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Le rinnovabili in Sicilia: una Ferrari tenuta ancora in garage

Idrogeno, agri-hub ed energia del mare sono settori strategici dal forte potenziale, ma ancora non sfruttati. Eppure la Sicilia sarebbe un luogo perfetto come laboratorio per la sperimentazione di buone pratiche sull'energy transition

La Sicilia “ponte” per la collaborazione tra i Paesi del bacino del Mediterraneo e laboratorio per la sperimentazione di buone pratiche sull’energy transition, da fonti fossili a fonti a impatto zero e alto contenuto di innovazione, e sulla riqualificazione ambientale dei territori. Un concetto che si riassume in due parole, energia e ambiente, con un unico obiettivo finale: una regione aperta, attrattiva e connessa. Questi i temi affrontati martedì 16 maggio a Milazzo da Cetti Lauteta e Pio Parma (rispettivamente responsabile Scenario Sud e Senior Consultant-Project Coordinator di The European House Ambrosetti) durante l’Act Tank Sicilia, una piattaforma permanente creata con la partecipazione dei vertici imprenditoriali e istituzionali della Regione siciliana. Le risorse green non mancano: mare, vento e sole fanno gola a molti investitori. La strada non sarà tutta in discesa ma i presupposti per giocare la partita da protagonista ci sono. La Sicilia è al secondo posto in Italia per potenza eolica installata (17,9 per cento sul totale nazionale) ed è la più irradiata dal sole, posizionandosi al sesto posto a livello nazionale per potenza fotovoltaica installata (7 per cento sul totale). Non solo. Oggi presenta un forte potenziale in alcuni settori energetici in fase di sviluppo e dalle grandi opportunità: idrogeno, agri-hub ed energia del mare. Bisogna, quindi, “attrezzarsi” per affrontare al meglio questa sfida e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Ue.

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Connessioni stabili alla rete elettrica

Con l’elevata crescita di rinnovabili, serve una maggiore capacità di connessione alla rete. Ed è la carenza di connessioni stabili alla rete elettrica che ha reso la Sicilia la prima regione in Italia per frequenza delle interruzioni accidentali del servizio elettrico, con 4,7 interruzioni per utenze in media nel 2021 (contro una media nazionale di 2,1 per utente). Nel 2020, la quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia era del 16 per cento (contro una media italiana del 20), seguita solo dall’Emilia Romagna e Lazio (13 per cento per entrambe) e Liguria (9 per cento). Una “tegola” che si è abbattuta sempre più spesso negli ultimi anni è la siccità. La Sicilia è la regione a maggiore rischio di desertificazione (70 per cento del territorio). Ma le criticità non finiscono qui.

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L’acqua, bene prezioso sfruttato male

Su 46 dighe, 6 rientrano in un’area ad alta pericolosità geomorfologica, mentre 8 sono situate a meno di 500 metri da zone caratterizzate da pericolosità idraulica elevata. Affrontando il tema della transizione energetica, bisogna tenere conto anche dei cambiamenti climatici. A causa di quest’ultimi, diverse aree urbane costiere rischiano di subire allagamenti e rilevanti danni con l’innalzamento del livello dei mari: Granelli e Noto (Siracusa), Pantano e Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala sono tra le 40 aree a maggior rischio nel Belpaese secondo quanto simato dall’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). Infine, in Sicilia si registra la percentuale più alta di famiglie che lamentano irregolarità del servizio idrico (29 per cento contro il 9 in Italia nel 2021) e che non si fidano dell’acqua del rubinetto (59,9 per cento contro il 28,5 in Italia nel 2021).

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Crescita di nuove filiere

Siamo ancora alle battute iniziali ma, ad oggi, la regione guidata da Renato Schifani presenta un forte potenziale di sviluppo in alcuni settori energetici. Idrogeno, agri-hub ed energia del mare. In Italia, si prevede che l’idrogeno rappresenterà il 23 per cento nel mix energetico nazionale al 2050 generando una forte riduzione di emissioni climalteranti. Grazie al suo utilizzo, la riduzione negli usi finali potrebbe raggiungere i 97 milioni di tonnellate di CO2, pari al 28 per cento delle emissioni annuali di CO2 dell’Italia nel 2018. La Sicilia spinge la filiera industriale dell’idrogeno. Nei mesi scorsi, il Governo regionale ha stanziato 40 milioni di euro per progetti di produzione e stoccaggio di idrogeno verde in aree industriali dismesse (ancora oggi, però, è l’unica Regione in cui non è stata pubblicata la graduatoria). Anche gli scarti e le colture agricole rappresentano una fonte energetica green. Si potrebbe dare vita a una nuova filiera e abbattere le emissioni di GHG grazie al carbon farming e alle rinnovabili. Senza dimenticare la “risorsa mare” per la produzione di energia pulita, tramite l’eolico offshore e l’energia derivante dal moto ondoso. In Sicilia si sta lavorando su due importanti progetti: il Med Wind, primo parco eolico offshore floating nel Mediterraneo, e l’Iswec (Intertial sea wave energy converter), un sistema che permette di convertire l’energia delle onde marine in energia elettrica.

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Mario Catalano
Mario Catalano
Giornalista freelance, sono nato a Termini Imerese. Ho conseguito un Executive master in "Scrivere e Fare Giornalismo Oggi: il Metodo Corriere - 6^ Edizione" alla Rcs Academy Business School. Nel 2018 ho vinto il Premio Cristiana Matano (sezione giornalista under 30) e sono stato finalista dell'ottava edizione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo. Mi occupo di economia, ambiente e sanità. Mi piace raccontare storie e andare oltre la realtà che ci circonda.

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