questo 2020 sia l’inizio di un’era del riscatto: quando ciascuno farà la sua piccola o grande azione giusta.

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Silvia Ragusa
Silvia Ragusa
Una siciliana in perenne emigrazione: Ragusa, Milano, Madrid. Collaboro con diverse realtà editoriali. Ho scritto di Ue e di Spagna per il Fatto quotidiano, Linkiesta, Il Venerdì di Repubblica, Il Foglio. E mi occupo di economia e finanza per un editore iberico. Poi il rientro a sud in cerca di basilico, amaro e Sellerio.

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