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Pesca, le sfide per il futuro. Dai nuovi fondi europei agli accordi bilaterali

L'apertura ieri a Catania del Blu day, gli stati generali della pesca organizzati dal MIpaaf, ha stilato le priorità per il futuro: usare i fondi europei per rinnovare un settore nel segno della sostenibilità, e stabilire regole chiare per l'uso del Mediterraneo, anche con i paesi del Nord Africa

Ieri nel capoluogo etneo funestato da un violento nubifragio si è aperto Blu Day, Stati generali della pesca, la due giorni di incontri promossi dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf), e dedicati alle politiche di sviluppo, sostenibilità e resilienza del sistema ittico mediterraneo. Le priorità per il futuro: usare i fondi europei per rinnovare il settore nel segno della sostenibilità, e stabilire regole chiare per l’uso del Mediterraneo, anche con i paesi del Nord Africa

Battistoni: “Sfruttare le opportunità del Pnrr”

I lavori sono stati apertidal Sottosegretario al Mipaaf, Francesco Battistoni. Dopo aver ricordato lo stato di emergenza in cui versa la Sicilia orientale, Battistoni ha dichiarato come sia “il momento giusto per mettere a confronto le istituzioni e il settore, ovvero le associazioni di categoria e i sindacati di tutto il mondo della pesca e dell’acquacoltura”. Obiettivo primario, arrivare alla programmazione europea 2021-2027 “convinti delle nostre proposte perché ci troviamo con l’opportunità di estenderle ad altre risorse, come il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Abbiamo già attivato il tavolo della pesca a livello nazionale e oggi siamo qui a ribadire quelle che sono le strategie per il futuro. Sono convinto che attraverso una costante concertazione potremmo farci trovare pronti”. Sul tavolo ci sono infatti potenzialmente “circa un miliardo di fondi che vengono ripartiti nel corso dei sette anni”, come ricorda Riccardo Rigillo, Direttore generale della pesca marittima e dell’acquacoltura Mipaaf.

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Rigillo: “Auspico una spesa più efficiente”

Rigillo ricorda come l’ammontare per il settore per il 2021-2027 “è molto simile a quello della precedente programmazione”, e il ministero, assicura, è già pronto “con una serie di misure alle flotte e per l’acquacoltura, rivolte alla transizione ideologica su poi bisogna bisogna puntare maggiormente”. La criticità non è però a livello di programmazione ma di capacità di spesa delle Regioni. “L’auspicio è che la spesa sia più efficiente a livello locale”. In merito alle note difficoltà dei pescatori italiani nel Mediterraneo, secondo Rigillo “c’è bisogno di un coordinamento con gli altri Paesi, cosa che viene fatta anche a livello della commissione generale della pesca nel Mediterraneo, per avere regole comuni a soprattutto garantirne il rispetto. Non si può prescindere dal lavorare tutti insieme”. Per quanto riguarda la Sicilia “ha delle sue specificità ma serve un cambiamento di mentalità della pesca per renderla un po’ più imprenditoriale e soprattutto per dare spazio ai giovani”.

Scilla: “Settore che dà tanto e chiede poco”

Per Toni Scilla, Assessore regionale dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea della Regione Sicilia, ci sono a oggi “le condizioni tecniche e politiche per poter davvero rilanciare un settore strategico. Il pil che produce alla pesca è non di poco conto ma non è da considerare soltanto l’imbarcazione e il marittimo ma l’indotto che genera questo settore, che è assolutamente straordinario sia sotto dal punto di vista prettamente economico che per i fini sociali”. Ma il primo ostacolo alla programmazione viene dai regolamenti europei. Per Scilla “prima di pensare a queste misure bisogna fare in modo che non possa essere varato quel provvedimento comunitario che di fatto riduce a soltanto due giornate le attività di pesca a settimana. Capite bene che non è sostenibile, e ritornando al concetto di sostenibilità economica servono queste giornate proprio per confrontarci proprio con chi quotidianamente svolge l’attività. Chi invece sta seduto comodamente nelle banche o nelle istituzioni deve comprendere che questo settore un settore che può dare tanto e chiede molto poco”. Sulle difficoltà operative, Scilla ricorda che “a livello nazionale dalla Farnesina e dal ministero della difesa che hanno aperto un tavolo per discutere coi nostri dirimpettai, soprattutto con la Libia”. Per l’assessore regionale però “non può più verificarsi che le nostre imprese devono pagare un prezzo altissimo sotto l’aspetto economico ma anche della sicurezza. Vanno assolutamente create le condizioni per sviluppare i rapporti bilaterali veri partendo dal mondo produttivo, dal mondo economico e già è la nostre imprese sono pronte: la pesca è già un mondo di incontro di culture, con equipaggi formati internazionali e persone di religione cristiana o musulmana”.

Abate: “Cambiare l’economia della pesca”

Francesco Saverio Abate, Capo Dipartimento delle politiche competitive, della qualità agroalimentare, della pesca e dell’ippica Mipaaf, ricorda infine quali siano le maggiori sfide della nuova programmazione europea per il settore: “Il problema è come riposizionare la pesca e l’acquacoltura all’interno di questo nuova filosofia”. E, assicura, “il Ministero non si è fatto trovare impreparato”. Primo passo, già avviato, “una consultazione pubblica per accordi di contratto di filiera. Vengono dall’esperienza agricola, dove nascono 2003. Con la grande quantità di denaro che arriva dal Pnrr abbiamo pensato di trasferire questa esperienza che in agricoltura ha funzionato al settore della pesca. Fra i problemi principali della pesca è che ha una economia lineare, che crea sprechi e rifiuti. Bisogna passare a una economia circolare, che riesca a sfruttare tutte le potenzialità che la pesca”. E il potenziale è anche sul fronte del lavoro. ” Qualche anno fa la Commissione europea disse che c’era la possibilità di creare 100 mila posti di lavoro grazie solo all’acquacoltura”. Resta però il problema di fondo, l’eccessivo “sfruttamento del Mediterraneo, che è un mare piccolo dove peschiamo in tanti, e in futuro probabilmente pescheremo in troppi. E non ci viene riconosciuta come italiani una priorità”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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