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Panella, Battiato, Vasco: i segreti delle composizioni di tre grandi autori italiani

I loro testi hanno rivoluzionato la scrittura delle canzoni nella musica italiana, incantando intere generazioni di ascoltatori. Un esempio per quanti vogliono accostarsi alla musica

Nel precedente articolo abbiamo parlato dello “stato d’animo”, della predisposizione che sarebbe giusto avere quando si vuole avere un approccio alla scrittura di una canzone, in questa seconda parte analizzeremo degli autori che hanno fatto davvero scuola in Italia e rivoluzionato la scrittura. Chissà che dopo l’ascolto attento delle loro opere, possiate trarre ispirazione! Analizzeremo tre “modi” di comporre, tre autori italiani diversissimi tra loro.

Pasquale Panella

“Dal monte ventoso dei miei sentimenti sfoglia all’aria un rosa ricettario” oppure “di te non so più, sto più grave di Parigi sotto i grigi cieli, voglio bere un goccio, far la fine di uno straccio”. Lui è Pasquale Panella, scrittore, paroliere, autore del genio incompreso e passato a miglior vita, Enzo Carella, conosce la fama grazie al connubio artistico con Lucio Battisti, nella fase finale della sua produzione. È artefice della rinascita di Amedeo Minghi, coautore della riscrittura di opere monumentali quali Notre–Dame de Paris e Romeo e Giulietta, che valsero a Riccardo Cocciante gli applausi entusiastici di ogni platea nel mondo. La sua scrittura è fatta di suoni ed assonanze, il suono della parola infonde ad essa di per sé musicalità, l’uso dei passati remoti e delle sdrucciole che sembrano scintille e zampilli d’acqua: “in nessun luogo andai, per niente ti pensai e nulla ti mandai, per mio ricordo” tratto da “Le cose che pensano” contenuta nell’album, capolavoro assoluto, “Dongiovanni” di Battisti. Ma anche le parole tronche e le rime impossibili danno un carattere marziale e nel contempo romantico, avanguardia pura che è stata riconosciuta nel tempo, e come dice qualche produttore “avantissimo”, gli echi di Panella ormai li troviamo ovunque. La lingua si destruttura e scorporandosi acquista il valore intrinseco del suono contenuto in essa: “Da un chilo di affetti un etto di marmellata, se sbatti un addio c’esce un’omelette, le cosce dorate van fritte, coi sorrisi fai croquettes”. Troppo difficile?

Franco Battiato

Non basterebbe un articolo intero per descrivere la grande innovazione compositiva di Battiato. In “Assenzio” i Bluvertigo indicavano, tra le cose difficili da fare, “capire Battiato”. Il suo periodare è strettamente connesso al tessuto sonoro, come un fiume che trae forza dalla fonte: “Suoni lunghi di campane tibetane a valle svegliavano al mattino i falegnami di paese, temporali estivi con lenzuola appese, nell’aria qualche cosa si fermò”. Le tematiche esoteriche riescono ad incastrarsi in “discorsi” quotidiani, conferendo ai suoi testi una perenne sensazione di vertigine ed equilibrio, di bianchi e di neri, di ascesi e lucidità; basti ricordare “Venezia Istanbul”, dove la descrizione della somiglianza tra Venezia e Istanbul lascia intravedere barbagli di luce che filtrano dall’architettura, e culmina con “mi dia un pacchetto di Camel senza filtro e una minerva…”. La genialità di Battiato si risolve e si complica sull’esposizione del testo, sempre in moto acre, imponente, riesce a mischiare i sentimenti opposti, in “Povera Patria”, unisce frasi del tipo. “nel fango affonda lo stivale dei maiali”, con “la primavera intanto tarda ad arrivare”. Non è mai in dormiveglia il “Maestro”, è sonno profondo e lucida analisi del circostante, inarrivabile!

Vasco Rossi

Non storcete il naso! Ebbene sì, anche Vasco merita un posto tra gli dei! Il rocker di Zocca riesce a metterci la faccia, il corpo, le ferite e l’anima, rischia la vita ogni volta che scrive una canzone, non si risparmia, ci mette tutto, la sua magia sta nel trasferire e rendere musica le emozioni più intime senza usare parole altisonanti. Imprime su una registrazione la sua anima e il testo diventa un poesia senza tempo: “Toffee” descrive una quotidianità fugace e in quelle pochissime parole che compongono il testo si “sente” tutto lo spleen di piccoli gesti intimi fra lui e una donna, rassicuranti consuetudini condivise, sperate e mai avute, di “una vita normale” (e non “piena di guai”) che non arriverà mai, dell’attimo felice che si dissolverà in un battito d’ali. Canta una generazione fatta di sillabe, di esclamazioni, di mancanza di futuro, sembrano parole buttate lì a caso e invece canta e dice cose che avrebbero voluto dire tutti e si spinge dove altri hanno fallito, parole semplici, intrise di cuore, frasi ad effetto per colpire la sensibilità di chi ascolta: “Vivi in bilico e fumi le tue lucky strike e ti rendi conto di quanto le maledirai (…) quando ormai si vola non si può cadere più”. Quello che scrive Vasco lo abbiamo pensato tutti, ma non lo abbiamo detto mai per paura di apparire banali: “Senti che fuori piove? Senti che bel rumore”.

Seba
Seba
Produttore, songwriter, ha esordito come cantautore a livello nazionale nel 2006 con Domenica d’estate, conquistando i primi posti delle classifiche di vendita ed airplay, in seguito si dedica alle produzioni per altri artisti, tra gli ultimi artisti di successo prodotti troviamo Mario Venuti, Mario Biondi,Violante Placido. È sempre attento alle nuove tendenze musicali e dedica spesso le sue produzioni in favore dei nuovi talenti.

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