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Nel 2021 in Sicilia 135 incendi al giorno. Colpa del clima e della mafia (e non solo)

Sono 78 mila ettari di territorio regionale incendiati la scorsa estate con un danno naturale irreparabile e un costo di milioni di euro. Secondo la relazione della Commissione regionale antimafia i motivi sono molteplici. Molta strada rimane sul piano della prevenzione

In Sicilia, nel 2021, sono andati in fumo 78 mila ettari di territorio, oltre il tre per cento dell’intera superficie dell’Isola. I roghi censiti sono stati più di ottomila, con una media di 135 al giorno nei mesi di luglio e agosto. All’origine di questo disastro naturale ci sarebbe il clima, che in estate crea “condizioni ottimali per l’innesco”, ma anche fenomeni criminali, “in particolare la mafia dei pascoli” ma non solo. È il contenuto della relazione sugli incendi dolosi approvata nelle scorse ore dalla Commissione regionale antimafia. Un fenomeno che negli ultimi anni non ha fatto che peggiorare, facendo andare in fumo ettari su ettari della macchia mediterranea siciliana. Il costo economico degli incendi è rilevante. Si tratta di milioni di euro per ogni intervento, tra mezzi impiegati e patrimonio bruciato.

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Il peso economico degli incendi

Non esiste una stima del costo totale annuo di tutti gli interventi, ma singoli casi danno bene l’idea di quanto il problema sia grave. La Commissione cita ad esempio il fine settimana tra il 28 e il 31 agosto 2020, quando ci furono otto incendi, uno dei quali distrusse la Riserva naturale protetta dello Zingaro, nel palermitano. Secondo una stima del Corpo Forestale della Regione siciliana, quattro giorni sono costati 746 mila euro per il solo spegnimento delle fiamme, con danni ambientali per tre milioni 502 mila euro. Secondo un’altra relazione, redatta dall’Ispettorato Forestale di Trapani, i costi di estinzione di una serie di incendi nella provincia “sono stati di 459 mila euro e il danno ambientale, addirittura, di cinque milioni 705 mila”. I mezzi antincendio incidono in modo significativo sulle spese. Come riferito alla Commissione dal dirigente del Corpo forestale regionale, Rosario Napoli, “un’ora di elicottero costa 2.300 euro a base d’asta. Un’ora di canadair costa intorno a 4.600 euro. Il canadair ha una capacità di circa 5.500 litri. Invece un’ora di S-64, che è l’elicottero più pesante, che ha una capacità di circa novemila litri, costa intorno ai novemila euro”.

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Roghi quadruplicati in 40 anni

Il problema dei roghi è notevolmente peggiorato negli ultimi anni, nonostante qualche passo avanti sulla prevenzione sia stato fatto. Secondo i dati riportati dalla Commissione, si è passati da una media di 250 incendi l’anno negli anni Ottanta a 537 negli anni Novanta a 797 negli anni Duemila, per arrivare a 936 negli anni Duemiladieci. Le cose sono peggiorate ulteriormente nel 2020, con 36 mila ettari di territorio andati in fumo, cifra più che raddoppiata nel 2021. Quest’anno la Regione siciliana ha deciso di anticipare al 26 aprile l’inizio della campagna antincendio, e nelle scorse ore ha firmato una convenzione con il corpo regionale dei Vigili del fuoco e il ministero dell’Interno, che prevede l’impiego di tredici squadre aggiuntive e geolocalizzate.

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Ragioni di vario tipo

Alla base del fenomeno degli incendi “non c’è e non ci può essere una sola causa”. Oltre alle ragioni climatiche, esistono motivi di interesse, spesso da parte di gruppi criminali. La Commissione ne cita alcuni. Si va dalla distruzione delle foreste “per la creazione di terreni coltivabili e di pascolo”, alla bruciatura di residui agricoli “per la pulizia del terreno in vista della semina”. E ancora, gli incendi possono servire “per trasformare il terreno rurale in edificatorio”, e persino per favorire “la creazione di posti di lavoro in relazione alle attività di ricostituzione e di spegnimento”. In altre parole, incendi innescati appositamente per essere spenti e lucrare sull’operazione.

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I sospetti sul fotovoltaico

Tra gli interessi economici che potrebbero nascondersi dietro i roghi, l’Antimafia regionale ipotizza anche “ombre nel business del fotovoltaico”. Come ricordato dall’ex presidente della Commissione Claudio Fava, “esiste la possibilità che ci possa essere un nesso tra questa diffusione dei roghi e gli interessi economici che girano attorno alla realizzazione di impianti fotovoltaici”. Sul tavolo ci sono molti soldi, ha ricordato l’ex presidente. “Ci sono quattro miliardi disponibili in Sicilia, e abbiamo già visto con l’eolico come all’interno di questi progetti assolutamente utili si possano infilare anche altre intenzioni, altri investimenti, altri denari e altri obiettivi”. Contro tale ipotesi, si precisa nella relazione, ci però almeno due argomenti. Anzitutto la legge 353/2000, per la quale “le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno 15 anni”. In secondo luogo la Commissione ricorda “l’enorme disponibilità di terreni agricoli pronti alla vendita, a prezzi più che convenienti, tanto per i proprietari quanto per le imprese”.

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La situazione dei forestali

Sul fronte del contrasto ai roghi è fondamentale il ruolo del Corpo forestale con le sue funzioni di prevenzione, vigilanza, avvistamento e segnalazione. Settore con ritardi storici. Secondo l’assessore regionale al Territorio, Toto Cordaro, sentito dall’Antimafia, il Corpo forestale sconta “una carenza di organico assolutamente sistematica”, considerando che gli ultimi concorsi “sono stati realizzati negli anni ’90 e ’91”. Un suo potenziamento è avvenuto tra l’estate del 2021 e l’inverno del 2022, quando sono entrati in servizio prima 58 e poi 42 nuovi dipendenti del Corpo forestale della Regione. In ogni caso l’età media degli nuovi agenti è superiore ai 50 anni e le carenze di organico non sono certo risolte. Per Cordaro servono “circa ottocento unità”, ed è necessario aprire al più presto “la tanto auspicata stagione dei concorsi”.

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Le proposte della Commissione

La Commissione fornisce alcuni suggerimenti per affrontare l’emergenza. Per il Corpo forestale serve “una nuova politica del personale” che garantisca efficienza”. Sul fronte della prevenzione bisogna “mettere i Comuni nelle condizioni di svolgere adeguatamente il compito di vigilanza in merito agli obblighi di scerbatura che la legge impone ai proprietari di terreni incolti”. Agli enti locali spetta anche “la tenuta e l’aggiornamento del catasto degli incendi”, che prevede tra l’altro “il divieto di pascolo nelle aree che sono state colpite”. Se i Comuni non dovessero provvedere, la Regione può esercitare poteri sostitutivi “nominando un commissario ad acta”. Fondamentale anche il potenziamento del parco mezzi del Corpo forestale. Da circa due anni, ricorda la commissione antimafia, “si attende la conclusione della procedura di gara di 25 milioni di euro per l’acquisto di circa cento fra autobotti ed autocarri”. Un intervento urgente vista l’anzianità dell’autoparco regionale, “che oggi risulta composto da circa 400 veicoli con una vetustà che va dai 18 ai 27 anni”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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