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Le strade perdute

Viabilità disastrosa, promesse decennali, lavori infiniti. Ma anche centinaia di viadotti da ispezionare. Il far west delle strade siciliane

Prima o poi doveva accadere: una marcia di protesta contro le disastrose condizioni delle infrastrutture siciliane. Tra una rete ferroviaria che risale all’età borbonica e il caro voli all’ordine di ogni ponte festivo, ai siciliani non restano che le strade. Anche quelle messe male. Sabato oltre tremila persone (sindaci, sindacati e curia compresi) hanno manifestato ad Agrigento, territorio alle prese con una pessima viabilità interna: da una parte il mai riaperto viadotto Morandi, dall’altra gli interventi ancora fermi sulla Agrigento-Caltanissetta e sulla Agrigento-Palermo. Ma tant’è. Basta fare un giro nell’isola per avere a che fare con una sfilza infinita di cartelli gialli e improvvise deviazioni: dal triangolo Palermo-Messina Catania e ritorno alle strade secondarie. C’è sempre il nodo gordiano attorno alla promessa (cominciata negli anni Settanta) di una fiammante Catania-Ragusa. Senza parlare dei soldi piovuti per anni sul chimerico ponte sullo Stretto (ma questa è un’altra storia). Poi c’è il viadotto Himera, lungo la A19 Palermo-Catania: 270 metri di cemento armato venuti giù il 10 aprile 2015. I lavori di ricostruzione da 11 milioni di euro, cominciati nel maggio 2018 forse verranno completati entro la primavera di quest’anno. Praticamente gli stessi tempi di consegna che dovrebbe avere il ponte Morandi di Genova, crollato il 14 agosto del 2018 (promemoria: tenere d’occhio il contatore della Cisl). Ma è proprio questa vicenda che racchiude tutto quello che in Sicilia non funziona: incuria, disorganizzazione, malaffare (in cinque sono sotto processo per questa vicenda), burocrazia, cantieri sbagliati, varianti in corso d’opera, ritardi, mancanza di capacità previsionale, toppe che rischiano di essere peggio del buco che devono coprire.

A proposito di ponti (anche quelli ricostruiti) non sembra ci sia da star troppo sereni. Qualche giorno fa Milena Gabanelli su Dataroom presentava una situazione allarmante: nel Paese ci sarebbero 763 cavalcavia senza gestore e quindi non sorvegliati annualmente, come legge prevede. Quelli di pertinenza Anas e da monitorare nel 2019, invece, erano 4991. Ne sono stati ispezionati solo 1419, il 28 per cento. E in Sicilia? Secondo i dati Anas al 31 dicembre 2019 su 496 ponti e viadotti da ispezionare, solo 13 hanno ricevuto manutenzione. Se guardiamo poi ai ponti di pertinenza del Cas, Consorzio autostrade siciliane, il dato è a dir poco sorprendente: zero verifiche su 348. È chiaro che la mancanza di un controllo periodico da una parte mette a rischio l’incolumità dei cittadini, dall’altra favorisce fenomeni di corruzione. Basti pensare alla recente inchiesta Buche d’oro che ha portato agli arresti di nove persone, tra dipendenti Anas e imprenditori, per tangenti.

Tanto più che il problema non sembra essere la mancanza di risorse: il contratto di programma stipulato tra il ministero dei Trasporti ed Anas aveva stanziato per il quinquennio 2016-2020 circa 23,4 miliardi, poi aumentati a 29,9 miliardi l’anno scorso, cui si aggiungerebbero altri 2,7 miliardi per il biennio 2019-2020. Finora sarebbero stati spesi meno di 200 milioni per la manutenzione straordinaria. Il tutto sembrerebbe portare alla luce un unico elemento: assenza di controlli sui viadotti ed assenza di controlli su chi è incaricato di controllare.

Abbiamo chiesto lumi a riguardo. Anas Sicilia c’ha rassicurato. O almeno c’ha tentato. “Le opere d’arte di nostra competenza”, ha risposto “sono assolutamente sicure per la circolazione stradale”. Nella regione la programmazione pluriennale (2016-2020) ha raggiunto valori economici pari a quasi 5,9 miliardi di euro. La rete siciliana di pertinenza comprende 1600 ponti e viadotti che, a detta dell’ente nazionale, vengono monitorate e sorvegliate secondo procedure standardizzate di controllo, nell’ambito del Bridge Management System. Bene, o forse no. Sui dati in questione (pochi, pochissimi controlli) non c’è pervenuta nessuna risposta o smentita. Solo la notizia che è stato avviato “un progetto sperimentale, tecnologicamente molto innovativo, che prevede la messa a punto di un sistema di monitoraggio predittivo in grado di leggere le condizioni di un viadotto dall’osservazione del comportamento vibrazionale”. Progetto che ancora attende le procedure di gara. Speriamo che i tempi di attesa (almeno per questo bando), non siano quelli del viadotto Himera. Frattanto, probabilmente, marce come quella di Agrigento andrebbero organizzate ogni weekend.

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Silvia Ragusa
Silvia Ragusa
Una siciliana in perenne emigrazione: Ragusa, Milano, Madrid. Collaboro con diverse realtà editoriali. Ho scritto di Ue e di Spagna per il Fatto quotidiano, Linkiesta, Il Venerdì di Repubblica, Il Foglio. E mi occupo di economia e finanza per un editore iberico. Poi il rientro a sud in cerca di basilico, amaro e Sellerio.

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