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Piste ciclabili: per Catania, Messina e Palermo la strada è in salita

Nella città peloritana non esistono percorsi per le due ruote. Un primato che non fa clamore in una Regione dove, nonostante otto milioni stanziati dall’Ue, le ciclabili funzionano solo a Siracusa e Ragusa

Otto milioni di euro a disposizione per le ciclabili in Sicilia. Vengono dal Fondo europeo di sviluppo regionale tramite il programma Pon Metro, e le possibilità di crescita sono tante. Ma mentre a Ragusa e Siracusa i risultati sembrano già essere tangibili, grazie alla creazione di tratti dedicati ai ciclisti sui litorali e lungo le ferrovie dismesse, le cosiddette greenway, le tre città metropolitane non hanno ancora concretizzato i progetti. A Messina, in particolare, non esistono attualmente delle vere piste ciclabili. A Palermo, destinataria di un recente contributo del ministero dell’Ambiente da 600 mila euro per la ciclabile tra via Praga e via Dante, restano ancora promiscui i percorsi all’interno del parco della Favorita. E a Catania, nonostante sulla carta si contino 20 chilometri, le cliclabili sono spesso poco fruibili.

Il progetto di ciclabile a Palermo

Al contributo speciale del ministero per la ciclabile tra via Praga e via Dante, si aggiunge un cofinanziamento da 400 mila euro dell’Amat, l’azienda dei trasporti di Palermo. E come afferma Chiara Minì, presidentessa della Consulta della bicicletta nel capoluogo siciliano, lungo il percorso “si era avviata una fase di sperimentazione. Una striscia bianca di delimitazione, qualche vecchio dissuasore, terreno non riasfaltato”. Ma con lo sblocco dei fondi ministeriali “la situazione dovrebbe migliorare”. Laddove l’amministrazione comunale sembra comunque rivolgere attenzione alla mobilità sostenibile, con tre nuovi progetti di ciclabili, nei cittadini non c’è ancora la cultura della bicicletta. “A Palermo – continua Minì – ci sono dei percorsi ciclabili, come quello che va dal porto Sant’Erasmo a Mondello, ma nel parco della Favorita esso diventa promiscuo ai pedoni e questa soluzione non va bene, crea attriti tra chi passeggia a piedi e chi in bici”. 

Ad Acireale l’ex ferrovia sarà ciclabile

I fondi europei a disposizione della Sicilia potrebbero essere investiti nella cosiddetta “Magna Grecia”, tratto meridionale di una ciclovia europea detta EuroVelo, fuori dal percorso urbano, che coinvolgerebbe Catania e Ragusa. Si tratta di percorsi per cicloturisti noti come greenway, come le vecchie reti ferroviarie dismesse e adibite a ciclovie lungo tratte pianeggianti. “Ad Acireale – racconta Sara Leonardi, presidentessa di Legambiente Acireale – la vecchia ferrovia diventerà un percorso ciclopedonale grazie a un bando comunale vinto dall’agenzia turistica Wishing Sicily”. L’agenzia avrà l’obbligo di tenere aperti i cancelli del percorso nel fine settimana, “ma ci auguriamo che l’ingresso al pubblico sia consentito ogni giorno liberamente”. E anche a Palermo ci sono progetti in corso: a Ficuzza c’è già una greenway, mentre di un’altra “si discute da tre anni. Andrebbe da Palermo a Monreale, territorio che rientra nel patrimonio dell’Unesco” afferma Chiara Minì.

Siracusa e Ragusa le migliori in Sicilia

Sulla retta via anche Siracusa e Ragusa. Riguardo alla prima così si esprime Viola Sorbello, presidentessa del circolo Legambiente Catania: “Siracusa gode di una pista ciclabile panoramica dal monumento ai Caduti a contrada Targia, ha il Pums pronto (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e sfrutta le corsie d’emergenza come promiscue. Inoltre – continua la Sorbello – per incentivare la mobilità sostenibile in questa fase pandemica sta realizzando nuove piste ciclabili ancora in via emergenziale, delimitate solo da segnaletica orizzontale e verticale”. Non da meno Ragusa, che gode di una lunga pista ciclabile lungo il suo litorale e di altre interne, come quella che attraversa Modica. 

Catania: tanti chilometri poco fruibili

A Catania, nel tessuto cittadino, sono presenti quattro piste ciclabili: la più antica si trova al viale Kennedy, dal faro all’ex palaghiaccio. Le altre tre sono lungo via Di Prima (che collega piazza Stesicoro alla Stazione Centrale), al lungomare e a Librino, dal viale Moncada a San Teodoro. A queste piste ciclabili su corsia protetta o riservata su marciapiede, che si snodano per un totale di cinque chilometri e mezzo, si aggiungono dei percorsi misti lungo le zone a traffico limitato (ztl) o nelle corsie preferenziali dei bus. A conti fatti, Catania conta quasi 20 chilometri di rete ciclabile, ma questo non è sufficiente. Attilio Pavone, rappresentante di Salvaciclisti Catania, gruppo che si batte per una migliore mobilità sostenibile nella città etnea, precisa che “non si possono annoverare le corsie dei bus miste nella rete ciclabile”. Ne fa una questione di sicurezza. “A meno che la frequenza di questi mezzi a motore non sia bassissima, è pericoloso per i ciclisti e per gli autisti degli autobus camminare sulla stessa corsia sorpassandosi quando necessario. Anche i marciapiedi non sono l’ideale, soprattutto se occupati dalle bancarelle degli ambulanti come nei pressi di piazza Stesicoro”. 

A Librino un percorso nell’argilla

Non sono questi i soli problemi secondo Pavone. “Finché non ci sarà una mobilità urbana razionale, con collegamenti tra mezzi pubblici e piste ciclabili, queste ultime saranno fini a se stesse”. È il caso della ciclabile di Librino: “Si tratta di un’infrastruttura nuova, un chilometro e mezzo costato quasi due milioni di euro. Il problema è che non è connessa al resto della città, attraversa solo le colline argillose del viale Moncada”. Non diversa la situazione per la pista del lungomare. “L’amministrazione Bianco spese molto più del previsto, 800 mila euro, ma manca un collegamento al porto” denuncia Pavone. Il litorale della Playa, nella zona Sud del capoluogo etneo, risulta quindi irraggiungibile in maniera sicura.  

Gli esempi di Reggio Emilia e Trento

E mentre le città del nord Italia migliorano la loro mobilità urbana sostenibile (Reggio Emilia nel 2019 ha raggiunto i 44,37 metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti), in Sicilia si fanno passi ancora troppo piccoli. In un periodo in cui i trasporti pubblici sono limitati ed è stato dimostrato che l’inquinamento intenso contribuisce alla diffusione del Covid-19, investire sui percorsi ciclabili e sul cicloturismo sembra un’ottima idea. “La mobilità alternativa ha costi ridotti e dispone di fondi europei che andrebbero acquisiti dalle amministrazioni. Bisogna entrare nella mentalità che il cicloturista porta soldi e la Sicilia attirerebbe moltissimo con i suoi paesaggi. Nel Trentino il surriscaldamento globale ha favorito la trasformazione di vecchie piste da sci con costosa neve artificiale in economiche ciclovie, con l’arrivo di cicloturisti e di tutti i guadagni conseguenti”, conclude Viola Sorbello.

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Olga Stornello
Olga Stornello
Nata a Catania il 2 aprile 1994, Olga Stornello è una giornalista pubblicista. Laureata in filologia classica, il suo curriculum di studi è legato al mondo latino e greco e intriso di amore per la letteratura italiana. Questa passione per il mondo umanistico si affianca a una curiosità innata che la porta a mettersi in gioco anche in campi non legati ai suoi studi. È così che ha iniziato a collaborare con agenzie stampa e testate giornalistiche sia online sia cartacee.

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