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Sicilia, il “rimbalzo” post Covid non c’è: nel 2021 persi migliaia di posti di lavoro

La ripresa dello scorso anno non è bastata a coprire le perdite della pandemia nelle grandi città dell'Isola. Situazione grave a Catania, ma anche Palermo e Messina soffrono. A peggiorare è anche la qualità dei contratti applicati, "sempre più precari" secondo Cgil

Il Covid e la crisi economica innescata dalla pandemia hanno lasciato il segno in Sicilia. A Catania, tra il 2019 e il 2021, gli occupati sono scesi di circa novemila unità. A Palermo sono stati un migliaio i posti di lavoro persi, stesso numero di Messina. È quanto emerge dall’analisi del mercato del lavoro nei grandi comuni italiani pubblicata nei giorni scorsi da Istat. L’anno scorso i dati dell’occupazione nelle Città metropolitane dell’Isola sono cresciuti rispetto al 2020, ma i livelli pre-Covid non sono stati ancora raggiunti. Lo dimostra il tasso di occupazione dell’Isola, tra i più bassi del Paese. “Le tre grandi città siciliane sono, insieme a Napoli, agli ultimi posti della classifica: Palermo 42,5 per cento, Catania 38,7 per cento e Messina 35,1 per cento”, si legge nel commento pubblicato dall’Ufficio statistica del Comune di Palermo. L’Italia resta spaccata a metà, insomma, con un forte distacco occupazionale tra Nord e Sud che in tempi di Covid non ha fatto che peggiorare.

Occupati per grande comune tra il 2018 e il 2021. Dati Istat

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Catania, ecatombe di lavoro

A pagare il conto più salato della crisi, come detto, è stata la città di Catania. Ai piedi dell’Etna gli occupati censiti nel 2021 sono stati 76 mila, contro gli 85 mila registrati nel 2019. Un’ecatombe di posti di lavoro dovuta anche alla composizione del tessuto economico, spiega a FocuSicilia il segretario regionale della Cgil Alfio Mannino. “A Catania è maggiormente presente il settore manifatturiero, che è stato il più danneggiato dalla pandemia. In altre città è prevalente il terziario, che ha subito un colpo meno forte”. La crisi si riflette nella riduzione del tasso di occupazione, dato dal rapporto tra gli occupati e la popolazione residente tra i 15 e i 64 anni. La città scende dal 43 per cento del 2019 – il dato più alto tra le Città metropolitane dell’Isola in quell’anno – al 38,5 per cento del 2021. Una differenza di oltre quattro punti, persi nel corso della pandemia.

Tasso di occupazione per grande comune tra il 2018 e il 2021. Dati Istat

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Palermo, spingono le donne

Passando a Palermo, nel 2021 ha registrato circa 180 mila occupati, in crescita del due per cento rispetto al 2020, quand’erano stati 176 mila. A spingere sono le donne, “passate da 70 a 74 mila, mentre gli occupati di sesso maschile sono rimasti fermi”. Nonostante ciò, il gap tra sessi “rimane molto elevato”, e il numero complessivo delle persone con un impiego resta inferiore al 2019, quand’erano 181 mila. In controtendenza il tasso di occupazione: nel 2021 è stato pari al 42,5 per cento, in aumento 1,3 rispetto al 2020 e di 1,2 punti rispetto al 2019. Un miglioramento solo apparente, spiega il report, “da attribuirsi, più che ad un aumento degli occupati, che anzi sono diminuiti di mille unità, ad una diminuzione della popolazione residente”. Situazione simile a Messina. Nella città dello Stretto, nel 2021, lavorano circa 51 mila persone, contro le 52 mila del 2019. Anche qui, tuttavia, il tasso di occupazione cala dal 34,5 per cento del 2019 al 35 per cento del 2021.

Tasso di disoccupazione per grande comune tra il 2018 e il 2021. Dati Istat

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Politica, risposte “insufficienti”

Complessivamente il report segnala una “netta contrapposizione” tra le città dell’Isola e il resto del Paese. A mostrarlo nitidamente è il tasso di disoccupazione, in crescita ovunque. Palermo passa dal 17,5 per cento del 2019 al 20 per cento nel 2021, aumento “da attribuirsi principalmente alla riduzione delle persone inattive”. Il dato è in crescita anche a Catania, dal 23,5 per cento del 2019 al 26 per cento del 2021, mentre è quasi stabile -benché molto alto – a Messina, intorno al 40 per cento. Per Mannino la crisi innescata dal Covid non riguarda solo la quantità, ma anche la qualità del lavoro. “I nuovi contratti sono perlopiù precari o a tempo determinato, mentre si riducono quelli stabili o a tempo indeterminato”. A fronte di questa situazione, per il segretario di Cgil Sicilia, le ricette della politica nazionale e regionale sono “insufficienti”, sin dai programmi presentati per le elezioni. “Il Sud e la Sicilia, praticamente, non si trovano”, conclude Mannino.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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