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Rifiuti, Sicilia sul baratro. Pochi impianti e saturi. Costi alti a carico del cittadino

A breve i rifiuti potrebbero essere trasportati fuori dall'isola, con un aumento dei costi drammatico, da 140 a 400 euro a tonnellata. Pagheranno i cittadini con aumenti in bolletta, mentre si fa sentire la carenza di impianti per il recupero dell'umido

Sui rifiuti la Sicilia è a un passo dal baratro. L’emergenza dura da anni, ma nessuno ha trovato il modo di risolvere le questioni strutturali della crisi. Ora ci troviamo ancora una volta con l’acqua alla gola, tra discariche sature, differenziata a livelli minimi, soprattutto nelle grandi città, e la “necessità” di mandare i rifiuti fuori dall’isola, con conseguente, drammatico aumento dei costi a carico dei cittadini. Ne abbiamo parlato con un esperto: Santo Oliveri, ingegnere, che da un quarto di secolo si occupa della problematica nel comune dove lavora, Santa Venerina, e dove attualmente è responsabile del settore. Oliveri è stato anche assessore al ramo per due anni nel Comune di Giarre.

Emergenza infinita, ecco le cause

“Da 25 anni sento dire che in Sicilia siamo in emergenza – conferma l’ingegner Oliveri – e da 25 anni il problema non viene affrontato in modo sistematico. Si è badato solo alla gestione del giorno per giorno. Ora abbiamo guai seri per il conferimento in discarica, e forse saremo costretti a trasferire i rifiuti all’estero o nel nord Italia”. Naturalmente questo significa un aggravio notevole dei costi: “Certo. Stiamo parlando di 400 euro a tonnellata per trasferire i rifiuti a fronte degli attuali 140 euro da pagare per la discarica”. Aggravio di costi enorme, con una tariffa che aumenta fino a quasi il 300 per cento e che andrà direttamente nella bolletta che pagano i cittadini. Per legge infatti il servizio di gestione dei rifiuti deve essere coperto dalle tasse.

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Portiamo già l’umido in Calabria

La crisi della gestione dei rifiuti nell’isola però non è dovuta solamente alla saturazione delle discariche, soluzione comunque non sostenibile ed economicamente scellerata. C’è anche alla carenza di impianti di trattamento. “Per esempio mancano gli impianti di gestione dell’umido – racconta Oliveri – e molti Comuni sono costretti a trasportare i rifiuti organici fuori Sicilia. Tanti portano l’organico addirittura a Rende, in Calabria. Una follia, se pensiamo al costo e all’inquinamento prodotto dai camion usati per il trasporto”. Oliveri quindi parla dell’impianto di Rende: “L’ho visitato, è un ottimo impianto da punto di vista ambientale. Produce anche metano di grande qualità ed è uno stabilimento che in pochi anni ripaga l’investimento e comincia a guadagnare”. Allora la domanda è: perché in Sicilia non realizziamo questo tipo di impianti?

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Il progetto bocciato di A2A

Domanda retorica, ovviamente. Nelle scorse settimane è stato bocciato dall’assessorato regionale al territorio il progetto della A2A, azienda che si occupa, “con successo”, dei rifiuti a Milano. La A2A prevedeva di investire 450 milioni a San Filippo del Mela per la realizzazione di un impianto per la produzione di biometano dai rifiuti. La risposta è stata negativa perché l’impianto “non è previsto nella pianificazione” della zona indicata. “Ci sono tante imprese interessate alla realizzazione di impianti e anche tanti progetti, eppure non si riesce a risolvere il problema”, commenta Oliveri.

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La differenziata è un guadagno

Il tecnico sfata anche alcuni pregiudizi e anche qualche “trucchetto” messo in atto dalle amministrazioni per migliorare in modo fittizio il dato sulla raccolta differenziata. Intanto spiega che è assurdo pensare che i rifiuti differenziati dai cittadini vengano poi mischiati e portati in discarica, non gli conviene: “Il Comune riceve soldi per i materiali differenziati. Per esempio riceve 305 euro per una tonnellata di plastica. Se volesse smaltire la stessa quantità in discarica si dovrebbe accollare un costo di 140 euro, una follia”. Insomma, secondo Oliveri nessuno è così autolesionista da fare una cosa del genere, non c’è alcuna ragione. Un dubbio viene invece riguardo alla reale qualità della differenziata: “Negli ultimi anni la quota è aumentata in modo significativo, mentre è aumentata di poco la quantità di materiale ‘pulito’ che esce dalle piattaforme di selezione per essere destinato all’industria di recupero e riciclaggio. Questo mi fa pensare che la qualità della differenziata sia scarsa, e che dopo la selezione tanta roba va comunque a finire nelle discariche”.

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Palermo e Catania, maglia nera per la gestione

Si sa che il punto di crisi maggiore nel sistema sia rappresentato dalle grandi città, soprattutto Palermo e Catania, che hanno percentuali di raccolta differenziata molto basse: “Anche in questo caso se ne parla da decenni. Il problema non è mai stato affrontato strutturalmente”. Difficile dunque inventarsi una soluzione a breve termine. Una proposta, comunque, Oliveri ce l’ha. “Io assegnerei delle quote minime di differenziata, e poi farei pagare direttamente al Comune l’eventuale sforamento. Quindi chi sgarra dovrebbe fare pagare di più ai cittadini. Forse ci sarebbe maggiore sensibilità. Una sensibilità comunque che anche i cittadini dovrebbero avere per fare una differenziata migliore, con più cura”. Il problema è che l’evasione della tassa sui rifiuti è altissima. Conferma Oliveri: “Ho letto un articolo in cui si diceva che la tassa viene evasa dal 50 per cento dei cittadini e dal 70 per cento degli esercizi commerciali. Quindi chi paga, paga anche per chi evade. E paga anche per la gestione inefficiente della raccolta e dello smaltimento”. Danno e beffa insieme.

Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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