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L’Etna, i rifiuti, le moto, il turismo. Parla il presidente del Parco Carlo Caputo

Il Parco dell'Etna e il ruolo di contrasto all'invasione di microdiscariche e di moto enduro nei sentieri e tra i boschi. L'auspicata istituzione di una "authority" e la messa a punto di un marchio di qualità nella conversazione con il presidente Caputo

Carlo Caputo è presidente del Parco dell’Etna dal luglio del 2020 e da allora si è trovato a gestire alcune criticità che da anni riguardano l’area protetta del vulcano più grande e attivo d’Europa. Di recente, per esempio, è esplosa la polemica sui danni provocati dalle moto enduro o dai fuoristrada che scorrazzano in zone vietate. “Sì, è vero, e sono abbastanza sorpreso – dice Caputo – spesso dimentichiamo che si tratta di un parco naturale e a volte invece viene scambiato per un luna park. Ci sono divieti che esistono dal 1987, da quando è nato il Parco, che bisogna osservare perché siamo appunto in un’area protetta, che va tutelata”. La legge dice che i mezzi motorizzati, le moto, non possono circolare nell’area protetta. “Ci sono tante zone in Sicilia che si possono percorrere, in zone diverse. Capisco che i boschi e le strade dell’Etna sono molto affascinanti e invitanti, ma non si può fare”. Il presidente anzi rilancia, parlando di un “diritto al silenzio” che andrebbe garantito in Costituzione, inteso come diritto dei cittadini a trovare dei luoghi di quiete, senza frastuono, dove trovare il contatto con la natura.

Il flagello dei rifiuti

Naturalmente uno dei problemi che più assillano i visitatori dell’Etna ma anche i semplici cittadini che vivono nei paesi attorno al vulcano è quello dei rifiuti abbandonati sul ciglio delle strade o nei boschi. “Purtroppo il flagello delle microdiscariche esiste e non riguarda solo il parco. Certo – dice il presidente – vedere rifiuti in un’area protetta è un danno importante. È un danno ambientale, è un danno economico per i Comuni che devono ripulire e che inevitabilmente scaricano i costi sui cittadini, e un danno d’immagine allucinante perché sicuramente il turista che arriva sull’Etna rimane ammaliato dallo spettacolo del vulcano ma porta con sé anche il ricordo dell’immondizia che vede”. C’è chi propone di installare telecamere di videosorveglianza come deterrente contro chi abbandona rifiuti nell’ambiente, ma Carlo Caputo si dimostra piuttosto scettico: “È difficile installare telecamere in un’area grande come quella dell’Etna, e in fondo non sarebbe neanche bello a vedersi. Piuttosto bisognerebbe attivare una sorta di vigilanza diffusa, con la partecipazione attiva di ogni cittadino, che dovrebbe avere cura dell’ambiente come se fosse casa propria. Malgrado le multe si stiano facendo, se non cresce la cultura del rispetto dell’ambiente sarà difficile fermare questi comportamenti”. Nel territorio del parco si organizzano sempre più spesso giornate con le associazioni di volontari che si occupano di pulire le zone invase dai rifiuti. Iniziative, queste, promosse e supportate dal Parco dell’Etna perché oltre al risultato pratico di ripulire, dice Caputo, “si fa passare un messaggio positivo”.

Processionaria, problema senza soluzione

Quest’anno, come ogni anno con inverni molto miti, nelle pinete dell’Etna si ripresenta il problema della processionaria, insetto che nella forma di bruco è molto pericoloso sia per gli animali che per gli uomini. I suoi peli urticanti infatti provocano forti reazioni allergiche che possono arrivare allo shock anafilattico. Su questo però il presidente ammette che non ci sono progetti per combatterlo, ma solo “interlocuzioni con il dipartimento regionale agricoltura e con l’Università. Ma teniamo conto che il Parco non si occupa di queste tematiche, che sono di competenza della Forestale, cioè dell’assessorato all’agricoltura”.

Istituire la “Authority dell’Etna”

Insomma, sull’Etna è difficile trovare soluzioni anche perché i soggetti che hanno competenza sui vari aspetti sono tantissimi: “Sì – conferma Carlo Caputo – io credo che si arriverà all’istituzione di un soggetto unico di gestione, qualcosa che io chiamo authority, e non perché lo dico io, ma perché le esigenze dei cittadini e degli operatori economici porteranno a questa soluzione”. Simbolo della mancanza di collaborazione che crea danni è la situazione dell’area di Piano Provenzana, dove i due comuni proprietari dell’area, Linguaglossa e Castiglione, non trovano un accordo sulla gestione delle escursioni ai crateri sommitali: “Mi auguro che vengano risolte – argomenta Caputo – sia per quei cittadini ma anche per tutti i siciliani”.

Un marchio di qualità

Di positivo c’è però che il Parco sta studiando un marchio di qualità che sia“un valore aggiunto” che si possa concedere a quelle realtà che rispettano tutte le regole ambientali. Una critica diretta da Caputo viene rivolta “a quelle aziende che producono vino sull’Etna spianando intere aree e coltivando viti su spianate stile campo sportivo”, senza rispettare il paesaggio e la tipicità del territorio. Il marchio, assicura Caputo, vedrà la luce entro l’anno in corso.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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