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Sicilia, la spesa dei fondi europei non è certificata. Saranno debiti fuori bilancio

I conti non tornano. Bruxelles decertifica progetti per 200 milioni di euro del Po Fesr 2007/2013 che ora deve pagare la Regione. Per il periodo 14-20, certificato solo il 37 per cento

Sui fondi europei i conti in Sicilia non tornano. Numeri alla mano, il Programma Operativo Fondo Europeo Sviluppo Regionale è ad oggi un’occasione mancata per l’Isola che rischia di pesare sulle casse della Regione, che ha già il suo bel da fare con i debiti fuori bilancio non inseriti nel rendiconto 2019, impugnato per questo dalla Corte dei conti. In attesa della relazione dei magistrati contabili, a traballare è anche il bilancio pluriennale di previsione 2021-23. Nonostante le rassicurazioni dell’assessore all’Economia, Gaetano Armao, che però sembrano cozzare con quanto messo nero su bianco dalla Sezione di controllo per la Regione della Corte dei conti in una nota trasmessa il 19 febbraio al presidente Nello Nello Musumeci, all’Aran Sicilia e agli assessori alla Funzione pubblica e all’Economia: “La carenza del documento contabile consuntivo nel precludere la regolare conclusione del ciclo di bilancio dell’esercizio 2019 entro i termini previsti dall’ordinamento riverbera alcuni effetti interdittivi sulla corrente gestione del bilancio”.

Po Fesr 2007-2013

Ma torniamo ai fondi europei, partendo dal Po Fesr 2007-2013. La dotazione finanziaria di tale programma era di quattro miliardi e 360 milioni di euro da distribuire in sette priorità di intervento: “Reti e collegamenti per la mobilità”; ”Uso efficiente delle risorse naturali”; “Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività e lo sviluppo”; “Diffusione della ricerca, dell’innovazione e della società dell’informazione”; “Sviluppo imprenditoriale e competitività dei sistemi produttivi locali”; “Sviluppo urbano sostenibile”; “Governance, capacità istituzionali e assistenza tecnica”. Stando a quanto rivela una fonte accreditata di FocuSicilia, sono stati certificati quattro miliardi e 200 milioni. Il mancato assorbimento dei restanti 160 milioni – disimpegnati dalla Commissione Europea e pertanto destinabili altrove – costituisce per l’Isola una mancata opportunità di cui verosimilmente beneficeranno Stati o Regioni più performanti.

Una perdita di 200 milioni

La documentazione completa dovrebbe essere arrivata a Bruxelles tra mercoledì e giovedì. Non senza colpi di scena però: una quota di spesa pari a 200 milioni è stata decertificata perché alcuni progetti non sono stati ritenuti ammissibili. In pratica l’Europa non prevede nessun rimborso. Le casistiche per cui si taglia o si rettifica un progetto – spiega la nostra fonte – possono essere svariate: i controlli della Commissione europea, della Corte dei conti europea, di quella italiana, dell’Autorità di Audit o dello stesso dirigente generale di Dipartimento di un Assessorato regionale possono riscontrare l’inammissibilità del progetto a posteriori.
La Sicilia non dovrà restituire i 200 milioni decertificati perché la Commissione si riserva una percentuale del rimborso fino alla chiusura e non eroga il saldo finale fino a quanto il Programma non è effettivamente chiuso. Ciò non toglie che quella cifra resterà sul groppone della Regione: sia che si si tratti di progetti retrospettivi – progetti che avevano un’altra fonte finanziaria ma che erano imputabili al Por – perché per la Regione diventano un mancato rimborso; sia che si tratti di progetti nativi – progetti che nascevano con il Por – perché, avendoli la Regione pagati, dovranno essere considerati debiti fuori bilancio.

Spesa Fesr 14-20, certificato il 37%

C’è da sperare che la stessa sorte non tocchi anche ai fondi del Po Fesr 2014-2020. La Regione, in calcio d’angolo, è riuscita a programmare la spesa dei fondi del programma operativo Fesr 2014-2020 nella quota prevista. Sul fronte delle risorse realmente immesse nel territorio però è ancora in alto mare: rispetto alla dotazione finanziaria di 4 miliardi e 273 milioni, suddivisa in dieci assi prioritari, il totale della spesa certificata al 31 dicembre 2020 è pari a un miliardo e 580 milioni di euro, il 37 per cento dell’ammontare complessivo. “I tempi di erogazione delle quote di contributo, richieste dai beneficiari, sono in linea di massima rispettati” rassicura l’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, che vanta “una macchina che marcia a regime, come dimostra il dato oggettivo dei pagamenti che segna 250 milioni di spesa sui progetti nativi. Si tratta di un lavoro enorme di decine di migliaia di pratiche che viene gestito da sole 60 unità. Non c’è dubbio che un rafforzamento dell’organico ci consentire di essere più veloci”.

Covid, fondi rimodulati senza “vittime”

Una parte di questi fondi – pari a 400 milioni di euro – è stata riprogrammata con la Legge di stabilità regionale del maggio scorso e la successiva Decisione n. 6492 della Commissione europea del 18 settembre per “fare fronte – spiega Turano – all’emergenza Covid, un’emergenza devastante per la nostra economia e in particolare per il nostro tessuto produttivo. Grazie alla maggiore flessibilità concessa dalla Commissione europea abbiamo avuto la possibilità di utilizzare i fondi europei che non erano ancora impegnati in altri bandi”. A scapito di chi, viene da chiedersi: “È chiaro che abbiamo dovuto rivedere in fretta i nostri programmi e i nostri progetti per intervenire in una situazione d’emergenza ma non abbiamo tolto soldi a nessuno”.

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Paola Giordano
Paola Giordano
Classe ‘89, sono cresciuta, nel paese che diede i natali a Giovanni Verga, con la passione per il giornalismo.

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