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Scuola, il sindacato degli insegnanti siciliani: “Priorità a edilizia e organici”

Dalla crisi Covid ai fondi europei, l'intervista alla segretaria regionale di Gilda Loredana Lo Re e al coordinatore catanese Giorgio La Placa

La Scuola è stata la prima a chiudere i battenti con il lockdown della primavera 2020. E il comparto sarà tra gli ultimi a riaprire, se ancora oltre la metà degli istituti superiori è costretta a ricorrere alla didattica a distanza. Eppure il problema non è tanto la scuola in sé. “I dati del monitoraggio dal 14 al 31 gennaio parlano di circa ottocento casi su oltre centomila tamponi effettuati”, dice Loredana Lo Re, segretario regionale della federazione Gilda-Uncams. “Gli esperti ci dicono che l’ostacolo per un ritorno sicuro in classe sono soprattutto i trasporti”.

Trasporti nel mirino

Un indirizzo emerso anche durante i tavoli tecnici con le Aziende sanitarie provinciali, gli assessori regionali competenti e i prefetti. Per Gilda il problema principale “riguarda gli studenti pendolari, che sono circa il 40 per cento della popolazione scolastica”. Da qui la necessità di organizzare in maniera razionale i trasporti. “I mezzi non erano sufficienti in tempi normali, figuriamoci in tempi di pandemia”. E resta l’obbligo di garantire il distanziamento tra le persone. Un segnale positivo è venuto nelle scorse ore dall’assessore regionale Marco Falcone. “Sarebbero in arrivo decine di corse aggiuntive e centinaia di nuovi bus”, dice il segretario regionale. “Siamo in attesa di capire se quanto annunciato sarà messo in pratica”.

Le “classi pollaio”

Garantire il distanziamento, dunque, è l’unica certezza nella lotta al Covid. Peccato che in alcune zone d’Italia sia più difficile che in altre. Al Sud, e in particolare in Sicilia, esiste ancora il problema delle “classi pollaio”. “Il problema non si porrebbe se fosse rispettata la norma sui due metri quadrati per alunno, prevista dalla legge sulla sicurezza”, spiega Giorgio La Placa, coordinatore catanese di Gilda-Uncams. Invece il numero di alunni per aula è veramente sproporzionato, superando ampiamente i 25 medi previsti. Secondo La Placa, “i dirigenti si stanno rendendo conto che è indispensabile diminuire gli alunni per classe”. La riduzione avrebbe un feedback positivo anche sull’insegnamento, “perché i docenti possono dare molto di più se gli alunni sono un po’ meno”. Da questo punto di vista Catania paga il fatto di avere “il numero di alunni per classe più alto d’Europa”.

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Il problema della Dad

L’alternativa al rientro in classe, del resto, è soltanto la didattica a distanza. Una modalità che la Gilda ha definito apertamente “un pessimo modo di fare istruzione”. Lo ribadisce la segretaria Lo Re. “L’impegno degli insegnanti in questi mesi ha fatto sì che molti ragazzi non abbandonassero gli studi”, sostiene. Fino alla fine della campagna vaccinale, “certamente bisogna integrare la didattica in presenza con modalità telematiche”. Quest’ultima, però, non può diventare un alibi per coprire le carenze della scuola. La Dad infatti è “una modalità assolutamente insufficiente”, considerando anche che gli alunni sono in un’età “in cui il rapporto diretto è irrinunciabile”. Per garantire un’istruzione e una formazione di qualità, dice il coordinatore catanese, serve la presenza. E questo vale soprattutto per le classi che hanno al loro interno dei ragazzi diversamente abili.

La questione degli specializzandi

Anche su questo tema la Gilda è intervenuta recentemente. A mancare, oggi, sono anche gli insegnati di sostegno necessari per accompagnare il percorso scolastico degli alunni H. Per La Placa il problema della specializzazione “potrebbe essere risolto, se ci fosse la volontà politica”. Per un giovane insegnante di sostegno, la parte più importante è la formazione attiva, sul campo. Questa avviene affiancando i giovani specializzandi agli insegnanti più esperti. Per aiutare questi ragazzi bisogna “lavorare sull’integrazione”, fatto che richiede “tanta esperienza pratica”. Prima, ricorda il coordinatore catanese della Gilda, le cose erano diverse. Prima del 2001/2002 era l’Ufficio scolastico regionale a gestire i corsi di formazione. “Allora si riusciva a far collimare la formazione e le tempistiche”. Oggi, invece, lo Stato ha delegato tutto alle Università. “Un metodo che ha dimostrato negli anni, e a maggior ragione nella crisi attuale, di creare disservizi e incomunicabilità”, conclude Lo Re.

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Aspettando il Recoverey plan

L’ultima bozza del cosiddetto Recovery plan conteneva circa 28,5 miliardi di euro per il comparto dell’informazione e dell’istruzione. Risorse importanti, la cui spesa deve partire necessariamente da una progettualità. “Per la Sicilia significa anzitutto investire nelle infrastrutture edilizie”, dice il segretario Lo Re. La regione è ad alto rischio sismico, ma tante strutture scolastiche “non hanno i requisiti minimi di sismicità”. I soldi dovrebbero andare dunque ad un monitoraggio serio degli edifici, “ma dovrebbe esserci anche un’attenzione particolare agli organici”. Per Lo Re ogni anno scolastico comincia “con un numero impressionante di precari”. Per questo è il momento “di ripensare tutto il sistema della scuola”. Il rischio, conclude la segretaria regionale di Gilda-Uncams, è quello di andare avanti “soltanto affrontando il contingente, senza programmare un futuro per i nostri ragazzi”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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