Liliana Resinovich, svolta inattesa dopo anni | Spunta il super testimone mai sentito prima: la frase sui “sacchi neri” che riapre il mistero
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Il caso di Liliana Resinovich, scomparsa nel 2021 e ritrovata senza vita pochi giorni dopo, continua a generare nuovi interrogativi, testimonianze tardive e ricostruzioni contrastanti. A distanza di quasi quattro anni, la vicenda rimane una delle più intricate e discusse della cronaca italiana recente, seguita con attenzione da un pubblico che non ha mai smesso di chiedere risposte. Durante l’ultima puntata di “Dentro la notizia” su Canale 5, condotta da Gianluigi Nuzzi, è emerso un elemento che ha subito acceso il dibattito: il racconto di un uomo che sostiene di aver incontrato Liliana ai tempi del Covid e di averle fornito due sacchi neri su sua esplicita richiesta.
La testimonianza, inattesa e tardiva, è stata presentata direttamente al marito di Liliana, Sebastiano Visintin, che l’ha ricevuta nella sua abitazione pochi giorni prima della trasmissione. Un dettaglio che ha subito destato curiosità, soprattutto perché arriva dopo anni di silenzio e in un caso segnato da continue ombre e dubbi. Il racconto dell’uomo contiene frasi che, se confermate, aprirebbero nuovi interrogativi sulle ultime giornate di Liliana, aggiungendo un tassello che si intreccia con un quadro già particolarmente complesso.
Il racconto dell’ex ristoratore: “Mi chiese un sacco nero, poi tornò il giorno dopo”
Nel colloquio registrato da Visintin, il testimone ricorda un episodio avvenuto durante il periodo Covid, quando Liliana si sarebbe presentata davanti al suo locale chiedendogli un sacco nero dell’immondizia. L’uomo afferma di averglielo consegnato senza domande, salvo poi rivederla il giorno successivo con la stessa richiesta. Questa volta la donna gli avrebbe detto: “Ti prego, non parlarne con nessuno”.
Una frase che ha lasciato Visintin “impietrito”, come racconta lui stesso. Il marito di Liliana ha spiegato in trasmissione di non aver compreso subito il motivo della visita dell’uomo, né le ragioni per cui avrebbe scelto di parlarne soltanto ora. Ha anche chiarito di aver deciso di registrare l’incontro per prudenza, perché il racconto gli è apparso potenzialmente rilevante e non voleva perdere alcun dettaglio.

Le reazioni e le accuse: “Testimonianza tardiva, doveva andare in polizia”
L’intervento più critico è arrivato in diretta da Claudio Sterpin, figura spesso presente nel dibattito legato al caso. Sterpin ha respinto completamente il racconto del testimone, definendolo “una mascherata”, “una bufala” e l’ennesima dichiarazione tardiva che finisce per complicare ulteriormente un’indagine già compromessa da frammenti e versioni discordanti.
Soprattutto, Sterpin ha contestato la scelta dell’uomo di rivolgersi a Visintin e non alle autorità: una decisione che, a suo avviso, mina la credibilità stessa della testimonianza. Le sue parole sono state particolarmente dure: “Doveva farlo tre anni fa. Se ricordo qualcosa che può essere utile, lo dico alla polizia, non a Sebastiano”. Una posizione che riflette il clima di esasperazione e diffidenza che circonda ormai il caso Resinovich, dove ogni nuova rivelazione rischia di essere accolta con sospetto piuttosto che come elemento chiarificatore.
In trasmissione, Sterpin ha anche contestato le ricostruzioni che ipotizzano la partecipazione di più persone alla morte di Liliana, definendole “una bufala nella bufala”, una provocazione volta a evidenziare quanto la narrativa del caso sia diventata confusa e spesso contraddittoria.
La testimonianza emersa non rappresenta una verità definitiva, ma aggiunge un ulteriore punto interrogativo: perché, dopo anni, un uomo decide di parlare proprio ora? Perché Liliana avrebbe chiesto dei sacchi neri e chiesto di non riferirne a nessuno? Domande che si sommano a quelle già aperte in una vicenda che continua a intrecciarsi tra ricordi, timori, omissioni e ricostruzioni difficili da verificare. Un caso che rimane sospeso nel tempo, in attesa di un chiarimento che, ancora oggi, sembra distante.
