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Natalità, le città siciliane resistono. Ma sugli asili nido sono le peggiori

Catania e Palermo sul podio nazionale, con 1,38 figli per donna. Bene anche Ragusa. Sui servizi per l'infanzia, però, l'isola dimostra di essere ancora indietro

Ci sono due città siciliane nel podio italiano della natalità. A Catania e Palermo, secondo i dati dell’ultimo rapporto Istat sulla demografia, la media è di 1,38 figli per donna. Numeri più alti soltanto a Bolzano, che con 1,69 nati per donna detiene il primato della più alta prolificità, e Gorizia, dove il valore è di 1,42. Al quarto posto della classifica troviamo un’altra città siciliana, Ragusa, che vanta 1,36 figli per donna. Il “tasso di fecondità” siciliano nel 2020 è stato di 1,32, contro una media nazionale di 1,24. Nel 2008 il valore italiano era di 1,40, pari a 577 mila bimbi nati in un solo anno. Dodici anni dopo sono stati 404 mila, il 30 per cento in meno. L’andamento nazionale, sottolinea l’Istat, si avvicina sempre più alla media di un figlio per donna. “La riduzione delle nascite sembra non aver fine”.

Il peso della pandemia

Al primo gennaio 2021, i residenti in Italia ammontano a 59 milioni 259 mila, 384 mila in meno su base annua. Il 2020, si legge nello studio, è stato l’anno con il più alto numero di morti (13 ogni mille abitanti) e il più basso numero di nascite (7 ogni mille abitanti). A incidere sulla natalità è l’invecchiamento della popolazione femminile, insieme a fattori contingenti come la pandemia da Covid-19. Quest’ultima ha influito, sebbene gli effetti siano ancora difficili da valutare. “Occorre considerare che l’impatto psicologico di Covid-19, così come le restrizioni adottate, hanno avuto un peso sulle scelte riproduttive soltanto a partire da marzo”, annota l’Istituto nazionale di statistica. Per un semplice calcolo aritmetico, gli effetti di queste scelte hanno potuto manifestarsi soltanto a partire dal mese di dicembre 2020.

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Il Mezzogiorno si svuota

Contrariamente alle aspettative, non è il Mezzogiorno il “motore” della natalità italiana. “La fecondità si mantiene più elevata nel Nord del Paese, con 1,27 figli per donna ma in calo rispetto a 1,31 del 2019. Nel Mezzogiorno scende da 1,26 a 1,23 mentre al Centro passa da 1,19 a 1,17”. Dati che contribuiscono al calo della popolazione del Sud Italia, con una riduzione del sette per mille nel 2020. Il Centro perde il 6,4, e il Nord il 6,1 per mille. Come accennato la Sicilia è in controtendenza, ma almeno due aree mostrano un netto calo. “Il decremento demografico interessa le province di Caltanissetta ed Enna”. In quest’ultima scende anche la speranza di vita, di ben due anni, dato peggiore in Italia insieme alla città di Foggia.

Servizi per l’infanzia insufficienti

Come abbiamo visto a Palermo, Catania e Ragusa il numero di nuovi nati mantiene in equilibrio la bilancia demografica. A questa “resistenza” non sembrano corrispondere, però, sufficienti servizi. Secondo l’ultimo rapporto nazionale sugli asili nido promosso dalle associazioni Con i Bambini e Openpolis, quasi tutte le province con meno di 20 posti in asilo ogni 100 bambini sono concentrate nel Mezzogiorno. Otto di esse non raggiungono un posto ogni dieci bambini residenti, e di queste ben cinque sono siciliane: Trapani (9,7 per cento), Ragusa (8,7 per cento), Catania (8,1 per cento), Palermo (8 per cento) e Caltanissetta (6,2 per cento). La situazione si fa più complicata guardando alle singole città. Stavolta Catania è in fondo alla classifica nazionale, con meno di cinque posti ogni 100 bambini.

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Le altre città siciliane

Se il capoluogo etneo piange, le altre città siciliane non ridono. Tra gli ultimi dieci capoluoghi per posti in asilo ogni 100 bambini, sei si trovano in Sicilia. Catania, come abbiamo visto, è fanalino di coda. A Messina si contano meno di sei posti, mentre a Palermo poco più di sei. Agrigento si ferma a 8,5 posti, mentre Caltanissetta supera di poco i nove. Per salire (di poco) sopra i dieci posti ogni 100 bambini bisogna andare a Ragusa. Numeri che incidono negativamente sulla vita dei cittadini. “Un’offerta limitata di nidi ha effetti sulle scelte educative delle famiglie”, si legge nel rapporto. A pagare sono in particolare le donne. Non è un caso che le realtà territoriali più fragili “sono quelle dove l’occupazione femminile è più bassa e dove l’estensione dei servizi prima infanzia è inferiore”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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