Politica, i sondaggi ribaltano gli equilibri | Un partito cresce e uno crolla: Meloni deve cambiare strategia
Gli ultimi sondaggi politici rivelano un’Italia divisa: FdI in crescita record, ma la fiducia nella premier Giorgia Meloni è fragile. Chi sale, chi scende e la verità sugli asset russi.
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L’ultima “fotografia” scattata dai sondaggi di Termometro Politico, riferita al 19 dicembre 2025, evidenzia un quadro che premia la continuità del centrodestra, saldamente in testa. L’indagine mostra una netta affermazione di Fratelli d’Italia, che non solo mantiene la leadership ma rafforza la sua posizione, toccando un risultato record. Il partito di Giorgia Meloni registra un balzo in avanti di quattro decimi, raggiungendo il 30,4% dei consensi. Un dato che consolida la forza della maggioranza relativa in una fase politica delicata, caratterizzata da tensioni internazionali e scelte complesse.
Alle spalle di FdI, il Partito Democratico di Elly Schlein si conferma come principale forza di opposizione, stabile al 22,1%. Il Movimento 5 Stelle, invece, accusa un leggero arretramento, perdendo due decimi e scendendo al 12%. Il confronto nella coalizione di governo è serrato tra Lega e Forza Italia: il Carroccio si attesta all’8,7%, superando di un soffio gli azzurri, fermi all’8,6%. Tra le altre formazioni, Alleanza Verdi Sinistra scende al 6,5%, mentre Azione di Calenda torna sulla soglia di sbarramento al 3%. Italia Viva di Renzi si posiziona al 2,4%. Un panorama frammentato che mostra la dinamica complessa del consenso elettorale.
La fiducia personale nella premier: un dato inaspettato
Oltre i numeri dei partiti, un dato emerge con particolare risalto, mettendo in luce una distanza significativa tra il consenso elettorale e la fiducia personale nella presidente del Consiglio. Alla domanda specifica “Ha fiducia nella presidente del Consiglio?”, solo il 26,9% degli intervistati risponde “molto” e il 13,2% “abbastanza”, portando il gradimento complessivo poco sopra il 40%. Questa percentuale, seppur non trascurabile, contrasta con il forte successo del suo partito.
Il dato più sorprendente e che merita un’attenta riflessione è il quasi 50% (precisamente il 49,8%) degli italiani che dichiara di non avere “per nulla” fiducia in Giorgia Meloni. Questo 50% tondo, al di là del successo elettorale di Fratelli d’Italia, rappresenta un segnale politico inequivocabile che le forze di governo non possono ignorare. Sottolinea una distanza evidente tra il consenso attribuito al simbolo del partito e il giudizio sulla leadership di governo, suggerendo che una parte consistente dell’elettorato valuti l’operato della premier con un occhio critico, nonostante l’appoggio al suo schieramento.

Assets russi congelati: il paese diviso sul sostegno a Kiev
Il sondaggio si spinge poi oltre i confini della politica interna, affrontando uno dei temi geopolitici più discussi degli ultimi mesi: il sostegno europeo a Kiev e, in particolare, l’ipotesi di utilizzare gli asset russi congelati. Si tratta di capitali significativi, bloccati dal marzo 2022 a seguito dell’invasione dell’Ucraina, e la loro destinazione è oggetto di un acceso dibattito tra le capitali europee. L’opinione pubblica italiana si mostra profondamente divisa su questa delicata questione, riflettendo la complessità della scelta.
La maggioranza degli italiani si dice contraria a questa drastica opzione. Il 30,8% ritiene che “si tratterebbe di un furto, un atto senza precedenti storici, illegale, che farebbe scappare gli investitori mondiali e allungherebbe la guerra”. Un ulteriore 23,7% assume una posizione più prudente ma comunque negativa: “confiscare gli asset, specie se privati, sarebbe un precedente pericoloso, ci espone a rischi legali, meglio trovare altri modi per aiutare l’Ucraina”. In totale, più di un italiano su due boccia l’uso degli asset russi per finanziare gli aiuti a Kiev, evidenziando una forte cautela.
Dall’altra parte dello schieramento, il 22,7% si dice fortemente favorevole all’utilizzo di quei fondi come garanzia per il sostegno a Kiev: “Sì, è il minimo, abbiamo aspettato fin troppo, l’Ue è stata anche eccessivamente timida con la Russia, visti i crimini che questa compie”. A completare il quadro c’è il 15,9% che riconosce l’eccezionalità della misura ma la considera necessaria: “Sì, è un atto senza precedenti da ponderare bene, ma sono asset in gran parte sovrani, e le circostanze eccezionali lo rendono necessario”. Questa polarizzazione riflette un paese ancora profondamente spaccato su questioni cruciali di politica estera, con conseguenze significative sul dibattito pubblico e sulle scelte governative.
