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Ragusa, l’esperienza civica degli orti urbani “nata da un patto di comunità”

Nel centro del capoluogo ibleo, nella vallata Santa Domenica, venti cittadini hanno preso possesso degli antichi orti. Sono la prima parte dell'ecomuseo Carat, un ambizioso progetto nato "dalla condivisione", come racconta l'architetto Paola Schininà

Recuperare la vallata San Domenica, con la sue vegetazione e le storiche cave, le latomie. Si tratta “di un pezzo di città centrale e storico. Ma come farlo?” La domanda se l’è posta l’amministrazione comunale di Ragusa da anni, racconta il sindaco del capoluogo ibleo Peppe Cassì, e la risposta è arrivata dall’attivismo civico: l’ecomuseo Carat. Si tratta di un acronimo di “Cultura, architettura rurale, ambiente e territorio”, come spiega l’architetto Paola Schininà, che insieme a un gruppo di cittadini ha inviato “la proposta all’amministrazione comunale nel 2019”.

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Un “patto di comunità” per prendersi cura dei luoghi

Da tre anni quindi l’ecomuseo è realtà, e con un investimento limitato da parte del Comune “che si può quantificare in circa 20 mila euro spesi finora”, spiega Schininà, che per questi tre anni è stata coordinatore del comitato tecnico-scientifico dell’ecomuseo, “come punto di incontro tra l’ente comunale e i cittadini”. L’ecomuseo si basa del resto proprio su un patto di comunità, “un regolamento, con il quale si decide di prendersi cura di un territorio”. Il tutto è nato “con riunioni settimanali per capire quali fossero gli elementi caratteristici del patrimonio materiale e immateriale di Ragusa”. L’ecomuseo dovrebbe quindi racchiudere tutti quei luoghi e tradizioni identitari che fanno del territorio dentro e attorno a Ragusa qualcosa di più della meta turistica ambita degli ultimi decenni in seguito al successo del “commissario Montalbano“. Non solo le bellezze architettoniche tardobarocche di Ibla, patrimonio Unesco, o la località balneare (bandiera blu) di Marina di Ragusa, ma anche i luoghi naturalistici, pur inseriti in un ambito urbano, come appunto la vallata Santa Domenica.

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Un “gemellaggio” con gli ortisti di Librino

Si tratta dell’area che divide la città di Ragusa, dominata dai tre ponti caratteristici della città: il Ponte dei cappuccini o Ponte vecchio inaugurato alla fine del XIX secolo, il Ponte Nuovo inaugurato nel 1937 e il Ponte Giovanni XXIII, o Ponte San Vito, inaugurato nel 1964. Sotto di questi nella vallata Santa Domenica il Carat ha già realizzato una prima parte del grande progetto di “ecomuseo”, una fattispecie peraltro prevista dalla Regione siciliana da ormai otto anni, ovvero dall’approvazione della Legge regionale 16 del 2 luglio 2014: il percorso alla riscoperta delle cave, le latomie, e il reinsediamento degli orti urbani. Proprio questi sono stati lo scorso 1 ottobre protagonisti di una sorta di gemellaggio tra la città iblea e il quartiere Librino di Catania, con un gruppo di “ortisti” provenienti dalla popolosa periferia, dove l’esperienza dell’agricoltura urbana è attiva da alcuni anni all’interno del Campo San Teodoro gestito dai Briganti Rugby, e in aree appositamente create dal Comune nei viali Castagnola e San Teodoro.

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Orti urbani il primo “step” dell’ecomuseo

Una storia, quella degli orti catanesi nati dallo spontaneo moto dei cittadini di un’area periferica che sembrerebbe, almeno all’apparenza, molto diverso da quello scientifico dell’ecomuseo Carat. Come spiega Schininà “lo spunto per iniziare è venuto da 150 questionari, tutt’ora presenti sul nostro sito, inviati dai cittadini. E l’attenzione si è focalizzata sulla vallata Santa Domenica, che rappresenta il nostro parco urbano naturale”. L’area, estesa per chilometri, “ha bisogno di una bonifica significativa”, ma l’ecomuseo ha deciso di partire con alcuni primi passi. E le terrazzate, dove anticamente erano già presenti degli orti, sono state il primo “step”.

Condivisione e cura, anche contro il degrado

Dall’inizio del 2022 questi orti urbani sono affidati a dei cittadini attivi, che ne hanno preso possesso “con un bando pubblico, con criteri legati all’Isee, alla fascia di età privilegiando giovani e anziani, e naturalmente alla residenza. Qui portiamo avanti il principio della condivisione, che ci sembra il principio fondante dell’esperienza anche dell’ecomuseo”, spiega Schininà. Un approccio che, spiega il sindaco Cassì agli ortisti etnei partecipanti alla visita organizzata dal Comitato civico “Librino Attivo”, risponde in pieno anche all’esigenza di eliminare il degrado dell’area. “Con questa idea degli orti si è ridata alla vallata il ruolo centrale che aveva nella storia della città. Non a caso i ponti collegano due delle piazze principali, e sotto, nelle latomie, c’era un’industria tra le principali per la città, ovvero l’estrazione della calce”. Una zona che, sottolinea Cassì “non può essere lasciata al degrado, e tra le regole da rispettare per gli ortisti c’è la manutenzione delle parti comuni”. Pena per chi non compie il proprio dovere “l’esclusione ea sostituzione con altri”, conclude il sindaco Cassì.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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