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Lavoro, istruzione, formazione, giustizia e infrastrutture. La Sicilia è ultima 

Il Cerved nel "Rapporto Italia Sostenibile" misura la sostenibilità dei territori sul piano generale e nelle sue componenti economica, sociale, ambientale. Spicca Enna, mentre Siracusa e Agrigento sono le meno sostenibili e Palermo e Catania le aree più critiche

Le province siciliane sono tutte “fragili” e appartengono all’ultima delle sette Italie, dove ci sono tessuti produttivi deboli e vaste aree con criticità sociali. Lo certifica il Cerved, il grande information provider italiano che ha appena diffuso il secondo “Rapporto Italia Sostenibile”, dove indici sintetici misurano la sostenibilità dei territori sul piano generale e nelle sue tre componenti economica, sociale e ambientale. Nella suddivisione dell’Italia in sette grandi gruppi di province, da quelle più virtuose e competitive a quelle più resilienti o fragili, si conferma l’ampio divario che esiste tra il Nord e il Sud della penisola, dove Milano, Bolzano e Padova sono le province più sostenibili del Paese mentre Siracusa, Vibo Valentia e Agrigento le meno sostenibili. Ma la situazione è molto articolata e riguarda anche l’intera nazione che non esce a testa alta dal confronto con gli altri Stati europei. “La produttività è bloccata da più di vent’anni – sentenzia il Cerved – e impedisce la crescita dei redditi. L’attrattività di molte aree del nostro Paese per i capitali esteri è scarsa. I tassi di disoccupazione sono nettamente superiori alle medie europee, così come i gap nell’istruzione e nella formazione delle competenze tecnico-scientifiche. Le infrastrutture e le connessioni sono deboli e la macchina giudiziaria inefficiente”.

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Sostenibilità economica, sociale e ambientale

Nell’analisi di Cerved dei territori, la sostenibilità sociale è fortemente correlata a quella economica: in parte perché le province in grado di generare più occupazione e ricchezza riescono ad attenuare le criticità sociali, in parte perché le due dimensioni sono determinate da fattori strutturali comuni. I vari livelli rilevati confermano l’evidente spaccatura tra Mezzogiorno e resto del Paese e fanno registrare una sostenibilità più elevata per le province del Nord-Est rispetto a quelle del Nord-Ovest. Il Mezzogiorno risulta penalizzato soprattutto dai livelli di fragilità delle famiglie e di sicurezza e giustizia. In particolare, nelle province del Sud è più alta la quota di famiglie che rischiano l’esclusione sociale. L’indice di sostenibilità ambientale sintetizza i livelli di inquinamento, i consumi e la capacità di riconversione energetica, la sostenibilità idrogeologica e sismica, la gestione delle scorie e dei rifiuti. Il rischio della transizione energetica (necessità di convertire la produzione) nei sistemi produttivi locali vede tra le province del Sud la posizione migliore di Enna, al quarto posto. Molto diversa risulta la capacità di gestire scorie industriali e rifiuti urbani: in grave difficoltà grandi città come Palermo e Catania.

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Enna e Ragusa al top, gravi Siracusa e Catania

Sono 22 le province del Mezzogiorno che appartengono al profilo delle “fragili”, perché si trovano al di sotto della media nazionale negli indici economico e sociale. Enna e Ragusa si trovano al top della classifica. Particolarmente debole è la sostenibilità economica di Caltanissetta, Agrigento, Trapani e Siracusa. Molto differenziati gli indici di sostenibilità ambientale: superiori alla media Enna, Trapani, Caltanissetta; con gravi problemi Siracusa e Catania. In dettaglio, le due principali province siciliane, Palermo e Catania, possiedono robuste infrastrutture, con collegamenti nazionali e internazionali e sono vicine alla media Italia nella formazione, nella sanità, nella sicurezza e giustizia, ma hanno grandi quote di famiglie a rischio di povertà e di esclusione sociale e basse capacità di assistenza alle famiglie. Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, Palermo ha una posizione migliore della media nazionale nella riconversione energetica e nella sostenibilità idrogeologica, Catania presenta un tessuto produttivo con un basso rischio di transizione, ovvero dove le imprese appartengono a settori che necessitano di ingenti investimenti per riconvertire la produzione o per ristrutturare profondamente gli impianti produttivi. Sia Palermo che Catania hanno rilevanti difficoltà nella gestione dei rifiuti e la provincia etnea è inoltre molto esposta al rischio idrogeologico e sismico.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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