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Sanatoria edilizia: servono 190 anni per esitare tutte le domande

In Sicilia 720 mila istanze restano in attesa, i Comuni le esitano al ritmo di 38 mila ogni dieci anni. La volumetria abusiva raggiunge i sei milioni di metri cubi. L'Isola è la seconda regione d'Italia per consumo di suolo: 1.800 chilometri quadrati ogni anno

Sarebbero necessari 190 anni per esaminare le domande di condono edilizio presentate in Sicilia: non è una provocazione, ma la stima dei tempi necessari affinché la pubblica amministrazione, nello specifico i Comuni, completi, con un provvedimento finale di concessione o diniego, l’esame delle 720 mila istanze di sanatoria ancora pendenti nell’Isola. Un numero enorme, aggiornato al 2022, secondo quanto risulta dal Sistema informativo territoriale siciliano. Un numero che indica la gravità di un fenomeno, l’abusivismo edilizio, che in Sicilia ha un indice altissimo: ogni cento costruzioni autorizzate, ce ne sono altre 60 abusive, secondo stime Istat-Cnel. Lo stesso fenomeno, con proporzioni simili, si registra in Calabria, Campania, Molise e in genere nel Mezzogiorno, a differenza del resto d’Italia dove l’indice, nonostante sia più che raddoppiato dal 2007, non supera il 20 per cento. Le 720 mila istanze presentate da cittadini siciliani fanno riferimento ai tre condoni consentiti dalla legge 47/1985 (505 mila domande), dalla legge 724/1995 (179 mila domande) e dalla più recente, la 326/2003, che ha fatto registrare 100 mila domande.

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Una volumetria abusiva di sei milioni di metri cubi

Solo a proposito del condono del 1985, “tra il 2012 e 2022 sono state esaminate appena 38 mila domande su un totale di 505 mila ancora da esitare”, osserva Giampiero Trizzino, avvocato specializzato in diritto ambientale, in precedenza deputato regionale del M5S, che ha analizzato i dati dell’assessorato regionale Territorio e Ambiente. Così, al ritmo di 38 mila domande ogni dieci anni, occorrerebbero 189 anni per esitare 720 mila istanze. Una prospettiva assurda, ma verosimile, almeno fin quando i sindaci non saranno messi nelle condizioni di dotarsi di personale tecnico e amministrativo che possa dedicarsi a questo colossale arretrato. Un arretrato che investe una “volumetria abusiva di quasi sei milioni di metri cubi – aggiunge Trizzino – tenendo in considerazione complessivamente le istanze relative ai tre condoni edilizi. Catania è la provincia con la volumetria di abusi maggiore seguita da Palermo, poi Agrigento, Trapani e tutte le altre”. Circa 50 mila di queste domande riguardano edifici costruiti entro i 150 metri dalla costa, quindi sottoposti a vincolo di inedificabilità assoluta. “Questi – precisa l’esperto – salvo nei casi previsti dalla Legge 78/1976, non sono in alcun modo sanabili”.

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Immobili abusivi: la condanna e la demolizione

L’abusivismo siciliano è alimentato sia da uno scarso senso di legalità da parte dei cittadini che dall’assenza di regole certe e di programmazione urbanistica territoriale, oltre che dall’incapacità da parte delle istituzioni di dare un indirizzo preciso verso la rigenerazione delle aree degradate. Questo aiuterebbe a recuperare aree edificate secondo logiche sostenibili e senza dovere per forza consumare nuovo suolo. “La Sicilia, da questo punto di vista – ricorda Trizzino – è la seconda regione d’Italia per consumo di suolo: con 1.800 chilometri quadrati di nuovo suolo consumato in un anno, mentre paradossalmente la percentuale di edifici inabitati è tra le più elevate d’Italia”. Ma cosa rischia chi costruisce illegalmente? Non solo una condanna, come l’arresto o l’ammenda, ma anche l’obbligo di ripristinare i luoghi. Il Testo unico dell’edilizia chiarisce che se il responsabile non demolisce il fabbricato entro 90 giorni dalla ingiunzione, l’immobile è acquisito “ope legis” (per forza di legge) al patrimonio del Comune.

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Piani regolatori, questi sconosciuti

Prima della riforma urbanistica varata dall’Ars nel 2020, la la normativa siciliana era la più antica d’Italia e la legge regionale sulla pianificazione territoriale, la 71/1978, si ricollegava alle disposizioni nazionali del 1942. I tempi per l’approvazione dei Piani regolatori generali possono raggiungere anche i vent’anni, un arco temporale enorme, in cui l’assetto urbano di una città, le sue condizioni sociali ed economiche e le abitudini possono cambiare totalmente, col rischio che quando il Piano verrà approvato sarà già obsoleto. Solo 24 Piani su 391 Comuni si possono considerare efficienti, mentre circa 60 Comuni dell’Isola hanno già optato per adottare il nuovo Pug, il Piano urbanistico generale introdotto dalla legge 19/2020. Tanto per avere un’idea, in provincia di Agrigento, su 43 Comuni, solo tre dispongono di Prg vigenti. In provincia di Palermo, su 82 Comuni, solo nove hanno Prg approvati negli ultimi dieci anni. In provincia di Trapani, su 20 Comuni, solo uno (il Capoluogo) ha un piano con meno di dieci anni di età. L’Isola resta così ancora lontana da una pianificazione omogenea. Anche questo vuol dire lasciare le maglie aperte per i furbetti del cemento.



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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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