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Sicilia, “in 5 anni startup raddoppiate”. La spinta delle tre Città metropolitane

Le imprese innovative dell'Isola sono circa 700, il 94 per cento in più rispetto al 2017. Palermo, Catania e Messina trainano il settore, che però è condizionato dalla bassa capitalizzazione e da una certa timidezza negli investimenti. Il report di StartupItalia

In cinque anni le start up siciliane sono quasi raddoppiate. Nel 2017 erano circa 360 le imprese innovative presenti sull’Isola, divenute oltre 700 nel 2022, un incremento di oltre il 94 per cento. Merito di “un tessuto imprenditoriale variegato e proiettato verso il futuro”, impegnato in diversi campi, “robotica, rinnovabili, mobilità sostenibile e agritech”. È quanto emerge dall’ultimo report della testata specializzata StartupItalia relativo alla Sicilia. L’Isola si pone all’ottavo posto nazionale per numero di startup sul territorio, ma soltanto Catania e Palermo rientrano nelle prime 20 città italiane “più innovative”, rispettivamente alla posizione 13esima e 15esima. Staccata Messina, che conta comunque un centinaio di startup. In generale, si legge nel report presentato questa mattina all’Enel Innovaton Hub&Lab di Catania, “le tre città metropolitane rappresentano un punto di riferimento, grazie anche alle connessioni con il mondo universitario e la presenza di corporate che investono in energia, IT, microelettronica, mobilità e sostenibilità”.

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Pochi capitali (e poche donne)

Il report fornisce l’identikit delle imprese innovative dell’Isola. A guidarle, nel 17,5 per cento dei casi, sono giovani sotto i 35 anni. Le startup contano prevalentemente fino a quattro collaboratori (31,7 per cento), più raramente fino a nove (6,2 per cento) e fino a venti persone (3,1 per cento). Quanto alle donne, guidano 122 startup su 700, ma l’inclusione femminile all’interno dei team è ancora scarsa. Solo 55 startup hanno infatti una prevalenza femminile al loro interno, meno dell’otto per cento del totale. Per quanto riguarda il fatturato, circa il 41 per cento delle imprese innovative fattura fino a 100 mila euro, il 17,5 per cento fino a 500 mila euro mentre un tre per cento fino a un milione. Il 26 per cento ha un capitale fino a cinquemila euro, il 45,5 per cento fino a diecimila e il 19 per cento fino a 50 mila euro. Il report segnala come “la scarsa capitalizzazione delle startup siciliane sia ancora un grosso limite”, superabile anche attraverso “i fondi del Pnrr”

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I numeri delle province

Le startup siciliane si occupano soprattutto di produzione di software (29,8 per cento), ricerca scientifica (13,8 per cento), servizi di informazione (8,1 per cento), manifattura (7,8 per cento) e commercio (4,8 per cento). Il report segnala anche un 1,7 per cento di imprese innovative impegnate in fornitura di energia, gas e vapore, “perlopiù operanti nella provincia di Caltanissetta”, legate soprattutto alle “grandi corporate nel settore che hanno investito nella Regione”. A proposito di province, come detto Catania è la più attiva, con ben 213 startup registrate. “Un primato che nasce anche dalla grande tradizione dell’Etna Valley, oggi Distretto Produttivo Etna Valley, diventato un esempio nel mondo nella produzione di elettronica e semiconduttori”, si legge nel report. Al secondo posto c’è Palermo con 205 startup e al terzo Messina con cento. Seguono Caltanissetta (49), Siracusa (39), Ragusa (36), Trapani (27), Enna (16) e Agrigento (15).

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Gli investimenti notevoli

Malgrado l’intraprendenza mostrata dall’Isola, scrive StartupItalia, “la strada da percorrere verso una finanza più ricettiva alle innovazioni del territorio è lunga”. La società registra soltanto tre investimenti notevoli. Si tratta della ReiwaEngine di Ragusa, “che ha lanciato sul mercato SandStorm, una tecnologia per la manutenzione e pulizia a secco dei pannelli solari” e ha ottenuto un finanziamento di due milioni di euro. Creation Dose di Catania, “impegnata nella creazione di strumenti per migliorare la relazione tra i brand e le nuove generazioni” ha ottenuto un finanziamento di un milione. Investimento da 822 mila euro (raccolti tramite crowfufing) anche per Coderblock, startup palermitana “focalizzata sulla creazione di esperienze virtuali immersive per aziende, formazione e shopping”. Complessivamente i maxi finanziamenti raggiungono quota tre milioni e 822 mila euro, “con una leggera crescita rispetto ai 3,2 milioni del 2021”.

Il rettore dell’Università di Catania

Presente all’evento di StartupItalia anche il rettore dell’ateneo di Catania, Francesco Priolo. “Gli studenti – ha spiegato Priolo – con Enel GreenPower possono fare i dottorati industriali, così come con altre aziende, fare ricerca che si trasforma in applicazioni industriali. L’Università fa innovazione, ma allo stesso tempo mette su un vero e proprio ecosistema dell’Innovazione, insieme anche alle aziende”. A tal riguardo Priolo ha ricordato il progetto Samothrace, di cui l’ateneo etneo è capofila, che permetterà nei prossimi mesi di assumere ben 115 ricercatori per creare un “ecosistema dell’innovazione per i micro e nano-sistemi. A partire da qui tanti giovani potranno far partire le proprie startup”. “La maggiore risorsa per una startup oggi è la scalabilità, ma non vale solo quel che si fa ma come si fa”, ha spiegato Giampaolo Colletti direttore di StartupItalia. In relazione al territorio etneo, sottolinea come “le startup sono più che raddoppiate, ma qui il capitale umano dialoga: le piccole e medie imprese, l’università e le grandi corporation hanno capito che il futuro passa dalla capacità di fare squadra”, conclude.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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