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Sanzioni Russia, Isab Lukoil a rischio chiusura. In fumo 10 mila posti di lavoro

La Sicilia rischia di pagare un prezzo pesantissimo per le ritorsioni economiche contro la Russia a causa della guerra in Ucraina. Il paventato blocco delle importazioni di petrolio "costringerebbe l'impianto di Priolo al fermo delle attività, con conseguenze gravissime". Lo dice a FocuSicilia il presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona

Lo stabilimento Isab Lukoil di Priolo, il più grande impianto di raffinazione in Italia “rischia a breve la chiusura, con gravissime conseguenze sul territorio, tra cui la perdita del lavoro per 10 mila persone”. Sarebbe questo l’esito del paventato blocco delle importazioni di petrolio dalla Russia che è in discussione a livello di Unione europea come ritorsione contro l’invasione dell’Ucraina. Lo afferma Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa, che ha parlato con FocuSicilia di uno scenario disastroso che potrebbe essere imminente. L’Isab, acquistata dalla società russa Lukoil nel 2014, anche se ancora non sottoposta ufficialmente a sanzioni, opera già con grande difficoltà a causa della stretta creditizia che la sta colpendo. Con “il paradosso di essere finanziata solo da una banca russa e di poter lavorare solo petrolio russo, mentre prima ne usava circa il 40 per cento”. In sostanza in questo momento la Russia ne ha un vantaggio, ma se le importazioni venissero bloccate “la Lukoil sarebbe costretta a chiudere”. Guarda il video con l’estratto dall’intervista a Diego Bivona

Dunque, dice Bivona, in questo momento viviamo un periodo di “anomalia, si sta creando una situazione di difficoltà e incertezza già adesso, in assenza di sanzioni. Forse gli effetti non sono stati ben valutati”. Oltre alla Lukoil infatti, in questa fase stanno soffrendo anche “le aziende che collaborano con la raffineria” perché anch’esse coinvolte nel problema della interruzione delle linee di credito. La chiusura della raffineria, oltre alla gravissima crisi occupazionale, provocherebbe problemi gravi anche a tante altre aziende come Erg, Eni e altre, ma anche all’ambiente. Bloccherebbe infatti i progetti di recupero e bonifica del sito industriale”. Una situazione difficile quindi, in un momento in cui l’area industriale dell’energia si trova ad affrontare la sfida della decarbonizzazione, della transizione ambientale e dell’adeguamento a nuovi standard di sostenibilità. Guarda il video con l’intervista integrale a Diego Bivona

L’impatto dell’embargo sul petrolio russo e sullo stop dell’attività della Lukoil sarebbe enorme sulla Sicilia e anche sull’Italia intera. Dalla raffineria di Priolo arriva infatti oltre il 20 per cento dei prodotti petroliferi a livello nazionale, mentre in Sicilia la quota di mercato dell’Isab è superiore al 40 per cento. L’Isola è dunque esposta a livelli critici nei confronti della Lukoil, di cui assorbe circa il 15 per cento della produzione totale, e che rappresenta di gran lunga la prima azienda per fatturato. Nel 2019, ultimo anno prima del Covid, l’impresa ha fatto registrare ricavi per oltre 5 miliardi di euro. Adesso, dopo la pandemia che ha dimezzato i ricavi nel 2020 e un 2021 ancora parzialmente segnato dal Covid, la crisi potrebbe essere letale.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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