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Più “referenti Covid” che verifiche di agibilità: il paradosso dei nidi siciliani

Lo stato degli edifici scolastici in Sicilia è allarmante secondo l'ultimo report di Cittadinanza attiva. Meno della metà degli asili ha verificato la vulnerabilità sismica, e nelle altre scuole la situazione non migliora

Metà degli asili nido siciliani ha nominato un “referente Covid”, ma solo un terzo dispone del certificato di agibilità. La media nazionale è del 56 per cento. Sono alcuni dei dati dell’ultimo rapporto sulla sicurezza a scuola dell’associazione Cittadinanza attiva, che quest’anno ha dedicato un focus agli asili. La fotografia non sembra esaltante. Su 46 nidi censiti nell’isola, distribuiti in 36 Comuni, meno della metà ha effettuato la verifica di vulnerabilità sismica, malgrado il territorio altamente a rischio. Un ritardo che non sarebbe dettato dalla mancanza di risorse. Secondo il report, nel 2020 la Sicilia è stata la terza Regione in Italia, dopo Campania e Lombardia, per fondi per l’edilizia scolastica e le strutture della prima infanzia, con 57 milioni di euro. Il rapporto esamina anche la situazione delle scuole. Dal 2015, ammette Cittadinanza attiva, “è stata invertita la rotta sull’edilizia scolastica”. Malgrado ciò “permangono numerose criticità”, a cui il governo nazionale deve dare “risposte certe e rapide”. Anche sfruttando l’occasione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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I numeri degli asili nido

Tornando agli asili, l’isola ne conta 434.220 pubblici e 214 privati. I posti a disposizione sono poco più di 12 mila, 7.500 nel pubblico e 4.500 nel privato. Delle 46 strutture contattate da Cittadinanza attiva, quattro sono state costruite prima del 1975 (otto per cento) e 18 a partire dal 1976 (39 per cento). La maggior parte, però, non comunica il dato (53 per cento) rendendo difficile stabilire la vetustà complessiva degli edifici. Come detto, meno di un terzo degli asili dispone dell’agibilità. Lo stesso discorso vale per il collaudo: solo il 30 per cento ne è fornito, contro una media nazionale del 50 per cento. Sul fronte della sicurezza sismica, invece, il dato supera la media del Paese. Il 46 per cento dei nidi ha effettuato le verifiche, contro il 32 per cento nazionale. In generale, sulla sicurezza degli edifici in caso di terremoto, “i dati sui nidi descrivono una situazione migliore rispetto a quella degli edifici scolastici, anche se ancora grave”.

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Poca attenzione alla sicurezza

I numeri non sembrano esaltanti nemmeno sugli altri fronti della sicurezza. Solo il 37 per cento degli asili siciliani dispone dei requisiti minimi di prevenzione degli incendi, contro una media italiana del 60 per cento. Dati che Cittadinanza attiva giudica non soddisfacenti, “anche se va tenuto presente che il rischio incendio ha un indice di probabilità per le scuole e i nidi basso”. Quanto alla conformità delle strutture, meno della metà degli asili censiti ne è fornito (46 per cento), mentre solo il 30 per cento dispone dell’agibilità igienico-sanitaria. Ancora, solo il 35 per cento dispone di un Piano di emergenza, e meno del 50 per cento si è dotato di una adeguata segnaletica di sicurezza. Appena il 20 per cento, infine, ha effettuato le prove di evacuazione.

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La questione del “tempo pieno”

Quanto alla copertura del servizio, il tempo nell’isola – cioè l’apertura degli asili sia la mattina che il pomeriggio, per venire incontro alle esigenze di genitori e famiglie – continua a essere lontano. Secondo il rapporto, in Italia è garantito nell’89 per cento dei nidi, mentre l’11 per cento offre il servizio soltanto la mattina. Di questi, “il 65 per cento appartiene a tre regioni del Sud, Campania, Puglia, Sicilia”. Nella regione non mancano alcune eccezioni positive. Il rapporto cita infatti l’esempio virtuoso del Comune di Messina, “che addirittura ha ampliato l’orario grazie all’attivazione di un progetto finanziato con la ‘Buona scuola’, prolungando l’orario pomeridiano fino alle ore 21 in base alle richieste pervenute dalle famiglie”.

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Studenti in diminuzione

Il rapporto analizza anche gli altri livelli del sistema scolastico. E fotografa un calo trasversale del numero degli alunni. Quelli censiti nel 2020 sono poco più di 702 mila, di cui circa 28 mila con disabilità, con meno di 36 mila classi a disposizione. Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, gli alunni sono stati quasi 102 mila, contro i 105 mila dell’anno precedente. Le classi sono leggermente diminuite, passando da 5.100 a 5.067. Per quanto riguarda la scuola primaria, gli alunni sono stati 214 mila, contro i 219 mila dell’anno precedente. Anche in questo caso le classi sono diminuite, passando da 11.963 a 11.859. Il trend demografico risulta in calo anche per gli altri cicli scolastici. Gli studenti della scuola media lo scorso anno sono stati 146 mila, contro i 149.500 del 2019/20. Stavolta la diminuzione non coincide con un calo delle classi. Nel 2020 sono state 7.472, lo stesso numero dell’anno precedente.

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Il problema delle “classi pollaio”

Situazione simile anche nella scuola superiore. Lo scorso anno gli studenti sono stati 240 mila, contro gli oltre 243 mila del 2019. Le classi si sono ridotte di alcune unità, da 11.564 a 11.558. La diminuzione del numero di studenti non riguarda solo la Sicilia, precisa Cittadinanza attiva, ma “tutte le regioni italiane anche se con percentuali diverse”. Se il numero degli alunni scende, il problema della carenza di aule è ben lontano dall’essere risolto. In Sicilia, come nel resto del Paese, è ancora ampiamente diffuso il fenomeno delle “classi pollaio”. Un problema annoso, di cui la pandemia “ha messo in luce ulteriori effetti negativi, come quello di non poter garantire il distanziamento di almeno un metro tra gli studenti, […] con grande spreco di denaro pubblico per porvi rimedio con banchi mono posto e nuovi spazi da adibire ad aula”.

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“Interventi urgenti sul rischio sismico”

Anche per le scuole di ordine superiore il report affronta il tema del rischio sismico. La Sicilia è al secondo posto in Italia per numero di scuole in zona a rischio medio-alto (3.378). Nell’isola, infatti, la stragrande maggioranza degli istituti (3.146) si trova nella zona due, con rischio valutato come medio, e nella zona uno, con rischio alto (232). Le altre si dividono tra zona tre (rischio basso, 34 scuole) e zona quattro (rischio molto basso, 257 scuole). Il record nazionale spetta alla Campania, dove le scuole in zona a rischio medio-alto sono 3.535. La situazione migliora nel resto del Paese, ma nessun territorio può dirsi estraneo al problema. “Sono 11 le regioni che hanno Comuni in zona uno ma tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna, hanno Comuni e scuole in zona due”, sottolinea il rapporto. Per questo, secondo l’associazione, la situazione richiede “interventi urgenti di adeguamento sismico […] o di sostituzione degli edifici”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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