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Rifiuti in Sicilia “sempre meno da 10 anni”. Pro e contro dell’inceneritore

Negli ultimi dieci anni i rifiuti in Sicilia sono sempre meno, e il termovalorizzatore "non serve", ricorda Legambiente. Ma come differenziata siamo ultimi in Italia. E, come ricordato dall'ex capo della Protezione civile Bertolaso in un webinar organizzato da Anci, ad Acerra ha funzionato " e dà elettricità a oltre 200 mila famiglie"

Rifiuti in strada ma discariche piene, tassa sui rifiuti al massimo ma bilanci comunali in difficoltà. E a questo si aggiungono gli obiettivi europei stringenti per differenziare almeno il 90 per cento dei rifiuti urbani entro il 2035, lasciando all’indifferenziato una ipotetica quota di circa duecentomila tonnellate, molta meno della capacità, teorica, dei due termovalorizzatori ipotizzati dalla Regione siciliana. Questo è il quadro emerso in un incontro organizzato da Anci Sicilia, un webinar con due ospiti a illustrare i vantaggi, e gli svantaggi, dell’eventuale realizzazione di uno o più inceneritori di rifiuti, detti anche termovalorizzatori. La premessa è naturalmente il complesso sistema del ciclo dei rifiuti, sul quale esistono stringenti obiettivi europei dove l’isola è in forte ritardo sul resto d’Italia unica regione ancora sotto al 50 per cento di differenziata. Un gap causato, per la maggior parte, dal grave ritardo delle maggiori città siciliane, ovvero Palermo e Catania, e in misura minore da Messina e Siracusa.

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Rifiiuti, costi insostenibili per i Comuni

Ospiti dell’associazione dei comuni, rappresentata dal presidente Leoluca Orlando e dal segretario Mario Emanuele Alvano, che entrambi hanno ricordato la centralità nella gestione degli enti locali del tema, sono stati Tommaso Castronovo, Responsabile Rifiuti ed Economia Circolare Legambiente Sicilia, e l’ex commissario per l’emergenza rifiuti in Sicilia e Campania, oltre che capo del Dipartimento nazionale di Protezione Civile, Guido Bertolaso. Ai due il compito di illustrare le due soluzioni, dati alla mano “come raramente si è fatto in Sicilia in questi anni, e senza posizioni politiche”, ha precisato Alvano introducendo l’incontro al quale, in collegamento, hanno partecipato molti amministratori locali. E il primo dato da cui partire, ricorda Orlando, sono proprio “gli anni, a partire almeno dal 2014, di continua calamità istituzionale legati a continui cambi legislativi e di governance, sui quali si è creato un oligopolio privato legato alla carenza di impiantistica pubblica”. Impiantistica che, ricorda Alvano “non è solo il termovalorizzatore, ma anche quella necessaria al trattamento dei rifiuti per il riciclo”.

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Legambiente e i progressi, inaspettati, della Sicilia

Nonostante le difficoltà soprattutto amministrative, secondo Tommaso Castronovo, Responsabile Rifiuti ed Economia Circolare Legambiente Sicilia, sulla gestione dei rifiuti nell’isola dei passi avanti sono stati fatti. “Nel 2021 i rifiuti prodotti erano stati due milioni e mezzo di tonnellate, oggi siamo a due milioni e 151 mila tonnellate, un passo avanti significativo”, afferma Castronovo. A questo si aggiunge soprattutto il dato, positivo, dato dalla differenziata, praticamente inesistente dieci anni fa. “Oggi siamo arrivati al 48,5 per cento di differenziata, risultato incoraggiante anche se restiamo l’ultima regione d’Italia, con l’obiettivo del 65 per cento che doveva essere raggiunto dieci anni fa”. Nonostante le criticità quindi, un quadro certamente migliorato, e “il merito lo hanno i Comuni: il 58 per cento, per due milioni di abitanti, un totale quindi di 230 comuni, hanno superato il 65 per cento”. Tra questi, citando dati già raccolti nel dossier “Sicilia munnizza free”, ci sono comuni con diverse intensità abitative: tra i grandi hanno superato l’80 per cento di differenziata Mazzara del Vallo, Sciacca e Castellamare del Golfo, Marsala, Ragusa e Agrigento sopra il 70 per cento. In coda però restano casi come quello di Palma di Montechiaro “fanalino di coda in Sicilia con il 7 per cento”. Il tutto, secondo l’esponente di Legambiente, dimostra quindi “che si può cambiare, e lo stiamo facendo, andando verso l’obiettivo dettato dall’Unione europea e presente nel Piano regionale rifiuti di avere l’80 per cento di differenziata nel 2030, e il 90 per cento nel 2035. Raccogliendo in quell’anno poco più di 200 mila tonnellate di rifiuti non riciclabili”.

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Ampliamenti discariche già finanziati

La quantità di rifiuti prevista tra poco più di dieci anni, unita ai miglioramenti della raccolta differenziata “e a un investimento già previsto di 180 milioni di euro per espandere le discariche siciliane per poter ospitare cinque milioni di tonnellate di rifiuti”, secondo Castronovo rendono quindi l’uso degli inceneritori “un ossimoro se si pensa all’economia circolare e al ciclo e riciclo dei rifiuti. Peraltro un terzo di quanto bruciato resta come rifiuto da smaltire in discarica”. La capacità dell’impianto simbolo dell’incontro organizzato da Anci Sicilia, quello di Acerra realizzato sotto la direzione di Guido Bertolaso, è del resto “di oltre 700 mila tonnellate di rifiuti trattati negli ultimi anni”, spiega l’ex capo della Protezione civile. Il quale, pur premettendo di essere “perfettamente in linea con quanto esposto da Castronovo, e quindi non in contrapposizione”, invita a riflettere sull’efficacia dell’intervento in Campania. L’impianto, progettato a partire dal 2008, è entrato in funzione nel 2010, “superando critiche e qualche rivolta nei miei confronti, che sono stato nominato da due governo, Prodi nel 2006 e Berlusconi dopo”.

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L’esempio di Acerra, ma anche di Bolzano

A supporto della bontà della scelta del termovalorizzatore, Bertolaso invita poi a vedere la situazione nel napoletano nel post- Acerra, “certamente con ancora la presenza di discariche nel territorio, ma gli oltre 200 megawatt di energia che servono 220 mila famiglie, e che nessuno degli amministratori locali nonostante le paure iniziali si è mai lamentato del risultato”. Bertolaso ricorda inoltre che, per realizzare l’impianto gestito dalla società A2A “la stessa società che gestisce decine di impianti in Lombardia, compreso quello di Brescia vicino al centro storico”, ci sono voluti appena due anni. Se la capacità dell’impianto di Acerra appare quindi sovradimensionata rispetto alle previsioni per il 2035, Bertolaso ricorda come in una regione virtuosa “con quasi il 100 per cento di differenziata”, ovvero la provincia autonoma di Bolzano, da cinque anni esiste un termovalorizzatore da 130 mila chilogrammi di rifiuti annuali, e il tutto “in una regione dove non esiste nemmeno la possibilità di poter buttare un rifiuto in strada, avendo eliminato i cassonetti”. Bertolaso lancia infine anche delle riflessioni a livello politico, collegando la caduta del governo Draghi “dovuta anche alla questione dell’inceneritore di Roma”, a quella della caduta del governo Prodi nel 2008, “causata da un piccolo partito della maggioranza come conseguenza a valanga della contrarietà dell’inceneritore ad Acerra”.

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L’emergenza immediata è negli impianti di trattamento

Una esigenza, al di là di un eventuale inceneritore, c’è però nell’impiantistica, un punto fondamentale anche per il funzionamento di Acerra “che deve avere combustibile adatto per poter bruciare alle giuste temperature” come ricordato da Bertolaso. In Campania sono stati rinnovati ben sette impianti per il trattamento della parte non riciclabile, “impianti noti prima come Cdr, ma che poi vennero ribattezzati Stir solo per dare un nome che facesse spaventare meno”. Gli impianti, trovati “in stato pessimo” furono rimodernati sempre sotto la sua guida commissariale, ricorda Bertolaso. Per la Sicilia servirebbero però, ben prima dell’inceneritore “impianti per il trattamento dell’organico. L’unico presente, di biodigestione, è quello di Caltanissetta, e secondo i calcoli del Consorzio nazionale imballaggi Conai ne servirebbero altri otto, uno per provincia”, spiega Castronuovo. A mancare sono però anche gli altri impianti che permetterebbero il riciclo dei rifiuti, “una pratica che restituisce già oggi 40 milioni di euro alle amministrazioni comunali”, ricorda l’esponente di Legambiente. Nel dettaglio servirebbero, sempre secondo quanto calcolato da Conai, altri quattro impianti di selezione dei rifiuti, otto impianti di trattamento terre, cinque per il trattamento dei materiali assorbenti, tre per gli ingombranti, tre per il trattamento delle frazioni Raee e da uno a tre per il riciclo chimico della plastica non riciclabile. “Ricordando che in Sicilia ci sono attualmente 12 impianti per il compostaggio contro i 14 di appena dieci anni fa, tutti questi impianti porterebbero almeno 250 posti di lavoro, un argomento certamente da considerare”, conclude Castronuovo.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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