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Ortofrutta, mercato in crisi nel Sud-Est siciliano. Focus su Vittoria

La produzione degli ortaggi in serra registra un calo dei prezzi nel più grande mercato dell'Isola. A condizionare le vendite soprattutto le importazioni da altri paesi

Un’annata tra alti e bassi. Soffre il comparto orticolo del Sud-Est siciliano, soffrono i produttori della cosiddetta fascia trasformata, un tempo cuore pulsante dell’economia di questa zona della Sicilia. “Quest’anno in Italia è arrivata persino merce dal Senegal”, commenta Gino Puccia, presidente dell’Associazione commissionari del mercato ortofrutticolo di Vittoria. Da tempo ormai la Sicilia ha perso il suo ruolo leader nel panorama delle produzioni di ortaggi primizia. Altri Paesi hanno oggi un ruolo di primo piano nella produzione mondiale. La Spagna su tutti, con un sistema produttivo e commerciale concentrato nelle mani di pochi attori, riesce ad abbattere i costi di produzione e ad essere competitiva. La concorrenza viene anche dal Nord Africa, con Tunisia e Marocco che hanno abbattuto in poco tempo il gap di esperienza e professionalità, e dove ormai si trovano molte aziende gestite da italiani o collegate ad aziende italiane. “Ormai il mercato è davvero globale ed è difficile guardare solo ad un concorrente”, commenta Puccia. Nel frattempo in Sicilia intere produzioni vanno al macero.

Un’immagine del mercato ortofrutticolo di Vittoria

Gli effetti della pandemia

Un quadro aggravato dagli effetti della pandemia. Il lockdown aveva inzialmente impedito gli ingressi di merce proveniente da altri paesi, soprattutto dalla Spagna. Il mercato di Vittoria e la produzione del sud est siciliano era l’unico punto di riferimento per molti acquirenti, con un consequenziale, e limitato nel tempo, aumento dei prezzi. La Grande distribuzione organizzata (Gdo) e tutti i dettaglianti potevano acquistare solo merce italiana, a causa del blocco delle frontiere. Ma la chiusura di ristoranti e dell’intero settore Horeca aveva creato dei danni, “tagliando” un intero canale di vendita. Nel 2021, invece, la pandemia ha avuto un altro tipo di effetto. “ Il mercato è altalenante – aggiunge Puccia –, abbiamo avuto un picco di prezzi più alti soprattutto in una sola settimana, per il resto i prezzi sono bassi. Abbiamo dei lievi rialzi e poi delle cadute per cause che non riusciamo a identificare”. La merce, secondo la testimonianza di Puccia, arriva da più parti ed i picchi, verso l’alto o verso il basso, giungono improvvisi. “Abbiamo venduto i peperoni a 2,50 al chilo solo per pochi giorni: per il resto i prezzi si sono drasticamente abbassati. Ora i prezzi sono in calo perché in primavera la produzione di altri paesi aumenta”.

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Cambiano le abitudini dei consumatori

La pandemia ha soprattutto cambiato le abitudini dei consumatori: la merce più cara è meno richiesta. La Gdo è diventata l’unico punto di riferimento delle vendite, mentre si sono fermate quelle destinate ai ristoranti, chiusi da tempo. Ferme le cerimonie come i matrimoni, ma anche più semplicemente gli anniversari, i compleanni o le prime comunioni, è venuto meno uno dei canali di vendita più importanti. “Lo scorso anno la chiusura si era verificata per un periodo limitato, ora lo stop dura da mesi”, spiega Marco Lo Bartolo, commissionario nello stesso mercato di Vittoria.

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I danni del Tomato Brown

A segnare in negativo l’annata e il mercato anche il Tomato brown, virus che ha distrutto o danneggiato gran parte della produzione di pomodoro. La pianta colpita dal patogeno ToBRFV ha una produzione inferiore, limitata a quattro o cinque “palchi”, il frutto è più piccolo, perde colore e consistenza, a volte presenta delle chiazze più chiare che rendono problematica la vendita dei frutti. Il Tomato Brown colpisce soprattutto il pomodoro a grappolo ed i frutti rossi, ma anche il ciliegino ed il piccadilly non sono immuni. “Molti produttori hanno subito danni enormi – spiega Lo Bartolo – qualcuno ha dovuto estirpare le piante”. E la merce che arriva sul mercato è di qualità e quantità inferiore. “C’è poca merce, nonostante questo i prezzi non sono alti perché, come sempre, subiamo la concorrenza di altri paesi. Sabato scorso il nostro ciliegino si vendeva 1,10 euro, il piccadilly 0,90”. 

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Floricoltori e aziende sementiere

La produzione è stata condizionata anche da altre scelte. Alcuni floricoltori hanno riconvertito, a volte  parzialmente, le loro serre scegliendo di produrre ortaggi. I prezzi alti della stagione 2020 avevano incoraggiato tanti a fare questa scelta. Nel 2021 il miracolo non si è ripetuto. I prezzi sono altalenanti e tendenti verso il basso. La produzione in alcuni casi è stata danneggiata. Cause e concause che si intrecciano in un sistema economico che soffre da anni. Le aziende sementiere sono impegnate nella selezione di nuovi ibridi resistenti al virus e anche l’industria farmaceutica lavora per cercare di debellarlo.

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