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Lavoro, il precariato aumenta i rischi d’infortunio. Nel 2022 tre morti al giorno

1090 morti sul lavoro lo scorso anno in Italia. E il report di Eures e Uil  “Gli infortuni sul lavoro in Italia: incidenza e profili di rischio” evidenzia tra i maggiormente esposti i lavoratori precari e irregolari, con un rischio quattro volte superiore

I primi tre mesi del 2023 segnano già un bilancio di 196 morti sul lavoro in Italia, sette in più dei 189 del 2022. Una crescita, pari al 3,7 per cento, che ha cause profonde nel sistema del lavoro italiano. A individuarle ha provato oggi il report Eures e Uil chiamato “Gli infortuni sul lavoro in Italia: incidenza e profili di rischio”. Nel 2022 i morti sul lavoro in Italia sono stati 1090, quasi tre al giorno. Numeri alla mano, sono il 10,7 per cento in meno del 2021, quando il totale dei decessi si è attestato a 1221. Ma in quei numeri, sottolinea lo studio, era ancora fortemente presenta l’incidenza dei casi di Covid-19, passati dai 294 del 2021 ai 10 del 2022.

Rischio di morte, 4 volte superiore per i lavoratori precari

Il totale senza i dati da Covid-19 porta quindi a un 2022 con 1080 morti contro i 927 del 2021, il 16,5 per cento in più (153 lavoratori), con l’edilizia che si conferma il settore a più alto rischio (19 per cento delle vittime). Nel rapporto, presentato oggi nella sede nazionale di Roma dal segretario generale di Uil Pier Paolo Bombardieri, emergono infatti tre fattori che minano la sicurezza dei lavoratori: l’alto numero di lavoratori precari e irregolari, l’età sempre più avanzata e il basso numero di controllori. Il rischio di morte tra i lavoratori precari e irregolari risulta infatti di quattro volte superiore a quello dei lavoratori stabili, scrivono Uil ed Eures. Pur risultando, in termini numerici puri, più infortuni mortali tra i lavoratori con contratti stabili, la “correlazione” tra infortuni mortali e tipologia di contratto di lavoro sembra infatti chiara. I dati sono quelli della piattaforma INFOR.MO relativi al triennio 2018-2020 che, pur raccogliendo una quota minoritaria degli eventi totali, proiettata sui casi del 2022, il rischio di infortunio mortale si attesta tra i lavoratori a termine a 10,2 morti sul lavoro per 100 mila occupati, a fronte di 5,7 tra i lavoratori autonomi e, soprattutto, di 3,3 tra gli occupati stabili, ovvero i dipendenti a tempo indeterminato. Per quanto riguarda la nazionalità, sebbene le vittime italiane rappresentino l’84,9 per cento di quelle totali, per i lavoratori stranieri l’indice di rischio è significativamente più elevato: nel 2021, infatti, ogni 100.000 lavoratori stranieri si sono verificati 9,3 eventi fatali, contro i 5,9 per gli occupati con cittadinanza italiana.

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Mortalità quasi quattro volte superiore per gli over 65

Gli infortuni con esito mortale hanno coinvolto in misura fortemente maggioritaria i lavoratori maschi, con 970 vittime nel 2022, pari l’89 per cento del totale, a fronte di 120 vittime donne, pari all’11 per cento. L’indice per 100 mila occupati conferma tale risultato, con un valore tra gli uomini (7,3 nel 2022) di ben sei volte superiore a quello delle donne di 1,2. Ma a incidere maggiormente sul rischio è soprattutto l’età. Il dato, che si collega in modo molto attuale agli allarmi sull’aumento dell’età media in Italia, che nel 2022 ha visto il record storico negativo per la natalità, vede i lavoratori di 65 e più anni un indice di quattro volte superiore alla media, pari a 20,3, scendendo a 10,7 per quelli della fascia 55-64 anni, a 6 vittime ogni 100 mila occupati nella fascia 45-54 anni, fino al valore minimo di 2,7 tra i 25-34enni. In termini assoluti, tuttavia, il maggior numero delle vittime si conta nella fascia 55-64 anni (35,3 per cento del totale) seguite dalla fascia 45-54 anni (29,5 per cento). Inferiore l’incidenza delle vittime della fascia 35-44 anni (13,7 per cento), degli over64enni (10,2 per cento) e di 25-34 anni (7,6 per cento). Valori di mortalità che vanno in controtendenza con l’incidenza degli infortuni, che vedono prima la fascia “25-34 anni” (con 26 infortuni ogni 1.000 occupati), seguita da quella “55-64 anni” (22,5); soltanto di poco inferiori risultano tuttavia i valori relativi alle fasce “45-54 anni” (21,1 infortuni ogni 1.000 occupati), “35-44 anni” (con un indice pari a 20,1) e “65+ anni” (17,2).

Ispettori del lavoro, solo uno ogni 3.762 imprese

Nonostante a fine 2021 l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) auspicasse un incremento del 65 per cento del proprio personale entro l’anno successivo, al mese di dicembre 2022 la consistenza del corpo ispettivo rimane decisamente sottodimensionata: sono infatti 3.983 gli ispettori potenzialmente adibiti alla vigilanza (2.412 dell’INL, 884 dell’INPS, 210 dell’INAIL e 477 dell’Arma), vale a dire un ispettore ogni 1.511 imprese italiane registrate nel 2022, indice solo in lieve diminuzione rispetto al 2021 (un ispettore ogni 1.577 imprese). La situazione peggiora se si considera il numero di ispettori effettivamente adibiti ad attività di vigilanza, quantificato dallo stesso INL in 1.600 unità, uno ogni 3.762 imprese registrate. La carenza di personale si riflette sul numero di accessi (ispezioni, verifiche ed accertamenti di INL, INPS e INAIL): nel 2021 sono 117.608 le aziende controllate (di cui 91.505 esclusivamente dall’INL a cui fa capo la “vigilanza lavoro”), cioè meno di due ogni cento registrate. Accessi che, seppur in aumento del 13,2 per cento rispetto al 2020 (103.857 aziende controllate), restano comunque insufficienti ad un controllo capillare. Inoltre, dei 117.608 accessi, il 75 per cento (88.610) sono ispezioni sul campo, mentre il restante 25 per cento (28.998) riguardano verifiche e accertamenti, in parte anche in modalità telematica.

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Presenza di irregolarità in aumento del 79 per cento

Da sottolineare inoltre come dal pur basso numero di ispezioni, sia emerso come quasi sette aziende ogni dieci ispezionate presentino irregolarità. I lavoratori irregolari sono in crescita del 79,4 per cento: delle 91.505 operazioni sul campo (65.686 ispezioni e 25.819 accertamenti) operate dall’INL nel 2021, risulta come il 62,3 per cento delle imprese (39.052 in termini assoluti) presenti irregolarità. Considerando i lavoratori interessati da irregolarità, le ispezioni di INL, INPS e INAIL hanno riscontrato 480.199 casi (di cui 100.006 costituiscono illeciti senza conseguenze amministrative o penali), un valore significativamente in aumento rispetto al periodo precedente (più 79,4 per cento), quando erano stati rilevati 267.677 casi.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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