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Sempre più Comuni ricicloni, ma bisogna accelerare con gli impianti

In cinque anni, da 17 a 231 comuni con oltre il 65 per cento di differenziata: sono 61 in più dell'anno scorso e rappresentano due milioni di cittadini residenti, ma la raccolta in Sicilia nel 2021 resta inchiodata sotto il 50 per cento e l'Isola è fanalino di coda in Italia

La raccolta differenziata, sotto i riflettori di Legambiente che anche quest’anno premia i Comuni ricicloni siciliani, è un gioco di luci e di ombre che si alternano continuamente. Le luci: i Comuni che riciclano di più, sopra il 65 per cento, sono passati in cinque anni da 17 a 231, 61 in più dell’anno scorso. Rappresentano il 60 per cento dei Comuni dell’Isola e oltre due milioni di cittadini residenti. I Comuni “rifiuti free”, quelli che producono meno di 75 kg di indifferenziata per abitante, in un solo anno sono passati da 33 a 51 e così ‘sfuggono’ alle crisi periodiche che scattano quando si esauriscono le discariche. Le ombre: la differenziata in Sicilia nel 2021 resta inchiodata sotto il 50 per cento, l’Isola è fanalino di coda in Italia. Le città più grandi, Catania e Palermo, non vanno oltre il 15 per cento e sono i principali azionisti delle discariche: oltre il 50 per cento dell’indifferenziata viene da loro, insieme a Messina e Siracusa. Ancora: secondo quanto evidenziato dagli ambientalisti, la Regione dovrebbe sbloccare 230 milioni di euro per realizzare impianti pubblici per la differenziata e riorganizzare il comparto frammentato in ben 280 Areedi raccolta ottimale.

I primi quattro Comuni siciliani ricicloni premiati da Legambiente

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Legambiente: “Chiudere la stagione delle discariche”

Si tratta di “risultanti incoraggianti che ci indicano che siamo nella direzione giusta”, sottolinea Tommaso Castronovo, responsabile rifiuti ed economia circolare di Legambiente Sicilia, che incoraggia ad “accelerare verso questa direzione e mantenere una rotta nella quale i Comuni devono continuare a svolgere insieme ai cittadini un ruolo straordinario”. I più virtuosi sono i Comuni piccoli, tra i quali svetta Mirto con il 91,10 per cento di differenziata, ma anche medi e grandi centri, come  Marsala, la quinta città siciliana con 80 mila abitanti e il 76 per cento di raccolta differenziata. Tra i capoluoghi di provincia, Ragusa raggiunge il 71,5 per cento, Agrigento il 70,6 ed Enna il 65,6 per cento. “Segnali fortemente positivi – dichiara Giuseppe Alfieri, presidente di Legambiente Sicilia – e bisogna spingere, andando a realizzare dove occorre gli impianti necessari per il trattamento della frazione organica dei rifiuti e per garantire al meglio tutte le fasi del riciclo dei materiali, chiudendo una volta per tutte la stagione delle discariche ed esaltando invece il principio di prossimità nella gestione dei rifiuti”.

I primi 20 comuni che hanno superato il 65 per cento di raccolta differenziata

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Il richiamo alla responsabilità della Regione

Il dossier di Legambiente parla chiaro: c’è una determinante responsabilità della Regione, che ora deve “sostenere l’impegno dei Comuni attraverso interventi concreti sui temi della gestione dei rifiuti e dell’economia circolare”. Gli interventi concreti sono le modifiche puntuali da apportare della Legge regionale 9/2010, che prevedano una riorganizzazione dei 18 Ato (Ambiti territoriali ottimali) e delle 280 Aro (Aree di raccolta ottimali) e l’adeguamento degli obiettivi ai target di riciclo previsti dalla normativa europea e nazionale. Legambiente ricorda inoltre che il nuovo governo regionale deve “finalmente sbloccare i 230 milioni di euro previsti dalla delibera di giunta 241/2021 destinati alla realizzazione di impianti pubblici a servizio della raccolta differenziata e del riciclo” ed è inoltre necessario “che la Regione non perda più tempo nel definire le procedure amministrative per accelerare e semplificare le procedure autorizzative per la realizzazione degli impianti industriali per il riciclo, quelli attualmente in istruttoria alla regione e quelli che saranno finanziati dai fondi del Pnrr e che dovranno giocoforza concludersi entro il 2026”.

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Solo quattro nuovi impianti in Sicilia con fondi del Pnrr

Il 31 per cento dei fondi del Pnrr, quasi 60 miliardi di euro, andranno a rivoluzione verde e transizione ecologica. Attraverso il bando da 450 milioni di euro per potenziare la differenziata e realizzare nuovi impianti di trattamento e riciclo, sono tre i progetti siciliani finanziati: quello della Srr Messina Area Metropolitana (per un impianto di biodigestione anaerobica), dal Comune di Corleone (per un impianto di selezione del rifiuto secco differenziato e di biodigestione anaerobica) e dal Comune di Priolo Gargallo (anche in questo caso per un impianto di biodigestione anaerobica da realizzare in un sito che in precedenza era destinato a discarica ) per complessivi 94 milioni di euro. Il Comune di Palermo ha ottenuto 60 milioni di euro per un impianto di selezione e valorizzazione dei rifiuti da raccolta differenziata (26 milioni di euro), per l’attuazione di centri comunali di raccolta e completamento del sistema intelligente di raccolta differenziata (6,7 milioni di euro) e per l’estensione e il completamento del sistema di raccolta differenziata (27 milioni di euro ). Sono 38 però i progetti esclusi, presentati da enti siciliani. Il governo nazionale potrebbe finanziare gli impianti non coperti dal Pnrr, secondo quanto ha dichiarato Laura D’Aprile, capo dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi del ministero dell’Ambiente a Rimini, a novembre, durante la fiera Ecomondo.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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