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Lavoro in Sicilia: poco e spesso in nero. Siciliani intrappolati nella precarietà

Il tasso di occupazione nell'Isola resta sotto la media nazionale. Meno della metà di chi può lavorare è occupato. Troppi i precari e da tanto tempo. Su donne e sommerso la situazione è critica. Il segretario di Cgil Sicilia Alfio Mannino commenta i dati del rapporto Bes 2021 di Istat

Nel 2021 il tasso di occupazione in Sicilia è tornato ai livelli pre-Covid, ma non è una buona notizia perché solo il 44,5 per cento dei siciliani tra i 20 e i 64 anni ha un impiego e spesso è pure a tempo determinato. In troppi rischiano di rimanere “intrappolati in condizione di precarietà lavorativa”. Sono i dati del rapporto sul Benessere equo e sostenibile 2021 realizzato da Istat. Benché in crescita, il tasso di occupazione nell’Isola è inferiore alla media del Mezzogiorno (48,5 per cento), del Centro (67 per cento) e del Nord (71,5 per cento). Come detto la precarietà rimane molto alta. Il 31 per cento dei lavoratori con contratti a termine lo è da oltre cinque anni, cosa che rende difficile programmare un futuro e una sicurezza economica. “La pandemia ha messo in luce le criticità del nostro tessuto produttivo”, dice a FocuSicilia il segretario generale di Cgil Sicilia Alfio Mannino. L’economia regionale “ha mostrato una certa resilienza” ma sconta ritardi storici “che non le permettono di essere competitiva, e di sfruttare le opportunità e gli investimenti della fase post-Covid”.

I numeri dell’occupazione

A mostrare una maggiore resistenza durante la crisi pandemica è stato in generale il Sud. Nel 2020, scrive Istat, “gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro sono stati più forti nelle regioni del Centro-nord rispetto a quelle del Mezzogiorno”. Anche la ripresa post-Covid si sta dimostrando più veloce. Nel 2021 il Sud ha registrato “un aumento dell’occupazione più marcato rispetto alle altre ripartizioni”, con una crescita superiore all’uno per cento rispetto allo 0,6 per cento del Centro e del Nord. Le persone che lavorano sono tornate dunque “ai livelli – ancorché bassi – del 2019”. Un vantaggio che il Sud e la Sicilia non riescono sfruttare, osserva Mannino. “Il nostro apparato produttivo è slegato dalle nostre tradizioni. Non abbiamo fatto i dovuti investimenti e abbiamo trascurato settori strategici”. Il risultato, prosegue il segretario, “è che le aree interne si stanno svuotando”, con una perdita di valore umano “che rischia di allargarsi al resto della regione”.

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Diminuiscono gli “inattivi”

A proposito di valore umano, in Sicilia gli “inattivi” si attestano al 38 per cento, un dato più alto di Sud (33,5 per cento), Centro (16 per cento) e Nord (11 per cento). Nel Mezzogiorno il tasso di mancata partecipazione al lavoro cala dello 0,7 per cento, dato migliore in Italia, ma anche in questo caso non basta a colmare il gap con le altre aree del Paese. In generale, annota Istat, il calo degli inattivi dipende “dall’allentamento delle misure restrittive imposte dal governo per contrastare la pandemia”, che ha portato molte persone “ferme” a tornare a lavorare o cercare attivamente un impiego. In Sicilia, malgrado come detto il precariato rimanga molto diffuso, cresce il numero delle stabilizzazioni lavorative, che sono il 18 per cento contro il 12 per cento del 2018/2019. Un segnale positivo, nel quadro di una situazione molto difficile, ribadisce Mannino. Per il segretario della Cgil l’Isola sconta “un ritardo strutturale”, che dipende “dalla debolezza del tessuto produttivo, ma anche dai pochi investimenti effettuati in formazione e innovazione”.

Il problema del lavoro nero

Il rapporto Bes analizza anche altri indicatori relativi al mondo del lavoro. Tra essi spicca quello relativo agli occupati non regolari, che in Sicilia sono il 18,5 per cento, un punto in più rispetto alla media del Mezzogiorno (17,5 per cento) e ben più del Centro (13 per cento) e del Nord (dieci per cento). “Da noi sono saltati tutti i controlli relativi al lavoro irregolare”, denuncia Mannino. “Questo è uno dei problemi che impattano sui lavoratori, che diventano vittima di sfruttamento, e su tutta l’economia, che perde risorse preziose da immettere nel circuito produttivo”. Oltre che carente, il lavoro è spesso “sfruttato e sottopagato”, con una “distonia” nella ricerca del personale. “Da una parte ci sono persone che non riescono a trovare un impiego, dall’altra ci sono settori che faticano a trovare personale adeguatamente specializzato”.

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Donne (ancora) penalizzate

Altro problema storico del mercato del lavoro siciliano è quello della partecipazione femminile. A rischiare di rimanere escluse sono in particolare le donne con figli piccoli. Secondo Istat, il rapporto tra i tassi di occupazione delle donne con figli in età prescolare e delle donne senza figli è di 69 punti, contro una media nazionale di 73. Il tema dell’occupazione femminile, si legge nel rapporto, riguarda in generale tutto il Sud. “La situazione di maggior difficoltà rimane comunque nel Mezzogiorno, dove lavora solo il 35,3 per cento delle donne con figli piccoli, quasi la metà rispetto al Centro (62,7 per cento) e al Nord (64,3 per cento)”. La Sicilia mostra di essere particolarmente indietro, osserva Mannino, a partire dai servizi per l’infanzia. “Noi siamo una delle Regioni con meno asili nido a disposizione delle donne che decidono di avere figli. Non c’è dubbio che esista una correlazione tra questo dato e le difficoltà del lavoro femminile”, spiega il segretario.

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Il tema dello smart working

Un discorso a parte merita il lavoro agile. Gli occupati che lavorano da casa in Sicilia sono circa il dieci per cento del totale. Un dato inferiore alla media di Mezzogiorno (15 per cento), Centro (22 per cento) e Nord (20 per cento). Le differenze, annota Istat, dipendono “dalla diversa distribuzione dei settori” ma anche “dall’eterogeneità nella diffusione sul territorio della strumentazione informatica e delle competenze digitali”. Un ambito nel quale la Sicilia è particolarmente indietro, conferma Mannino: “Nell’Isola i processi di innovazione digitale non sono ancora adeguati agli standard europei. Basti pensare a ciò che è avvenuto con la didattica a distanza durante la pandemia, con molte famiglie che non sono riuscite a garantire il diritto allo studio ai loro figli”. Sul piano occupazionale “lo smart-working trova ancora molte difficoltà”, malgrado sia chiaro a tutti che “il mondo del lavoro è destinato a cambiare”. Per Mannino è necessario modernizzare le reti digitali, “anche con il contributo dei grandi player privati, che però spesso mancano”.

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Le responsabilità della politica

Fenomeni che toccherebbe agli amministratori regionali e nazionali gestire, sottolinea il segretario di Cgil Sicilia, evitando distrazioni di sorta. Quello in corso, ricorda, è un anno elettorale che rischia di rallentare decisioni politiche cruciali. “Già oggi c’è una forte distanza tra i bisogni dei siciliani e la risposta delle istituzioni”. Per Mannino non c’è tempo da perdere. “La Sicilia è in una fase di trasformazione, con grandi opportunità date anche dai fondi europei. Non possiamo attardarci sulla programmazione, progettazione e realizzazione di questi interventi”. La gestione delle risorse, a partire da quelle del Piano nazionale di ripresa e resilienza, “non può aspettare un anno di campagna elettorale. Il ceto politico discuta pure di programmi, ma intanto provi ad avere uno sguardo sul futuro cercando di realizzare ciò che serve ai siciliani”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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