Giorgia Meloni mette lo stop, annuncio ufficiale sulle Olimpiadi Milano Cortina | Così non si può più andare avanti

Giorgia Meloni condanna duramente i manifestanti contro le Olimpiadi di Milano, definendoli “nemici dell’Italia” dopo gli scontri e i sabotaggi. Una dura presa di posizione che accende il dibattito.

Giorgia Meloni mette lo stop, annuncio ufficiale sulle Olimpiadi Milano Cortina | Così non si può più andare avanti

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Un’ondata di polemiche e tensioni ha travolto l’Italia dopo le recenti manifestazioni a Milano contro le Olimpiadi invernali.

Il premier Giorgia Meloni mette uno stop potente, non ha usato mezzi termini, scagliandosi con forza contro i partecipanti agli scontri e definendoli apertamente “nemici dell’Italia e degli italiani”. Questa dichiarazione arriva in un momento cruciale, mentre migliaia di persone, tra volontari e professionisti, lavorano incessantemente per garantire che il Paese possa presentarsi al meglio durante i Giochi di Milano-Cortina. La premier ha espresso piena solidarietà alle Forze dell’ordine, alla città di Milano e a tutti coloro il cui impegno rischia di essere vanificato da “bande di delinquenti”, facendo esplicito riferimento anche a recenti episodi di sabotaggio, come i cavi ferroviari tranciati che hanno causato il caos nei trasporti.

La presa di posizione del governo è ferma: da un lato, la condanna inequivocabile di ogni forma di violenza e destabilizzazione; dall’altro, il sostegno incondizionato a chi opera per il bene e l’immagine della nazione. Il contesto è quello di una nazione che si prepara a un evento di caratura internazionale, dove l’unità e la capacità organizzativa dovrebbero essere punti di forza, non oggetto di contestazione violenta. La questione non riguarda solo la libertà di manifestazione, ma l’impatto di certe azioni sull’immagine e la funzionalità del Paese.

Scontri a Milano e le accuse di sabotaggio: il contesto rovente

Scontri a milano e le accuse di sabotaggio: il contesto rovente

Milano: scontri e accuse di sabotaggio in un clima infuocato.

 

Le manifestazioni di Milano, le prime con una massiccia presenza di antagonisti dopo gli eventi di Torino, hanno acceso la miccia della protesta contro le “olimpiadi insostenibili”. Circa diecimila persone, tra sigle antagoniste, associazioni e studenti, hanno sfilato in un corteo che ha toccato punti simbolici come il Villaggio Olimpico. Le ragioni della protesta sono state molteplici: dalla critica alla presenza dell’Ice in Italia, alla solidarietà con la Palestina, fino alla contestazione del nuovo pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri.

La tensione è esplosa nel quartiere Corvetto, quando una frangia di partecipanti, con volti coperti e caschi, si è staccata dal corteo principale cercando di raggiungere la tangenziale Est. Qui, contro le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, sono stati lanciati bottiglie, petardi e altri oggetti. La polizia ha risposto con cariche di contenimento e l’uso di idranti per disperdere il gruppo. Nonostante i momenti di forte scontro, il bilancio ha registrato alcuni contusi tra i manifestanti e sei fermati, tutti appartenenti a vari centri sociali. Episodi come il lancio di fumogeni dai cavalcavia e striscioni esposti, tra cui “Binary is for trains” e “Go trans athletes”, hanno caratterizzato la giornata, mentre a Bologna il ritrovamento di cavi tranciati vicino alla stazione ha riacceso l’allarme sui possibili atti di sabotaggio.

Il monito di crosetto e la difesa delle forze dell’ordine

Il monito di crosetto e la difesa delle forze dell'ordine

Il monito di Crosetto e la difesa delle forze dell’ordine.

 

A rincarare la dose è intervenuto anche il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che su X ha espresso una forte indignazione. Il ministro ha criticato chi minimizza la pericolosità di “delinquenti” che tagliano cavi ferroviari o usano violenza contro le istituzioni. La sua polemica si è concentrata sulla presunta ricerca di pretesti per liberare rapidamente i manifestanti violenti, ponendo un interrogativo bruciante: il governo vuole forse evitare che i responsabili siano messi in libertà dopo pochi giorni, magari per replicare le stesse azioni in altri contesti? Crosetto ha denunciato una situazione paradossale in cui gli agenti vengono “presi a calci un giorno dai manifestanti e poi dallo stato stesso nelle settimane successive”, riferendosi a una percepita mancanza di supporto o una legislazione non sufficientemente ferma.

La questione sollevata da Crosetto è profonda e tocca il cuore del rapporto tra Stato, cittadini e forze dell’ordine, ponendo l’accento sulla necessità di fornire più mezzi e maggiore tutela a chi difende leggi e democrazia, rispetto a chi mira ad abbatterle. Le parole dei due esponenti del governo delineano una linea dura, mirata a ristabilire l’ordine e a proteggere l’immagine internazionale dell’Italia, messa a rischio da episodi di violenza e contestazione che, secondo l’esecutivo, travalicano i limiti della legittima espressione del dissenso.