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Migranti, il governo lavora a espulsioni più facili. Sicilia terra di frontiera

Il nuovo commissario speciale Valenti ieri a Lampedusa per fare il punto della situazione. I numeri dell'accoglienza nell'Isola e le nuove regole sulla Protezione speciale, che il governo nazionale ha limitato per agevolare le espulsioni, scatenando polemiche in Parlamento

In soli due mesi, tra marzo e aprile, in Italia sono arrivati 20 mila migranti. Nel 2022, sempre tra marzo e aprile, ne erano arrivati 5.300. Nel 2021, circa quattromila. I numeri si sono quintuplicati nel giro di due anni e una gran parte dei flussi passa proprio dalla Sicilia. Di fronte ad un fenomeno con un trend in evidente crescita, il governo nazionale è intervenuto con due leve. Da una parte la dichiarazione dello stato di emergenza con tanto di commissario dedicato, Valerio Valenti, che proprio ieri ha visitato Lampedusa. Dall’altra un decreto legge, “Cutro”, che prende il nome dal luogo dove si è consumata l’ultima strage di migranti avvenuta tra il 25 e il 26 febbraio scorso, con 94 morti accertati. Il Dl, n. 20/2023, contiene misure che hanno già acceso lo scontro politico perché intervengono sui flussi migratori limitando la “Protezione speciale” che tutela i richiedenti asilo. Il testo dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro il 9 maggio, ma l’iter si è arenato già durante l’esame da parte della commissione Affari costituzionali del Senato, dove le opposizioni hanno fatto ostruzionismo presentando una valanga di emendamenti. Il testo è andato così in discussione direttamente in Aula e in seguito dovrà approdare alla Camera. Mentre si consuma la dialettica istituzionale, la Sicilia ha accolto, tra domenica e lunedì, altri 600 migranti, soccorsi dalla Guardia costiera e arrivati nei porti di Catania e Augusta.

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Lo stato di emergenza: il commissario a Lampedusa

La Sicilia è tra le Regioni di frontiera e il nuovo commissario delegato allo stato di emergenza per i migranti, Valerio Valenti, capo del dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, ha ha cominciato proprio da qui. Insieme al prefetto Maria Rita Cocciufa, al questore Emanuele Ricifari e al sindaco delle Pelagie, Filippo Mannino, da Lampedusa ha fatto il punto della situazione sugli sbarchi e ha visitato l’ex base militare Nato Loran di Capo Ponente, dove potrebbe nascere un’area di stoccaggio temporaneo delle ‘carrette del mare’ usate dai migranti per le traversate. Lo stato di emergenza dichiarato dal governo è tecnicamente un atto amministrativo previsto dal Codice di Protezione civile simile a quelli adottati per terremoti e calamità. Con poteri speciali e risorse specifiche che inizialmente ammontano a 25 milioni di euro, il commissario potrà mettere in campo interventi urgenti per superare l’emergenza, bypassando il controllo preventivo di legittimità da parte della Corte dei Conti. Tutte le regioni sono coinvolte, tranne Emilia Romagna, Toscana, Campania e Puglia (amministrate dal centrosinistra) che si sono rifiutate di sottoscrivere l’intesa.

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In Sicilia accolti 43 mila migranti nel 2021

La Sicilia ha visto passare nei propri hotspot di Trapani, Pozzallo, Lampedusa e Messina, oltre 90 mila migranti tra il 2018 e il 2021, anno in cui solo a Lampedusa ne sono transitati oltre 35 mila, in una struttura che può ospitarne 400 e che in diverse occasioni ne ha accolti migliaia contemporaneamente. Al momento ne ospita ‘solo’ 540, secondo quanto rilevato durante la visita del commissario Valenti. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha definito il boom degli sbarchi una situazione “straordinaria” e che richiede “mobilitazioni straordinarie e scelte straordinarie”, come “potenziare i centri per il rimpatrio, perché il Paese non è pronto a recepire flussi che tendono ad aumentare. Con l’arrivo dell’estate ci troveremo non dico con un’invasione ma gli sbarchi aumenteranno notevolmente e non possiamo rimanere inerti. Ci deve essere anche una politica di controllo e di gestione: non possiamo soltanto recepire ed accogliere da un lato e a raccordarci con l’Europa dall’altro, ma anche fare in modo che i rimpatri avvengano, ordinatamente, ma avvengano”, ha esortato Schifani. Solo nel 2021, la Sicilia ha accolto nei propri hotspot 43 mila migranti dei quasi 67 mila sbarcati in tutta Italia. Nel 2022, invece, di sbarchi la nazione ne ha contati oltre 105 mila.

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Protezione speciale limitata dal decreto Cutro

Sul tema dei rimpatri, il governo nazionale è intervenuto modificando la disciplina della Protezione speciale, un provvedimento che si richiede in Questura e ‘salva’ l’immigrato da un’espulsione, dovuta ad esempio alla scadenza del permesso di soggiorno. La Protezione speciale può essere accordata di fronte a gravi situazioni umanitarie, per le quali l’immigrato non può essere allontanato dal territorio nazionale. Tra queste, ragioni di sfruttamento lavorativo, violenza domestica, necessità di cure mediche. La misura, che ha sostituito la precedente “protezione umanitaria” del 1998, venne introdotta dal decreto Sicurezza di Salvini (L. 132/2018) e aggiornata dal decreto Lamorgese (Dl 130/2020) che ne allargò le maglie. La Protezione speciale è stata attuata nel 2019 per 616 casi (lo 0,6 per cento), nel 2020 su 757 richiedenti (1,8 per cento) e nel 2021, dopo la riforma Lamorgese, è stata applicata a oltre settemila persone, il 13,7 per cento, secondo quanto ricostruito da Openpolis. Tra i criteri che bloccano l’espulsione, c’è la violazione del “diritto alla vita privata e familiare”, un principio tutelato dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Si applica ad esempio per consentire all’immigrato di restare vicino ai propri congiunti ma in Italia, con il decreto Cutro, di fatto questo diritto viene eliminato, agevolando così l’iter delle espulsioni.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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