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Medici, la carenza è cronica. La speranza è nei nuovi bandi

I professionisti scarseggiano soprattutto nei reparti d'emergenza. "L’impossibilità a trovare medici sta raggiungendo limiti insostenibili, ma alla fine del tunnel si vede la prima luce". La pensa così il direttore sanitario dell'Asp di Catania, Antonino Rapisarda

Ma chi lo ha detto che la mancanza di medici si riscontra soltanto gli ospedali di periferia? La notizia arriva dalla città capoluogo dove al Cannizzaro, grosso ospedale delle emergenze (ma sembra un ricorso molto più comune in tutte le strutture sanitarie della provincia, città compresa) – per il servizio notturno ci sono giorni in cui al pronto soccorso sono di turno soltanto due medici, uno per far fronte agli arrivi della notte e l’altro in servizio attivo presso l’Obi. È uno dei tanti casi emblematici che la dicono lunga sulle croniche difficoltà di reperire soprattutto sanitari disposti a  lavorare  in reparti molto sensibili e molto difficili. Una delle cause – lo abbiamo ripetuto tantissime altre volte – è dovuta alla forte resistenza dei medici a operare in settori  di per sé stressanti, difficili, con turni talvolta lunghi sino al consentito e dove l’aggressione può essere giornaliera e le denunce di familiari la norma. Allo studio ci sono una serie di iniziative per incentivare anche i medici dell’emergenza, ma finora tutte le promesse sono rimaste  sulla carta e così i medici scarseggianio, ma soprattutto in quei reparti sensibili perché in altri settori il numero è congruo alle disposizioni dettate dalle istituzioni sanitarie.

Mancano anche gli infermieri

 Nel resto della provincia etnea sono tutte le strutture sanitarie a soffrire una carenza di medici da fare paura. “L’impossibilità a trovare medici sta raggiungendo limiti insostenibili, ma alla fine del tunnel si vede la prima luce”. Così la pensa il direttore sanitario dell’Asp di Catania, Antonino Rapisarda che interviene sulle croniche difficoltà a reperire personale sanitario e parasanitario per mandare avanti soprattutto gli ospedali della provincia, alcuni piccoli, altri anche grandi, come quello di Caltagirone. Dopo l’allarme di numerosi sindaci del Calatino e la presentazione di un emendamento all’Ars da parte del deputato Pd e sindaco di Militello, Giovanni Burtone, adesso a lanciare l’allarme su un possibile declassamento dell’ospedale di Giarre, sono le parole del primo cittadino, Leonardo Cantarella, che lamenta non soltanto la mancanza di medici in molti reparti, ma anche quello degli infermieri. 

Prime luci in fondo al tunnel

Il direttore Rapisarda, spiega, però, che nonostante la crisi di personale, acuita negli anni del Covid, qualcosa comincia a muoversi: “Abbiamo bandito recentemente 200 posti di dirigente medico e siamo già nella fase delle commissioni. Per cui presto saranno convocati i candidati e questa sarà  una delle ultime fasi prima della designazione dei vincitori e l’immissione al lavoro.  Abbiamo bandito concorsi per tutti reparti, dal pronto soccorso all’anestesiologia che sono tra i settori a maggiore sofferenza. Molto presto ci auguriamo che si cominci a vedere la soluzione anche se va detto chiaramente che per formare un buon medico ci vogliono 10 anni”. “Questo nuovo personale – ha aggiunto –  contiamo di immetterlo al lavoro tra circa un mese mezzo e di completare tutto l’iter entro due mesi”. 

ORGANIZZAZIONE DA RIVEDERE IN TOTO

Sul piano dell’offerta sanitaria e l’organizzazione Il direttore dell’Asp aggiunge che non “vi è dubbio che l’offerta debba essere anche uniformata”. E su questo punto continuano ad inseguirsi le voci su un ipotetico tavolo istituito dall’assessore regionale Giovanna Volo proprio per capire come agire per cercare di accorpare alcuni piccoli ospedali della provincia con le grandi aziende ospedaliere della città, in maniera tale da avere un unico dipartimento che fa fronte anche alle carenze degli altri ospedali accorpati. Solo che come si evince la coperta è ormai troppo corta e i medici mancano pure in città, anche se in numero minore rispetto agli ospedali periferici. Rapisarda aggiunge che a breve verranno banditi i concorsi per infermieri professionali e oss.

Leggi anche – Carenza medici, all’Ars emendamento per utilizzare gli specializzandi in corsia

L’ospedale che soffre di più è quello di Caltagirone

“Le carenze di personale maggiori che abbiamo ancora all’ospedale di Caltagirone – spiega sempre Rapisarda – Abbiamo parzialmente risolto i vistosi vuoti d’organico in Cardiologia con diversi professionisti che arrivano nel Calatino grazie alla convenzione con alcune aziende ospedaliere di Catania. Ma restano le vistose carenze del Pronto soccorso e degli anestesisti. A Caltagirone mancherebbe un 30% di personale che va a colpire un grande ospedale che si trova in una posizione decentrata rispetto alle grandi strutture della città, con un bacino di utenza di oltre 150 mila persone”.

Un caso limite

Ci sono anche i casi limite. Uno di questi  si è verificato qualche mese fa all’ospedale di Militello. Il vincitore del concorso per primario di uno dei reparti più importanti di un ospedale, come quello della Medicina generale, ha resistito soltanto alcuni mesi nel Calatino. Poi ha deciso di dimettersi tornando a lavorare all’ospedale Cannizzaro, struttura da dove era partito. La domanda che sorge spontanea è perché? Il direttore Rapisarda si è limitato a dire che le motivazioni del primario sono state soltanto di carattere squisitamente personale, ma vista la situazione forse il medico, diventato primario, resosi conto della grandissima carenza di medici anche nel suo nuovo reparto, davanti a una situazione che lo avrebbe costretto a turni continui e massacranti, ha preferito lasciare l’incarico appena conquistato e tornarsene a lavorare in una situazione ben più tranquilla e conveniente.

Il nodo dei medici-Covid assunti di recente

Rapisarda ha poi spiegato dove verranno utilizzati quei medici e gli infermieri che assunti per tempo per affrontare la pandemia, adesso sono stati stabilizzati dopo un provvedimento firmato dall’assessore Volo. “Vorrei innanzitutto precisare che si tratta soltanto di una decina di medici e di altrettanti infermieri. Poche unità che saranno utilizzate a seconda le esigenze richieste. Si tratta di due chirurghi, un nefrologo, ed altro personale che certamente non potranno far superare l’emergenza”.

L’emendamento all’Ars

Intanto si attende che l’Assemblea regionale avvii l’esame dell’emendamento per il reclutamento dei medici occorrenti presentato all’Ars dai deputati del Pd Burtone, Severino, Catanzaro, Chinnici, Cracolici, Dipasquale, Giambona, Leanza, Safina, Spada e Venezia. 

Nel documento i deputati parlano di “vera emergenza negli ospedali. Un fenomeno che tra blocco del turn over protratto per anni e pensionamenti è destinato ad aggravarsi drammaticamente nel prossimo futuro e che pone a rischio la tenuta complessiva del servizio sanitario…”. “Il presente disegno di legge si prefigge lo scopo di indicare un percorso che tocchi le criticità più rilevanti”. I deputati al primo punto della proposta  all’Assemblea mettono la “possibilità di utilizzare nelle corsie i medici specializzandi a partire dall’ultimo o dal penultimo anno nei casi dei corsi quinquennali…”. Siamo  consapevoli – si legge ancora nel testo della correzione – che incidere su una normativa di competenza statale esuli dalle competenze regionali. Malgrado ciò è di tutta evidenza che la correzione in questione può determinare effetti importanti nella soluzione del problema della carenza di medici specialisti”.

Dipartimenti interaziendali di anestesia e rianimazione

Al secondo punto Burtone e gli altri deputati democratici tornano ad insistere della istituzione dei Dipartimenti interaziendali di anestesia e rianimazione e di pronto soccorso. “È sotto gli occhi d tutti che la circostanza della carenza numerica di dirigenti medici anestesisti e di pronto soccorso ha innescato fenomeni distorsivi del mercato del lavoro, poiché tale personale potendo scegliere liberamente la sede di lavoro più comoda, preferisce concentrarsi nelle aziende ospedaliere delle città metropolitane. Quindi bisogna intervenire”.. E scrivono: “Con decreto dell’assessore regionale al dipartimento interaziendale afferisce tutto il personale delle Unità operative di anestesia rianimazione e pronto soccorso. La direzione del dipartimento  è affidata al direttore dell’Unità operativa e il direttore del dipartimento determina le modalità di utilizzo del personale nei vari plessi del dipartimento interaziendale. E’ fatto obbligo alle aziende del SSR entro 30 giorni dall’approvazione della graduatoria delle proprie procedure concorsuali  comunicare alle altre aziende l’elenco dei nominativi e dei sanitari che vi fanno parte”.

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Giuseppe Bonaccorsi
Giuseppe Bonaccorsi
Giornalista professionista con un passato di redattore esperto per molti decenni al quotidiano "La Siclia". Ha collaborato attivamente con diverse testate regionali e nazionali e per anni con l'agenzia stampa "Quotidiani associati". Attualmente collaboratore di diverse testate giornalistiche nazionali e regionali e in particolare de "Il dubbio", il "Fatto quotidiano" e "Domani".

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