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Morti sul lavoro, la Sicilia sfiora la zona rossa. Edilizia più a rischio

I dati Vega Engineering: il settore delle costruzione è quello in cui si conta il maggior numero di decessi. Il rischio di morte più elevato al Centro e al Sud: Umbria, Basilicata e Campania per tre anni in zona rossa. Colpiti over 65, giovanissimi e stranieri

Incidenti mortali sul lavoro: la Sicilia si conferma in “zona arancione” e cresce negli anni l’incidenza dei casi per milione di occupati. L’Isola è infatti a un passo dalla zona rossa e con un trend in crescita che potrebbe farla tornare ai livelli ancora più preoccupanti del 2020. Questi i dati dell’ultimo rapporto dell’osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega. Emerge come l’Isola sia all’ottavo posto per infortuni mortali sul lavoro, la prima d’Italia classificata come arancione. Le tre regioni dove lavorare è più pericoloso sono invece Umbria, Basilicata e Campania. Qui l’incidenza di mortalità rilevata nel quadriennio, infatti, posiziona le regioni in zona rossa per tre anni su quattro. È invece la Toscana a far emergere il risultato migliore con tre anni in zona bianca. Qui le incidenze di mortalità sul lavoro sono ben inferiori rispetto alla media del Paese. Seguono FriuliVenezia Giulia e Lazio, per due anni in zona bianca.

L’incidenza degli infortuni sul totale degli occupati

L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente. “Il primo risultato è già un violento tuffo nell’emergenza. Perché sono 4.622 le vittime sul lavoro da gennaio 2020 a dicembre 2023. Ciò significa oltre 1.150 decessi all’anno: 1.004 in itinere e 3.618 in occasione di lavoro. Ed è quest’ultimo il dato più preoccupante, perché è quello che definisce la qualità della quotidianità lavorativa degli italiani”, osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega.

Il settore delle costruzioni è il più colpito

Osservare l’andamento infortunistico per settore significa ripercorrere un quadriennio molto complesso per la salute e per l’economia del Paese. Nel caso di denunce di infortunio con esito mortale, a fine 2023 sono le Costruzioni a far registrare il maggior numero di infortuni mortali (150). Sono sempre le Costruzioni a detenere il triste primato di morti in occasione di lavoro lungo tutto il quadriennio considerato (522 decessi). Seguono le Attività manifatturiere (459) e dai Trasporti e Magazzinaggio (435 vittime).  Nel 2020, anno della pandemia del Covid, le Attività Manifatturiere e la Sanità riscontrano un picco se confrontati con il 2022 e il 2023. Nel 2023 è il settore delle Attività Manifatturiere quello che registra il valore maggiore di denunce di infortunio, sebbene su valori inferiori al 2020, seguito da Sanità, Costruzioni e Trasporti.

Le fasce di età più colpite: i più anziani, i giovanissimi

Oltre alla definizione del livello di sicurezza per ciascuna regione, l’Osservatorio individua nel corso del quadriennio 2020 – 2023 l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età. E lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità. Un dato, quest’ultimo, che continua ad essere sempre più preoccupante tra i lavoratori anziani. Proprio nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni l’incidenza nei quattro anni va da un minimo di 96 morti per milione di occupati relativo al 2022 ad un massimo di 188 nel 2020. A seguire, la fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (da 61 a 96). Ma c’è un altro dato molto significativo e altrettanto scoraggiante. Quello che riguarda i giovanissimi lavoratori e che, purtroppo, si ripete anno dopo anno; ovvero l’elevata incidenza di mortalità tra i 15 e i 24 anni. Il rischio di morire sul lavoro per loro, che nel quadriennio considerato va da 23 morti per milione di occupati a 28, è ben superiore rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (da 13 a 16 infortuni mortali ogni milione di occupati). 

I lavoratori stranieri rischiano il doppio degli italiani

Capitolo a parte quello dei lavoratori stranieri. Anche per loro si parla di incidenze di mortalità elevate rispetto a quelle dei colleghi italiani. E nell’ultimo biennio considerato dall’Osservatorio Vega Engineering è diventato addirittura più che doppio. Questo si evidenzia sia nelle morti in occasione di lavoro che in quelle in itinere. Le incidenze di mortalità in occasione di lavoro tra i lavoratori stranieri vanno dunque da un minimo di 63,9 morti per milione di occupati nel 2022 a 65,3 nel 2023, mentre per gli italiani si va da 31,1 nel 2023 a 44,1 nel 2020. Nel 2023 il rischio di morte sul lavoro risulta essere più che doppio rispetto agli italiani: gli stranieri, infatti, registrano 65,3 morti ogni milione di occupati, contro i 31,1 italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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