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Riscossione Sicilia muore senza pagare. Anci: “Ha messo i comuni in ginocchio”

L'ente esattore di proprietà della Regione siciliana non esiste più. Dipendenti, e funzioni, sono da ieri appannaggio dell'agenzia delle Entrate. Ma restano centinaia di milioni di crediti. E l'associazione dei comuni può sperare solo in un aiuto dello Stato

Da ieri Riscossione Sicilia non c’è più, sostituita nelle sue funzioni dal servizio di Riscossione dell’Agenzia delle Entrate. Salvi i circa 700 dipendenti, confluiti alle dipendenze dell’Agenzia. Ma restano i conti da saldare, come rivendicano a gran voce i sindaci siciliani. L’associazione dei comuni Anci Sicilia è impegnata in una lunga interlocuzione politica con Stato e Regione per far quadrare i bilanci degli enti segnati, in mancanza della liquidità proveniente dalle imposte comunali, dall’obbligo di “rimpinguare il fondo crediti di dubbia esigibilità”. Un problema emerso con forza a Palermo, dove il sindaco Leoluca Orlando, presidente anche dell’associazione dei comuni, ha addebitato forti responsabilità a Riscossione Sicilia per la situazione debitoria che ha costretto all’adozione di un piano di rientro per evitare la dichiarazione di dissesto finanziario. Ma il problema è comune alle casse dei 390 comuni siciliani, alle quali “manca mediamente il 50 per cento delle spese correnti, bloccate dall’enorme problema della riscossione”, come spiega a FocuSicilia Luca Cannata, sindaco di Avola e vicepresidente vicario di Anci Sicilia.

Dai debiti “spalmati” alla “fine del calvario”

Riscossione Sicilia, società controllata con oltre il 99 per cento delle azioni dalla Regione Siciliana, era nata nel 2012 in sostituzione di Serit Sicilia Spa. In questi otto anni non sono mancate le critiche alla gestione, con un rischio fallimento giunto già nel 2019. A ottobre di quell’anno l’Assemblea regionale siciliana aveva consentito alla stessa società esattrice di poter “spalmare” i propri debiti, circa 70 milioni di euro, in dieci anni. Lo scorso marzo l’Assemblea regionale aveva inoltre approvato una norma transitoria, “che ha permesso a Riscossione di posticipare i versamenti all’ente creditore delle entrate tributarie riscosse, garantendo alla società di respirare e pagare gli stipendi dovuti ai dipendenti”, come ricordato nelle scorse ore dal deputato regionale del Movimento Cinquestelle Luigi Sunseri. Provvedimenti non sufficienti per superare la grave crisi finanziaria dell’ente, il cui scioglimento è stato definito “la fine di un calvario” dallo stesso presidente della Regione Nello Musumeci. Secondo il capo del governo Riscossione Sicilia ha avuto “una gestione non sempre oculata e responsabile”, e a beneficiare del passaggio di competenze e dipendenti all’Agenzi delle Entrate “saranno anche i cittadini contribuenti, che potranno usufruire degli stessi servizi forniti nel resto d’Italia”.

Leggi anche – Riscossione Sicilia: l’ente esattore potrà “spalmare” i propri debiti

Il messaggio comparso sul sito di Riscossione Sicilia poche ore prima del passaggio delle funzioni ad Agenzia delle Entrate – Riscossione

Dal “Sostegni-bis” 300 milioni per non fallire

Il default temuto è stato formalmente superato solo lo scorso maggio grazie al decreto “Sostegni-bis”, convertito nella legge 106 lo scorso 23 luglio. La norma ha fissato la decorrenza del 30 settembre 2021 per lo scioglimento e il passaggio all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Come spiegato chiaramente all’articolo 76 “la società è sciolta, cancellata d’ufficio dal registro delle imprese ed estinta, senza che sia esperita alcuna procedura di liquidazione”. La norma dispone inoltre “un versamento in conto capitale di ammontare pari a trecento milioni di euro a carico del bilancio dello Stato, anche a copertura di eventuali rettifiche di valore dei saldi patrimoniali di Riscossione Sicilia S.p.A”. La società, estinta, è però “tenuta indenne” da qualunque situazione debitoria pregressa. E a pensare ai creditori “non resta che l’interlocuzione con lo Stato”, precisa Cannata.

Leggi anche – Riscossione Sicilia passa allo Stato. Musumeci: “Fine del calvario”

Crisi di liquidità e l’ipotesi di posticipare i bilanci

Cannata non usa mezze misure per descrivere lo stato di crisi: “I comuni in Sicilia sono in ginocchio”. Tradotto in numeri, sono almeno 500 i milioni di euro che servirebbero per dare “continuità ai servizi base da offrire ai cittadini”. Una richiesta già presentata al tavolo di confronto tra Stato ed Enti locali istituito su richiesta proprio di Anci Sicilia e riunitosi per la prima volta lo scorso 3 agosto, e che si accompagna a quella di una sospensione del patto di Stabilità, altra richiesta dei comuni siciliani, una deroga peraltro consentita dalle norme europee in contrasto alla crisi Covid. “L’aspetto del rimborso non è ancora stato chiarito, ma è chiaro che il sistema degli enti locali siciliani deve essere sostenuto con liquidità con ossigeno”, prosegue Cannata. Sulle modalità, però, non c’è ancora certezza. Attendere la Legge di Bilancio nazionale “potrebbe essere tardi, perché c’è bisogno dei servizi basilari da garantire”. Sul tavolo nazionale quindi restano le ipotesi di “accesso di tutti i fondi del Pnrr, compartecipazione dei fondi europei, e di erogazione di liquidità”. La scadenza per prendere un decisione “è prima di subito, il tempo è scaduto”. Con l’unica soluzione, ancora una volta, che sembra quella di prendere tempo, con una “proroga delle scadenze dei bilanci a fine anno. Questo è oggetto del tavolo tecnico di armonizzazione contabile, e la giunta regionale lo ha già richiesto”, conclude Cannata.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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