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Racket e Covid. Grassi (Asaec): “Gli effetti si vedranno tra anni”

Usura, estorsione, pizzo: la pandemia ha messo in evidenza non tanto le fragilità odierne, "ma quelle degli scorsi anni", spiega Nicola Grassi, presidente di Asaec, associazione che nel 2021 compie 30 anni

La crisi economica italiana, conseguenza della pandemia da Covid-19, potrebbe avere effetti nefasti anche sui casi di estorsione ed usura. Già ad aprile Svimez, associazione per lo sviluppo industriale del mezzogiorno Mezzogirono, aveva stimato un aumento del rischio per gli imprenditori del Sud di quattro volte. “Ma i numeri e le stime che in questi giorni si leggono sulla stampa non sono credibili”, afferma Nicola Grassi, presidente di Asaec, associazione antiestorsione attiva dal 1991 a Catania. Al momento, per effetto della diffusa mancanza di liquidità “stanno emergendo denunce di episodi risalenti al 2019 o al 2018. Gli effetti di quanto avvenuto nel 2020 li vedremo tra anni”.

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“L’amico insospettabile”

L’esperienza sul campo, fatta di “accompagnamento fin dalla fase di denuncia e in tutte le fasi processuali, ha fatto emergere come spesso sia un conoscente fidato a introdurre chi è in crisi verso l’usura”. Un metodo collaudato, che parte spesso da intermediari creditizi accreditati che, “approfittando di un, evidentemente voluto, ritardo nell’erogazione ad esempio di un finanziamento collegato a difficoltà burocratiche, presentano un ‘amico vicino’ insospettabile, che comincia a prestare delle somme di denaro magari all’inizio irrisorie, arrivando man mano a cifre maggiori a cui non si riesce a far fronte”. Il risultato, spesso, è quello di perdere non solo la propria attività “ma anche i beni personali, compresa la casa”.

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Gli strumenti di legge, poco conosciuti

Eppure ci sarebbero degli strumenti per evitare queste derive. “C’è la legge 3 del 2012 per il sovraindebitamento. Poi esiste l’organo di composizione della crisi, presso l’Ordine dei commercialisti, e naturalmente la via giudiziaria”. Un dato concreto dell’usura, non solo nel periodo Covid, ribadisce, “è impossibile darlo, e ce lo dicono i nostri rapporti diretti con le forze dell’ordine. Le denunce sono poche”. Nel contempo però i dati della Corte di appello di Catania per il 2019 parlano di oltre 3900 casi di sovraindebitamento. “Molti forse non conoscono strumenti come il fondo di rotazione previsto a livello nazionale, o quello di solidarietà che garantisce un mutuo a tasso zero a chi ha denunciato usura ed estorsione. C’è anche il fondo di prevenzione, che finanzia le imprese proprio per prevenire il rischio”. Gli strumenti, quindi, ci sono, ma le denunce arrivano solo quando “si arriva a un livello di sopportazione non più sostenibile. Noi riceviamo le segnalazioni tramite i nostri canali, come il sito Internet, e avviamo una serie di colloqui in ambiente protetto. E li si decide insieme l’iter”.

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Il “no” all’antiracket finanziata dallo Stato

L’associazione, dedicata a Libero Grassi e composta “quasi tutta da persone che hanno denunciato nella loro vita il ‘pizzo’, l’estorsione o l’usura, e questo ci permette da subito di capire bene le difficoltà e le paure di chi ci troviamo davanti”. E Asaec compirà trent’anni il prossimo novembre: “Siamo stati i secondi in Sicilia, dopo Acio di Capodorlando fondata da Tano Grasso, che è stata anche la prima in Italia”. Tre decenni nei quali la lotta al racket si è evoluta, con a oggi 42 associazioni iscritte nell’albo regionale dedicato. Un proliferare che non convince Asaec. “Gli ultimi dieci anni hanno portato però anche a una crisi profonda per grande quantitativo di denaro dedicato all’antiracket. Noi siamo sempre stati convinti che si debba stare fuori dalle istituzioni, per poter agire liberamente in quel mondo fatto di connivenze dei cosiddetti colletti bianchi”.

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Beni confiscati, l’appello per un bando

Un metodo operativo che per Asaec si traduce anche nell’utilizzo di una sede propria, in affitto. “Il nostro sostentamento viene dal cinque per mille, e con questi soldi abbiamo affittato una sede da qualche mese a Catania”. La prospettiva sarebbe quella di utilizzare “un bene confiscato alla criminalità organizzata. Ma abbiamo deciso di non procedere a una richiesta, che avverrebbe senza bando quindi per affidamento diretto”. E in questi anni a Catania, che conta centinaia di beni sottratti alla criminalità organizzata, è stato fatto “un solo bando, quello per il Giardino di Scidà. Attendiamo che venga fatto nuovamente”, conclude Grassi.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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