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Sanità, è caos spese. Budget ridotto e nessuna speranza per il personale Covid

C'è un buco di 400 milioni e per il 2023 non si potrà spendere come nel periodo pandemico. Non ci sono coperture. Non solo il personale Covid non potrà essere assunto, in dubbio anche le prestazioni per i cittadini

“Mentre l’ex dirigente del dipartimento regionale per la Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, in una nota scritta prima di lasciare l’incarico, prevede un buco di circa 400 milioni per il 2023, per la gestione dell’emergenza Covid da parte del precedente governo regionale, riteniamo non sia inopportuno continuare ad alimentare le speranze del personale precarico promettendo deroghe e stabilizzazioni anche di amministrativi e tecnici”. È questo il tono di una nota scritta dai deputati regionali di Forza Italia che di fatto apre lo scontro con i colleghi di maggioranza di Fratelli d’Italia che avevano presentato una risoluzione per spingere su una proroga dei contratti dei precari impiegati contro la pandemia.

Un buco da 400 milioni

In effetti davanti a un buco simile c’è da chiedersi come mai nessuno abbia fatto qualcosa prima per evitare un problema simile che adesso ricadrà su tutta l’assistenza. Se erano possibili correttivi, ma soprattutto chiedersi se era necessario prorogare il personale anti-Covid quando in tutta Italia l’emergenza era praticamente terminata e le spese erano già rientrate. È un po’ tutto il meccanismo messo in piedi per combattere la pandemia in Sicilia che fa acqua e che arriva persino a episodi di per sé paradossali come quello denunciato recentemente dal presidente della Corte dei conti sezione di Palermo che si è chiesto come mai fondi destinati alla guerra pandemica siano stati utilizzati nell’Agrigentino per acquistare addirittura due Suv.

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Taglio delle spese nero su bianco

Che nell’aria c’era una resa dei conti in materia di spese sanitarie era emerso subito dopo la nomina del nuovo assessore regionale, Giovanna Volo, succeduta all’ex assessore Ruggero Razza che aveva seguito quasi tutto il periodo pandemico, eccetto il tempo del procedimento giudiziario per i decessi Covid “spalmati”. La Volo, secondo quanto emerge, sarebbe saltata sulla sedia quando le era stata prospettata la profonda voragine nei conti. E poco tempo fa aveva dato disposizione affinché il dipartimento emanasse una nota, la numero 7491, che è stata inviata a tutte le direzioni delle Asp e delle aziende ospedaliere, con la quale ha impartito nuove disposizioni in materia di spese. In questo documento l’assessore stimava già un pesante taglio delle spese per i precari Covid e chiedeva alle singole aziende l’invio di un prospetto esplicativo delle spese previste per il 2023.

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Cosa dice la nota alle Asp

In particolare il dipartimento ha evidenziato che “Preliminarmente appare utile evidenziare che, sulla base delle previsioni nazionali ad oggi disponibili, non ci si attende per l’anno 2023 un incremento del fondo sanitario particolarmente significativo o quantomeno in grado di assorbire l’incremento dei costi stratificatosi negli anni di emergenza pandemica. Inoltre per l’anno 2023 non saranno più ripetibili talune risorse che la regione ha reso disponibili per contribuire all’equilibrio economico dell’esercizio 2022 e contestualmente talune spese straordinarie che si sono rese necessarie negli anni pandemici non saranno ripetibili”. Quindi la nota impartiva regole ferree per rientrare dall’enorme voragine dei conti: “Le aziende dovranno prevedere l’impatto economico di tutte le misure poste in essere dai vigenti strumenti normativi nazionali e regionali in tema di contenimento della spesa pubblica e di regolamentazione e riorganizzazione del servizio sanitario regionale, integrando tale previsione con gli stimati effetti economici delle iniziative poste in essere o che si prevede di porre in essere a livello aziendale per la razionalizzazione dell’offerta di assistenza sanitaria nel rispetto dei vincoli di contenimento della spesa”.

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Diminuzione delle prestazioni

Una nota di tale schiettezza e chiarezza da aver, sembra, mandato in tilt diverse direzioni aziendali, perché tra l’altro, la direttiva a un certo punto, nel chiedere il rispetto dei vincoli economici a ogni azienda per garantire la sostenibilità del Ssr disponeva chiaramente “che le previsioni aziendali dovevano conseguire un risultato di gestione in miglioramento di almeno il 25 per cento rispetto al risultato esposto nel Cf “stima a finire 2022” aggiungendo che questa stima doveva essere conseguita “attraverso un’oculata gestione dei fattori produttivi e il contenimento dei costi”. Ma la nota andava oltre e riferendosi alle aziende ospedaliere, frenava le loro prestazioni disponendo che “il miglioramento di risultato come sopra indicato potrà essere raggiunto mediante un incremento della produzione entro il limite massimo del 5 per cento”. Insomma da queste disposizioni appare evidente e senza equivoci che spiragli per il mantenimento di un apparato che era risultato necessario per la pandemia non è più possibile mantenerlo, a meno che non si voglia ridurre l’offerta sanitaria di tutti i siciliani. Ma qurello che è pià grave è che si rischia un calo dell’ offerta sanitaria per tutti i cittadini, già messa a dura prova dai dettati di questo documento.

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Farmaci e medici di famiglia

A catena queste disposizioni stanno provocando una autentica resa dei conti, col rischio che ad un certo punto le aziende ospedaliere non possano più garantire i livelli di assistenza fin qui rispettati- vedasi le prestazioni ambulatoriali – mentre per quanto riguarda le aziende provinciali si potrebbe ipotizzare il rischio che vengano ridotti addirittura alcuni acquisti di farmaci. E in questo contesto si inserisce la nota dell’Asp Catania, recapitata a numerosissimi medici di famiglia convenzionati, ai quali si chiede di giustificare un eccessivo utilizzo di farmaci per l’assistenza. Sembra che ad alcuni medici siano stati richiesti chiarimenti su migliaia di euro di iper prescrizioni. Su questo fronte all’Asp fanno spallucce. Un dirigente si limita a dire che “si tratta di disposizioni che vengono effettuate periodicamente per evitare che i medici facciano un uso inappropriato dei farmaci e delle prestazioni ambulatoriali. Se un medico ha curato adeguatamente un paziente non avrà nulla da temere. Ma chi ha fatto allegre spese sarà chiamato a risponderne” chiosa il dirigente.. Ma quello che sta avvenendo sembra avere un tempismo perfetto e sembra disposto proprio per avviare una riduzione del costo in generale dei farmaci per il servizio sanitario regionale, volto forse proprio a colmare una parte di questa voragine che potrebbe comportare seri problemi in futuro. Insomma siamo davanti a un nuovo periodo forzato che sarà caratterizzato da un pesante rientro sanitario? C ci sarà mai qualcuno nei piani alti che pagherà per questo simile disastro?

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Giuseppe Bonaccorsi
Giuseppe Bonaccorsi
Giornalista professionista con un passato di redattore esperto per molti decenni al quotidiano "La Siclia". Ha collaborato attivamente con diverse testate regionali e nazionali e per anni con l'agenzia stampa "Quotidiani associati". Attualmente collaboratore di diverse testate giornalistiche nazionali e regionali e in particolare de "Il dubbio", il "Fatto quotidiano" e "Domani".

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