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Regione, sul Rendiconto 2019 non basta l’ok di Roma. “Iter contabile va avanti”

Il Governo non ha impugnato la norma con cui la Regione si adegua alle richieste della Corte dei Conti per la parifica. Nel frattempo, però, il documento contabile è stato rimesso in discussione di fronte alla Corte costituzionale. Il commento del costituzionalista Cariola

La partita del Rendiconto 2019 della Regione siciliana non è ancora chiusa. Il via libera del governo Draghi alla norma con cui la Regione si adegua alle condizioni poste dalla Corte dei conti per la parifica, infatti, “è un passaggio politico che non ferma il giudizio contabile, che va avanti”. Agatino Cariola, avvocato e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Catania, spiega a FocuSicilia una vicenda gravida di tecnicismi, ma anche di conseguenze concrete sul futuro dei siciliani. “Il giudizio contabile punta a evitare che vi siano ‘buchi’ che ricadano in futuro sulle spalle dei siciliani”, dice il professore. Altra cosa è il giudizio del Consiglio dei ministri sulla legittimità costituzionale, “per sua natura più politico che tecnico”. Il governo, infatti, “non fa che verificare se nella norma regionale vi siano sconfinamenti rispetto alle competenze statutarie”. Nel qual caso l’Esecutivo può impugnare la legge, cosa avvenuta diverse volte negli ultimi mesi.

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Breve storia del Rendiconto 2019

Quello del Rendiconto 2019 è un intreccio che parte da lontano. Per restare ai capitoli più recenti, a gennaio 2021 il governo Musumeci ha ritirato in autotutela il documento contabile, per intervenire su alcuni residui attivi risalenti al 2016/17 “non tempestivamente cancellati”. Una volta ripresentato, a giugno il Rendiconto è passato al vaglio delle Sezioni di controllo della Corte dei conti per la Regione siciliana, che hanno concesso la parifica bocciando però diversi punti del documento, tra cui il risultato di amministrazione, lo stato patrimoniale e il conto economico dell’Ente. Una decisione accolta comunque di buon grado da Palazzo d’Orléans, come la richiesta di adeguarsi con un successivo provvedimento normativo. Lo scorso sette ottobre, infine, le Sezioni riunite della Corte dei conti in composizione speciale hanno riformato la decisione di parifica, contestando alcune cifre del Fondo crediti di dubbia esigibilità – che dovrà passare da 35 a 43 milioni di euro – e sollevando anche un problema di legittimità costituzionale su alcune voci di spesa del 2016.

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La decisione del Governo

È in questo quadro che si inserisce la decisione del governo Draghi. Nel Consiglio dei ministri dello scorso tre dicembre l’Esecutivo – su proposta del ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini – ha deciso di non impugnare la legge 26/2021 della Regione siciliana, dedicata proprio al “rendiconto generale della Regione”. Un titolo generico dietro il quale si celano gli adempimenti chiesti dalle Corte dei conti siciliana per parificare il Rendiconto 2019. Norme su cui Roma ha deciso di dare il nullaosta, interrompendo una lunga serie di impugnative di leggi regionali (l’ultima, nel Consiglio dei ministri del 24 novembre, riguarda gli adeguamenti degli stipendi dei dirigenti). Una scelta che secondo l’assessore all’Economia della Regione siciliana Gaetano Armao certifica come l’ente abbia i “conti in ordine”. Per Cariola, invece, la partita non sarà chiusa finché non lo decideranno i giudici contabili.

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Il confine tra tecnica e politica

Per il docente esistono due piani complementari, che sono entrambi importanti ma non vanno confusi. Il rapporto tra Regione e Governo “è di tipo politico”, mentre quello con la corte dei conti “è di tipo tecnico”. Il fatto che il rendiconto sia stato prima parificato e poi nuovamente contestato non deve sorprendere. “La parifica, come anche la dichiarazione di dissesto dei Comuni, spetta alle Sezioni di controllo, le cui decisioni vengono giudicate dalle Sezioni riunite in composizione speciale, che sono un organo a sé stante”. Quest’ultimo deve verificare se i conti della Regione, anche come valutati dalla Sezione di controllo, siano corretti ed eventualmente – come nel caso del Rendiconto 2019 – riformare la decisione chiedendo ulteriori interventi. “Ecco perché il fatto che il governo non abbia impugnato la legge non significa nulla, perché riguarda un piano completamente diverso”, chiarisce il giurista.

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Le dinamiche Stato-Regione

Tutta la vicenda, prosegue Cariola, si inserisce nella dinamica dei rapporti tra Stato e Regioni. Queste ultime “sono organi anche amministrativi, che approvano per legge i propri bilanci”, ma sono sottoposte a controllo contabile, “per verificare le coperture e il rispetto di alcuni vincoli”. Gli Enti locali infatti “devono concordare le decisioni con il Governo centrale”, visto che partecipano al bilancio nazionale “come previsto da diverse norme costituzionali”. Inoltre ci sono i vincoli europei, “espressamente richiamati dall’articolo 81 della Costituzione, riscritto nel 2012”. Il controllo contabile, conclude Cariola, “è una cosa molto seria”. “Un bilancio corretto è un vero e proprio bene pubblico: se ci sono dei debiti, anche dissimulati, sono le generazioni future ad accollarseli”. Ecco perché “le verifiche della Corte dei Conti vanno avanti per la propria strada, indipendentemente dal giudizio politico”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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