Crans Montana, cambia tutto per Moretti: condizioni di salute gravissime | I giudici sono costretti a cambiare

I proprietari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, si difendono dalle accuse di fuga. Emergono dettagli scottanti sui lavori al locale e sulle cause del rogo.

Crans Montana, cambia tutto per Moretti: condizioni di salute gravissime | I giudici sono costretti a cambiare

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I proprietari del Constellation, Jacques e Jessica Moretti, si difendono dalle accuse di fuga. Emergono dettagli scottanti sui lavori al locale e sulle cause del rogo.

Il processo relativo al tragico incendio che ha devastato il locale Constellation a Crans-Montana sta svelando nuovi e cruciali dettagli attraverso i verbali degli interrogatori. Al centro dell’attenzione ci sono Jacques e Jessica Moretti, i proprietari, che davanti ai magistrati svizzeri hanno categoricamente respinto ogni ipotesi di fuga, delineando un quadro complesso della loro vita personale, familiare e professionale.

Jacques Moretti ha ripercorso un’infanzia segnata dalla precarietà e dalla fame, una giovinezza difficile che lo ha portato ad abbandonare precocemente gli studi e a intraprendere diverse professioni: elettricista, muratore, agricoltore. Una testimonianza che contrasta nettamente con l’immagine di lusso spesso associata al Constellation. Moretti ha sottolineato la sua fragilità, ammettendo di soffrire di una malattia autoimmune e di aver affrontato numerosi problemi di salute, negando uno stile di vita mondano o vacanziero. Ha enfatizzato il suo profondo radicamento in Svizzera, escludendo legami attuali con la Corsica o altri Paesi.

Jessica Moretti ha rafforzato la versione del marito, descrivendo la ricerca di stabilità come la motivazione principale che ha spinto la famiglia a stabilirsi a Crans-Montana. Qui, ha spiegato, sono nati i loro figli e qui si è concentrata tutta la loro vita sociale e familiare. Entrambi hanno definito la tragedia come una “catastrofe per tutti”, esprimendo il loro costante pensiero per le vittime e le loro famiglie.

Le ammissioni e le contestazioni: la fragilità della struttura

Le ammissioni e le contestazioni: la fragilità della struttura

Tra ammissioni e contestazioni, la struttura evidenzia la sua intrinseca fragilità.

 

Durante l’interrogatorio, Jacques Moretti ha fatto ammissioni significative riguardo ai lavori di ristrutturazione eseguiti nel 2015 presso il Constellation. Ha confermato l’installazione di schiuma acustica altamente infiammabile, l’assenza di un impianto di irrigazione automatico (sprinkler) e l’uso di dispositivi pirotecnici all’interno del locale. Con una sconcertante onestà, ha dichiarato: “Effettivamente è tutto vero”, riconoscendo le gravi carenze strutturali che potrebbero aver contribuito alla rapida propagazione delle fiamme.

La procura, d’altra parte, ha motivato il presunto rischio di fuga dei coniugi Moretti su diverse basi. Tra queste, sono state citate la loro cittadinanza francese, la chiusura degli esercizi commerciali, le crescenti difficoltà economiche, la presenza di immobili e conti in Francia e una presunta mancanza di radicamento nel Vallese. Questi elementi, secondo l’accusa, avrebbero potuto spingere i Moretti a cercare rifugio altrove per sottrarsi alle proprie responsabilità.

Tuttavia, Jacques Moretti ha contestato punto per punto questa interpretazione. Ha ribadito con fermezza di non avere alcuna intenzione di lasciare la Svizzera, affermando la sua volontà di restare e di collaborare attivamente per far emergere la verità. La sua determinazione a rimanere è presentata come una prova inconfutabile del suo impegno a chiarire ogni aspetto della tragedia, respingendo l’idea di voler fuggire dalle conseguenze legali e morali dell’incendio.

La custodia cautelare e la reazione della famiglia

Quando è stata annunciata la richiesta di tre mesi di custodia cautelare per Jacques Moretti, la sua reazione è stata di profondo stupore. Si è dichiarato “senza parole”, un’espressione che testimonia lo shock e l’incredulità di fronte a una misura così restrittiva. Un epilogo difficile da accettare per chi si è sempre dichiarato innocente e collaborativo. La prospettiva di una detenzione preventiva, dunque, ha lasciato un segno evidente nel suo stato d’animo.

Per Jessica Moretti, invece, per la quale era prevista una misura alternativa al carcere, il peso della situazione si è manifestato in modo ancora più drammatico. È scoppiata in lacrime, spiegando con voce rotta quanto una detenzione del marito sarebbe stata devastante per i loro figli. La preoccupazione per la stabilità familiare e il benessere dei bambini è emersa come una priorità assoluta, evidenziando il lato umano e le ripercussioni personali di un processo così complesso e doloroso.

Entrambi i coniugi hanno ribadito con forza che l’idea di una fuga è “inconcepibile”. Hanno sottolineato che la loro unica e principale priorità è quella di affrontare il processo con dignità e trasparenza, lavorando instancabilmente per chiarire ogni singola responsabilità della tragedia che ha colpito il Constellation. La loro determinazione a rimanere in Svizzera e a lottare per la verità appare come il filo conduttore di tutta la loro difesa, un impegno preso non solo per sé stessi ma anche per le vittime e le loro famiglie.