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Protesta dei trattori in tutta Europa. Agricoltori contro la nuova Pac “green”

Pagamenti diretti subordinati alla svolta green, terreni incolti, pesticidi, coltivazioni biologiche. Perché gli agricoltori manifestano in in tutta Europa e occupano strade e piazze con i trattori

Gli agricoltori manifestano in in tutta Europa. Sono scesi in strada in protesta con i propri trattori anche in Sicilia per dimostrare la loro rabbia per le decisioni europee per il settore. E continuano nonostante l’annuncio della presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, del ritiro della normativa Sur, che imponeva una drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci e pesticidi. Al centro del problema la politica agricola comunitaria, Pac. È soprattutto la sua recente “svolta green” ad essere colpevole, a detta degli interessati, di star contribuendo a rendere economicamente insostenibile l’attività. Burocrazia che si aggiunge a un sistema produttivo già fortemente pregiudicato da altri fattori. Non mancano i cambiamenti climatici, l’aumento dei costi di produzione e la concorrenza di paesi terzi non vincolati da standard elevati come quelli europei. Due su tutti: Canada ed Ucraina.

Protesta con i trattori perché pagati per non coltivare

La Pac costituisce uno dei pilastri dell’UE sin da quando Belgio, Francia, Italia, Germania, Paesi Bassi e Lussemburgo istituivano – nel 1962 – un sistema di sostegno economico all’agricoltura. Duplice il fine: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e armonizzare le regole di concorrenza. Tali obbiettivi venivano perseguiti, in origine, principalmente attraverso due misure: la determinazione di un prezzo di acquisto garantito per i prodotti agricoli rimasti invenduti sul mercato e l’introduzione di tariffe sulle importazioni. Tali interventi permisero in breve al continente europeo di incrementare fortemente la produttività e raggiungere l’agognata indipendenza alimentare. Il sistema, nel tempo, è stato oggetto di numerose riforme. Tra queste, va menzionata quella del 1992 nota come “riforma Mac Sharry” (ex ministro della finanza irlandese e commissario europeo all’agricoltura). Ha fortemente ridimensionato il sistema di acquisto garantito dei prodotti rimasti invenduti e ha introdotto per la prima volta un meccanismo di aiuti compensativi diretti al sostegno del reddito degli agricoltori che, sostanzialmente, iniziavano ad essere “pagati per coltivare”.

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La posizione dell’Europa e degli agricoltori

Questo sistema permane tutt’oggi e una porzione importante dei fondi europei destinati all’agricoltura continua a essere impegnata nel sostegno al reddito. Tuttavia, come è facile intuire, gli odierni obbiettivi della Pac sono in gran parte differenti rispetto quelli perseguiti negli anni 60’ e negli anni 90’. Da qui nascono i problemi, infatti, l’ultimo piano quadriennale concordato dal Consiglio e dal Parlamento europeo nel luglio 2021 (entrato in vigore nel gennaio del 2023) ha modificato lo schema dei pagamenti diretti. Sono adesso subordinati al rispetto delle regole dettate a sostegno delle politiche “green”. In particolare, oggi, l’agricoltore che voglia accedere ai contributi diretti deve impegnarsi a destinare all’incolto il 4 per cento della Superfice agricola utilizzata, Sau. Questo, secondo l’UE, dovrebbe portare benefici al livello ambientale e contribuire alla tutela della biodiversità. Secondo gli interessati, invece, tale politica determina il rischio di gravissime perdite al livello produttivo ed economico, soprattutto a lungo termine.

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Cosa c’entra il green deal con le proteste dei trattori

A queste preoccupazioni devono aggiungersi quelle derivanti dagli effetti del “Green deal”, avviato dalla Commissione nel dicembre 2019. Il pacchetto comprende misure riguardanti clima, ambiente, energia, trasporti, industria, agricoltura e finanza sostenibile e mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. A questo scopo, per il settore agricolo si prevedeva la riduzione del 50 per cento dell’uso dei pesticidi entro il 2030. A questo va aggiunta la destinazione a coltivazione biologica del 25 per cento delle terre, sempre entro il 2030. Tuttavia, nel novembre del 2023, il Parlamento ha fortemente ridimensionato il primo di questi obbiettivi. Il risultato è un rinvio del termine al 2035 e una rivisitazione al ribasso della percentuale della riduzione. Principi analoghi sembra che saranno seguiti per tentare di placare le proteste legate alla Pac. Tra le proposte alla presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, una deroga per tutto il 2024 alla regola che impone agli agricoltori il 4 per cento dell’incolto. Rimane un clima teso e di assoluta incertezza. Continuano le proteste e i temi ad esse legati si candidano a essere l’ago della bilancia delle imminenti elezioni per il rinnovo del Parlamento Ue, programmate per giugno 2024.

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