Sparatoria in strada, pistola contro un agente: è scappato il morto | La ricostruzione fa gelare il sangue

Un controllo antidroga a Rogoredo, Milano, finisce in tragedia. Un giovane muore e un agente è indagato. Cosa ha spinto il poliziotto a sparare?

Sparatoria in strada, pistola contro un agente: è scappato il morto | La ricostruzione fa gelare il sangue
Una notte come tante nel quartiere si è trasformata in un incubo che ha lasciato dietro di sé una scia di interrogativi.

Un’operazione di contrasto al traffico di droga, una delle tante che ogni giorno vedono impegnate le forze dell’ordine, ha avuto un epilogo drammatico e inatteso: la morte di Abderrahim Mansouri, 28 anni. Il giovane è stato colpito a morte durante un controllo, e l’agente di polizia che ha esploso il colpo fatale si trova ora formalmente indagato per omicidio volontario. Un atto dovuto, spiegano gli inquirenti, necessario per fare piena luce su una vicenda che fin dalle prime ore ha scosso l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sull’uso della forza da parte delle forze dell’ordine. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo per ricostruire ogni singolo istante di quella fatale notte in via Impastato, dove un’operazione antidroga si è trasformata in un caso giudiziario destinato a creare un forte clamore. Cosa ha portato a un epilogo così tragico? La risposta risiede in una narrazione complessa, che inizia con la testimonianza di chi ha impugnato l’arma.

La versione dell’agente: “Una minaccia immediata”

Il silenzio è stato rotto solo nelle ore successive all’evento, quando l’agente coinvolto, un poliziotto quarantenne con anni di servizio alle spalle, è stato ascoltato in questura. La sua ricostruzione degli eventi ha dipinto un quadro di tensione estrema e paura. Secondo la sua testimonianza, lui e un collega erano impegnati in un controllo su un sospetto pusher quando Abderrahim Mansouri si sarebbe avvicinato, ignorando gli ordini ripetuti di fermarsi. L’aspetto più controverso e cruciale del racconto è il momento in cui, a una distanza di circa venti metri, l’uomo avrebbe estratto e puntato contro gli agenti un’arma.

Quella che in seguito si è rivelata essere una pistola a salve, ma che in quell’istante, nell’oscurità e nella concitazione dell’operazione, è stata percepita come una minaccia letale. La reazione dell’agente, ha spiegato, è stata istintiva, dettata dalla necessità di difendere sé stesso e il collega: un unico colpo ha raggiunto Mansouri alla testa, rivelandosi fatale. Ora l’agente e il suo legale, Pietro Porciani, si preparano ad affrontare l’inchiesta, sostenendo la piena legittimità della sua azione come atto di difesa. La questione centrale per la difesa sarà dimostrare la realtà e immediatezza della minaccia percepita, indipendentemente dalla natura dell’arma.

Rogoredo e il profilo della vittima: il contesto di un quartiere difficile

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Rogoredo, il quartiere difficile che fa da sfondo alla storia della vittima.

 

La tragica sparatoria di Rogoredo non è un episodio isolato, ma si inserisce in un contesto complesso e delicato. Abderrahim Mansouri non era uno sconosciuto alle forze dell’ordine; il suo nome era già presente negli archivi del commissariato Mecenate, un’area ad alta intensità di operazioni antidroga. Di origine marocchina, il giovane vantava precedenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e rapina, ed era ritenuto parte di un gruppo familiare con profonde radici nel controllo del traffico di stupefacenti nel famigerato “boschetto” di Rogoredo.

Questa zona, nonostante i numerosi blitz e le bonifiche, ha dimostrato una preoccupante capacità di rigenerazione criminale, rendendo il lavoro degli agenti costantemente ad alto rischio. L’evento ha riportato l’attenzione sulla sicurezza e sulla lotta alla droga nel capoluogo lombardo. Anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, è intervenuto sulla vicenda, sottolineando come il problema vada oltre le singole operazioni, invocando maggiore severità nei confronti degli spacciatori che troppo spesso tornano in libertà. Mentre l’autopsia e le analisi balistiche cercheranno di chiarire ogni dettaglio tecnico dello sparo, la morte di Mansouri solleva interrogativi fondamentali sull’equilibrio tra la necessità di tutelare gli operatori di polizia e i limiti dell’uso della forza in situazioni limite, con l’attesa di un verdetto che possa stabilire la verità definitiva su quella notte.