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L’isola di Vulcano preoccupa, potenziata la rete di monitoraggio e sorveglianza

Installati dall'Ingv nuovi sensori per anidride carbonica e anidride solforosa, telecamere termiche, sismografi e gravimetri. L'impennata dell'attività iniziata in estate non si è fermata e gli scienziati non escludono esplosioni o una nuova eruzione

L’isola di Vulcano, nelle Eolie, entra ufficialmente nel club dei vulcani supersorvegliati come Etna e Stromboli. Il livello di attività, soprattutto per quanto riguarda le emissioni gassose, si è impennato rapidamente a estate inoltrata e da allora permane molto alto rispetto agli standard consueti. L’incremento, immediatamente rilevato e misurato dagli esperti dell’Istituto di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dalla protezione civile e ha comportato all’inizio di ottobre il passaggio del livello di allerta da verde a giallo, e al livello arancione per quanto riguarda le “fasi operative” di protezione civile. Il passaggio di status significa maggiore attenzione e rilevamenti più frequenti e puntuali. Tutto motivato dalla crescente preoccupazione per fenomeni vulcanici in incremento, in primo luogo dal punto vista geochimico. L’Ingv tuttavia non esclude l’evoluzione verso scenari più pericolosi, con ulteriore incremento dell’attività e potenziali manifestazioni esplosive. Non viene esclusa neanche una futura eruzione. Preoccupazione giustificata dunque, e resa palese dalla evacuazione di alcune centinaia di persone dalle zone più a rischio.

Fumarole ed eruzioni

Le sezioni dell’Ingv di Palermo e di Catania Osservatorio Etneo hanno quindi potenziato la rete di strumenti e sensori per la sorveglianza continua dei parametri vulcanici. Si sa d’altronde che Vulcano è un apparato in perenne attività, con manifestazioni di solito poco pericolose come le caratteristiche fumarole. L’ultima eruzione si è verificata nel 1888-90. Sono sempre attive anche le sorgenti idrotermali, con acqua che raggiunge anche i 50 gradi, e le fumarole, in aree molto frequentate dai turisti e adesso naturalmente vietate. Ci sono notizie di altre eruzioni anche nel passato meno recente. La penisola di Vulcanello ad esempio si è formata con una eruzione avvenuta in epoca romana. Si sa inoltre che l’apparato di Vulcanello ha prodotto eruzioni, prevalentemente esplosive, fino al 1555. Dal punto di vista geologico è passato dunque molto poco tempo.

Stazione multigas

In particolare, riporta una nota di Ingv Vulcani, “la Sezione di Palermo dell’INGV ha installato quattro stazioni geochimiche per la misura del flusso di CO2 dal suolo e della concentrazione di CO2 in aria”. I nuovi strumenti per la misurazione della insidiosa e pericolosa anidride carbonica si vanno ad aggiungere alla rete già esistente. Messa in funzione anche “una stazione Multigas per il rilevamento di CO2 e SO2“. L’Osservatorio Etneo dal canto suo ha installato sette nuovi sismografi, di cui sei sull’isola di Vulcano e una nella vicina isola di Lipari, sempre a integrazione di quelle esistenti. L’Ingv sta potenziando anche il monitoraggio di parametri geofisici. “Sono stati infatti installati due gravimetri ad acquisizione continua e sono state eseguite misure gravimetriche periodiche sul cono di La Fossa e intorno ad esso”.

Radar e videosorveglianza

Inoltre, prosegue la nota, per potenziare la rete di videosorveglianza vulcanica, sono state posizionate una “telecamera ad alta definizione che inquadra il settore settentrionale di Vulcano dall’isola di Lipari e una nuova telecamera termica che inquadra l’area fumarolica all’interno del cratere di La Fossa. Infine, si è proceduto ad effettuare un test di misura delle deformazioni del suolo tramite l’installazione di un radar ad apertura reale GBRAR (Ground-Based Real-Aperture Radar)”. Altre attività sono state effettuate in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma per monitorare eventuali variazioni morfologiche e termiche nella zona sommitale, e ancora altre iniziative per affinare la misurazione delle deformazioni del suolo nelle zone più attive.

L’insidia della anidride carbonica

I risultati di rilevamenti e monitoraggio vengono riassunti ogni settimana in un bollettino di informazione per la Protezione civile. I dati più recenti evidenziano uno stato del vulcano particolarmente vivace, con fumarole che hanno emesso gas fino a 390 gradi e livelli di flusso di anidride carbonica e anidride solforosa molto più elevati rispetto all’andamento tipico di Vulcano. Nell’isola quindi serpeggia l’inquietudine e ci si attrezza con dispositivi portatili per la misurazione dell’anidride carbonica anche negli ambienti casalinghi. In questa fase il rischio è infatti costituito dall’aumento della CO2, passata da 80 a 480 tonnellate al giorno, e dalla possibile concentrazione anche nelle zone abitate alla base del cratere. L’anidride carbonica ad alte concentrazioni può causare malori e in certi casi anche la morte, se inalata a lungo. Il gas infatti si sostituisce all’ossigeno ma non non è percepibile con il normale respiro in quanto non ha odore.

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Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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