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Musumeci: “non pronti per la zona gialla”. Infrastrutture, “decide Roma”

Le difficoltà e le opportunità legate al Covid, i fondi del Recovery fund per la Sicilia e le scelte nazionali. Uno sguardo al Mediterraneo e la possibilità di ricandidarsi. Ne abbiamo parlato con il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci

Le difficoltà sanitarie ed economiche legate al Covid, la spesa dei fondi europei e il ruolo del Governo nazionale per le infrastrutture considerate strategiche per il territorio siciliano. Il ruolo della Regione e la possibilità di ricandidarsi. Ne abbiamo parlato con il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci.

Sicilia in zona arancione

La Sicilia è in zona arancione e lo sarà almeno per un’altra settimana. “Sono i numeri che determinano le decisioni della politica ovvero la condotta collettiva dei siciliani”, afferma Nello Musumeci, il presidente della Regione siciliana. Musumeci difende la scelta di posizionare la Sicilia in zona rossa nel mese di gennaio. “Abbiamo avuto ragione”, dice. Alla base della decisione sempre i numeri. “Eravamo a due mila contagi al giorno, oltre 40 perdite di vite giornaliere, in questo periodo abbiamo pressoché dimezzato quei numeri drammatici ma non siamo ancora pronti per la zona gialla”. Il presidente suggerisce “ancora un poco di pazienza” ma anche “responsabilità”. Abbassare la guardia, creare assembramenti e avere “atteggiamenti a volte anche irresponsabili” avrebbe come conseguenza “non uscire più dal tunnel e saremmo costretti a fare un passo indietro”.

Covid e Sicilia, danno di 10 punti del Pil

La questione Covid è strettamente legata alla crisi economica. Prima però, occorre risolvere il problema del Governo che non c’è. “Voglio sperare che dal Governo centrale, se otterrà la fiducia del Parlamento, potremo finalmente avere in Sicilia e non soltanto, i sostegni di carattere economico di cui gli operatori, le imprese e i lavoratori dipendenti hanno tanto bisogno. La pandemia ha dato un duro colpo all’economia dell’Isola che già doveva recuperare un grosso gap. Non ci sono delle stime dettagliate di quanto costa alla Sicilia una settimana in zona rossa o arancione. “Abbiamo una stima nazionale che prevede una perdita del prodotto interno lordo di circa 9 punti. Significa che per noi potrebbe essere di oltre 10 considerato che partivamo da una condizione socio-economica di forte degrado. Ce la tiriamo dietro da 40 anni e continueremo a farlo se non supereremo la condizione di perifericità che la Sicilia e il Mezzogiorno d’Italia continuano ad avere”.

Il futuro passa dal Mediterraneo

Secondo il presidente Musumeci, perché la nostra Isola possa avere un futuro più brillante e perdere il ruolo marginale non deve guardare solo all’Europa, “per la quale siamo geograficamente periferici”, ma anche e soprattutto al contesto del Mediterraneo. “Per geografia siamo protagonisti perché centrali”. Un centralismo geografico che deve diventare “protagonismo e centralità economica”. Per farlo Musumeci è convinto che occorre puntare su “infrastrutture strategiche”. Una richiesta fatta al Governo centrale “da due anni” ma che non avrebbe trovato risposte positive. “Speriamo, con il nuovo Governo, di essere più fortunati nell’ascolto”.

Recovery fund

Per risollevare l’Italia dalle conseguenze della pandemia si punta molto sui fondi europei del cosiddetto Recovery fund, anche in Sicilia. Il governatore Musumeci è ancora una volta critico nei confronti del Governo romano in carica fino a qualche giorno fa. Un Governo accusato di mancanza di scambio con le realtà territoriali. “Con il governo Conte 2 non c’è stato alcun confronto sull’utilizzo dei fondi del Recovery fund” dice chiaramente. Un fatto che considera “assurdo”. La Sicilia ha mandato un elenco di priorità, ma ancora una volta tutto dipende dai numeri. Questa volta da quelli dei soldi. “Se la risorsa per la Sicilia dovesse essere di 20 miliardi di euro, non basterebbero per le infrastrutture prioritarie”. “Attenzione – specifica Musumeci – non dobbiamo realizzarle noi, ma lo Stato”. Tra le richieste il collegamento stabile sullo Stretto di Messina, il completamento dell’anello autostradale che dalla provincia di Trapani deve arrivare a Gela “visto che da Siracusa a Gela la stiamo costruendo noi”, la velocizzazione delle ferrovie e il completamento del loro raddoppio, la realizzazione di un porto hub “che possa ospitare le navi mercantili che arrivano dal canale di Suez per consentire alla Sicilia di diventare la base logistica del Mediterraneo”.

Il ruolo della Regione

Musumeci parla di ruolo di concertazione per la Regione nei confronti di Roma, ma questo vale soprattutto per le scelte che, come detto, competono al Governo nazionale. La Sicilia potrebbe e dovrebbe fare di più dal canto suo, ma “ha poche risorse, non sarebbero sufficiente neanche a realizzare il progetto di quello che vogliamo fare”. “Abbiamo 3,5 miliardi e altrettanti li abbiamo già spesi da quando mi sono insediato, tutto denaro europeo. Non abbiamo restituito neanche un centesimo a Bruxelles”. Un impegno di spesa che ha portato a “centinaia di cantieri aperti nell’Isola, ma non possiamo creare infrastrutture strategiche”. Il governatore cita le strade provinciali “in Sicilia una vergogna” e la gestione delle scuole superiori per sottolineare la competenza statale. È Roma che “ha tagliato la testa alle Province” e gli enti territoriali “non sono più nelle condizioni di badare ai 15 mila chilometri di strade siciliane”.

Ricandidarsi? Forse sì

Il futuro della Sicilia passa anche da una classe dirigente all’altezza, “ma mi sono accorto di avere le scuderie vuote. Ci stiamo lavorando”. Musumeci auspica “una formazione ai valori” quindi l’obiettivo etico “di inseguire quello che appare giusto e non quello che appare utile”. Il presidente guarda ai giovani “che non hanno più un padre politico a cui guardare”. “Li stiamo educando a fare i centometristi invece in politica servono maratoneti. Serve tenacia, perseveranza, forza per alzarsi quando si cade”. In merito alla possibilità di una sua ricandidatura, non lo dice chiaramente, ma traspare un sì. “Il problema è capire se con il mio governo riesco a fare una cosa in più rispetto a quello che hanno fatto i governi che mi hanno preceduto. Solo così posso chiedere il consenso al popolo siciliano per completare quello che ho già iniziato”. La scelta, dice, “dipende dalla coalizione”, ma comunque il giudizio personale sull’operato svolto è positivo. “In questi venti mesi che ci restano dobbiamo lavorare con lo stesso impegno con cui abbiamo lavorato nella semina in questi primi tre anni. Io non mi sto risparmiando. Certo – aggiunge – se non ci fosse stata l’epidemia avremmo fatto mille altre cose in più però anche la gestione dell’epidemia è un fatto importante e straordinario. Credo di averlo fatto con grande senso di responsabilità e prudenza. Non guardando al consenso popolare, ma al numero dei morti che dovevo ridurre al minimo possibile perché il diritto alla vita è prioritario persino sulla politica”.

Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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