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Priolo, sfuma l’area di crisi complessa. Per i lavoratori “serve garanzia statale”

La bocciatura del ministro Giorgetti è stata contestata dall'assessore regionale alle Attività produttive Turano, ma per altri osservatori l'area di crisi "non era lo strumento giusto per affrontare la situazione". Su Lukoil approvato emendamento ad hoc nel decreto Aiuti

Non ci sarà nessuna area di crisi complessa per il polo petrolchimico della provincia di Siracusa. La richiesta per il sito di Priolo – che ospita la Ipab, alle prese con una crisi del petrolio legata alla guerra russo-ucraina, che mette a rischio diecimila posti di lavoro – è stata bocciata nei giorni scorsi dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Molto rumore per nulla, verrebbe da dire, visto ciò che prevede la legge. Sull’area di crisi la Regione siciliana aveva puntato tutto, ma forse ha sbagliato le sue valutazioni. “La legge 181 sul rilancio delle aree industriali non è mai stata, a mio avviso, lo strumento giusto per affrontare le esigenze di Priolo”, spiega a FocuSicilia Stefania Prestigiacomo, deputata siracusana di Forza Italia. “Eravamo consapevoli che la norma non desse molte chance, ma speravamo che servisse ad accendere i riflettori sul polo industriale”, conferma Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa. Per quanto riguarda Lukoil, la soluzione sembra a portata di mano. “Serve una garanzia statale che permetta all’azienda di cercare il petrolio sul mercato quando scatterà l’embargo russo”, concordano Prestigiacomo e Bivona.

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I problemi dell’area di crisi

Lo stop all’area di crisi complessa è arrivato pochi giorni fa, nel corso del question time di Giorgetti alla Camera dei deputati. “In base alla vigente disciplina, finora non si sono verificate le condizioni per il riconoscimento”, ha chiarito il ministro dello Sviluppo economico. Una decisione contestata dall’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano – per cui la vertenza “avrebbe richiesto valutazione diversa” -, ma che non ha sorpreso altri osservatori. “Quella procedura, nella maggior parte dei casi, si applica a siti industriali in sofferenza, che vengono accompagnati alla chiusura”, spiega Prestigiacomo. Una situazione ben diversa da quella di Priolo, “che vive invece una fase delicata legata alla transizione ecologica, al conflitto ucraino, al sequestro del depuratore. Difficoltà contingenti che non c’entrano con il mercato o il funzionamento degli impianti”. Per la deputata il polo va rilanciato alla luce della transizione ecologica, “tenendo conto di una storia d’impresa lunga 70 anni e di professionalità di altissimo livello”.

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Rivedere i criteri del Pnrr

A sostenere la strategia della Regione anche Confindustria Siracusa, che a novembre 2021 aveva sottoscritto la richiesta di area di crisi complessa insieme a enti, associazioni e sindacati. Oggi però il presidente Bivona sembra dare un valore più che altro simbolico all’iniziativa. “Speravamo che servisse a sollecitare l’attenzione del governo nei confronti della decarbonizzazione, che costerà tre miliardi alle aziende dell’area”, spiega il presidente. Le raffinerie “devono essere accompagnate in questo percorso”, anche utilizzando le risorse europee, “se necessario rivedendo gli obiettivi del Pnrr”. Al momento, il polo di Priolo è alimentato esclusivamente da fonti fossili, ed è tagliato fuori dalle linee di finanziamento. Per Bivona il Piano nazionale di ripresa e resilienza “non è un dogma”. “Non capisco perché non possa essere aggiornato e rivisto, anche alla luce della situazione che stiamo vivendo con la guerra in Ucraina. In altre nazioni le risorse vengono usate per finanziare centrali nucleari e a carbone”.

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Una garanzia statale per Isab

Per quanto riguarda Lukoil, la soluzione è nel Decreto aiuti, che dovrebbe essere approvato nei prossimi gironi. Un emendamento a firma Prestigiacomo, inserito nel testo, prevede l’istituzione di un tavolo tra i ministeri dello Sviluppo economico, della Transizione ecologica e delle Finanze, oltre alla proprietà dello stabilimento Isab, “al fine di individuare possibili soluzioni volte a favorire la prosecuzione dell’attività dell’azienda”. “In una prima versione avevamo chiesto che Sace (Servizi assicurativi del commercio estero, azienda controllata dal ministero delle Finanze, ndr) garantisse l’Isab fino a un massimo di 1,8 miliardi di euro”. Per Prestigiacomo la soluzione a cui arriverà il tavolo “sarà probabilmente una forma di garanzia statale vicina a ciò che avevamo proposto. In ogni caso, ci sarà l’obbligo di legge di trovare una soluzione positiva al problema”. Una proposta, quella della garanzia statale, condivisa da industriali e sindacati. “Quel che è certo è che a pagare non possono essere diecimila lavoratori di Priolo”, commenta Giacomo Rota, segretario di Filctem Cgil Sicilia.

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Il peso (indiretto) delle sanzioni

La raffineria Lukoil, ha ricordato Giorgetti, appartiene a una società che ufficialmente non è sottoposta a sanzioni. Nella realtà è messa in difficoltà dalle banche, “che operano con estrema prudenza nei confronti di soggetti che hanno un azionariato riconducibile sostanzialmente alla Russia”. In altre parole, non fanno più credito all’azienda, che ha difficoltà a rifornirsi di greggio sul mercato. Ecco perché Ipab, che prima della guerra in Ucraina importava da Mosca soltanto il 40 per cento del petrolio, oggi dipende esclusivamente dalla Russia. E potrebbe essere messa con le spalle al muro dallo stop al greggio russo che scatterà da dicembre. “L’embargo via mare deciso dal Consiglio europeo ha aggravato le preoccupazioni riguardanti le prospettive della raffineria di proprietà della società localizzata nel polo industriale di Priolo”, ha confermato Giorgetti.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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