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Sicilia: mancano i medici, è pendolarismo sanitario. Disservizi e danni economici

Oggi la protesta della Rete dei comitati per la salute sotto al sede dell’assessorato regionale. Il caso della assenza di Cardiologi a Lipari e del taglio dei letti nel Nisseno e a Castelvetrano

Mancano i requisiti minimi di assistenza sanitaria e i risvolti negativi non solo solo medici ma anche economici e di disservizio. Così chi abita alle Eolie e deve partorire, ad esempio, deve lasciare casa e famiglia un mese prima per spostarsi in Sicilia. Accade lo stesso a Pantelleria. Da Gela ci si sposta nelle altre provincie, a Giarre non ci sono solo pochi medici ma anche pochi macchinari. Ecco perché questa mattina, 27 maggio, alle 11, sotto la sede dell’assessorato regionale alla Salute di Palermo, si terrà la protesta della Rete dei comitati in difesa dei piccoli ospedali, che mirano a un incontro con l’assessore Ruggero Razza per avviare un tavolo concertato che esamini le problematiche di carenza di assistenza sanitaria in alcune aree periferiche della Sicilia e nelle isole minori. Al sit-in parteciperanno molti rappresentanti dei comitati di molti paesi, da Gela a Giarre sino a Lipari, Pantelleria, Castelvetrano. Vediamo di fare il punto su alcune richieste dei comitati

A Gela danni economici per decine di milioni di euro annui

Dal 2009 ad oggi – secondo i rappresentanti del comitato – , l’ospedale gelese ha subito continue perdite di reparti e personale, causando una migrazione dei gelesi presso altri ospedali del Nisseno e della Sicilia, causando enormi disagi economici e sociali ai cittadini, ma non solo. La stragrande maggioranza di questa migrazione si concentra fuori dall’Asp di appartenenza e questo causa un esborso per l’Asp CL 2 di decine di milioni di euro l’anno. “Il dato è disarmante – spiegano i rappresentanti-: l’ospedale di Gela ha dal 2019 una dotazione di 242 posti letto, ma in realtà ne funzionano appena 158. Mancano all’appello 84 posti letto. È il dato con maggior differenza tra i 52 comuni siciliani sede di ospedale. In totale, all’ospedale di Gela, mancano 126 posti letto, 8 Unità Operative, 363 figure professionali”. Il comitato pro Gela spiega che in questo modo l’assistenza sanitaria non risponde ai parametri previsti per l’assistenza sul territorio.

Catania ha perso 4 ospedali

Alla manifestazione sarà presente anche una delegazione catanese. Negli ultimi anni, spiega il comitato, si è assistito a Catania prima al depotenziamento e dopo alla chiusura definitiva, tra altri presidi sanitari, di ben quattro ospedali nel centro della città, il Ferrarotto, il Vittorio Emanuele, il Santa Marta e il Santo Bambino. “Questi – motivano i comitati – erano fondamentali punti di riferimento per la città storica, sia per la loro prossimità, sia perché avevano pressoché tutte le specialità mediche e di pronto soccorso. Il progetto di chiusura e smantellamento della medicina territoriale e dei presidi strategici per le comunità, a favore di un dislocamento in periferia di tutti i servizi, ha come conseguenza diretta quella di negare il diritto alla salute delle persone”. Va detto però che a Catania negli ultimi tempi hanno aperto due pronto soccorso, quelli del Policlinico e
del San Marco ed è in corso di ultimazione la moderna palazzina di pronto soccorso del Garibaldi centro.

Pantelleria rivuole il punto nascita

Il Punto Nascita di Pantelleria ha usufruito fino alla data del 28/02/2020 di una deroga definitiva rispetto al suo funzionamento pur essendo sotto 500 parti annui. Una deroga ottenuta in quanto zona disagiata e che non può essere messa in discussione a patto che vengano mantenuti i parametri di sicurezza per il parto fisiologico a basso rischio secondo l’Accordo Stato/Regioni del 16 dicembre 2010. Un principio confermato dal Decreto Ministeriale Balduzzi del 2012 e ripreso dal Decreto Regionale del 2013 a firma
Borsellino, riconfermato poi dal D.M. Lorenzin del 2015 e di nuovo ripreso dal Decreto Regionale del 2015 a firma Gucciardi. “Dalla data del 28/02/2020 ad oggi nulla è cambiato – spiegano dal comitato -. Si continua con il migrare delle nostre famiglie costrette a lasciare l’isola un mese prima della data presunta del parto con disagi familiari, psicologici e, non per ultimo, economici. Solo un anno dopo la data del parto viene riconosciuto un contributo partorienti, oggi fissato a cinque mila euro”.

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A Giarre pochi macchinari e poco personale

L’ospedale di Giarre serve un bacino d’utenza di oltre 80.000 abitanti nella fascia ionica Etna che, durante i mesi estivi, raggiungono anche le 120-130 mila abitanti. E’ posto ai piedi dell’Etna e primo ospedale venendo dalla provincia di Messina. Nella vecchia sede, centrale la cittadina in passato aveva tutte le specialità mediche compreso ostetricia e cardiologia. Quando venne spostato nell’attuale sede, il cui costo si aggira sui 60 miliardi delle vecchie lire ed una attesa durata oltre 30 anni, cominciò ad essere smantellato a favore del vicino ospedale di Acireale a sua volta a soli 5 km dall’eccellenza per la
Sicilia orientale, il Cannizzaro, per arrivare al 2015 quando a maggio la Asp ne sancì la chiusura del pronto soccorso. “Da quel momento e fino al settembre del 2021 – dicono i cittadini del comitato – si sono registrati 16 decessi avvenuti direttamente ed indirettamente a causa di tale chiusura. L’attuale governo Musumeci ha di fatto riattivato l’ospedale di base , e con esso la riapertura del pronto soccorso, ma assistiamo quotidianamente a continui depauperamenti che minano il regolare servizio specialmente
nelle emergenze urgenze”. Particolare denuncia della popolazione è rivolta alla carenza di medici, alcuni dei quali, addirittura, provengono dai presidi di emergenza ospedalieri di Catania e prendono servizio solo a conclusione del loro turno di lavoro nella sede di appartenenza. Altra protesta riguarda la carenza di macchinari appositi. Insomma un ospedale a metà.

La Valle del Belice abbandonata

Dal terremoto del Belice del 1968 in vent’anni si sono spesi 75 miliardi di lire per costruire un grande ospedale di cinque piani che potesse risarcire le popolazioni colpite dal sisma e assicurare l’assistenza sanitaria a 100.000 abitanti della Valle del Belice, zona sismica di secondo grado. Il piano Razza promuove tre DEA a Trapani, Marsala e Mazara a 20 km di distanza l’uno dall’altro sulla costa occidentale e abbandona a deserto sanitario l’intera Valle del Belice, depredando i reparti migliori, declassandoli o trasferendoli e trasformando la struttura in carcassa. Scippati il Punto Nascite e i reparti di Ginecologia e Pediatria trasferiti nel DEA più vicino, ove sono destinati tutti gli altri migliori reparti
castelvetranesi.

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Lipari protesta anche con un corteo funebre

Qualche giorno fa per protestare per la cronica carenza di medici del presidio i cittadini sono scesi in strada, partecipando a un vero e proprio corteo funebre, con tanto di feretro e banda comunale, per dire basta a un diritto alla sanità defunto a causa di carenza di personale. I casi più emblematici vanno dalla penuria di cardiologi, che impediscono una assistenza ha 24, ai radiologi che talvolta sono impossibilitati a fare una tac, sino all’ortopedico, professionista presente una sola volta a settimana, sino ad arrivare
alla mancanza di anestesisti e chirurghi. Insomma una difficoltà a reperire personale che mette davvero a serio rischio l’assistenza sanitaria e la salute degli eoliani.

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Giuseppe Bonaccorsi
Giuseppe Bonaccorsi
Giornalista professionista, per molti decenni al quotidiano "La Sicilia" di Catania, con la qualifica di cronista. In passato collaboratore di testate nazionali e corrispondente per anni dell'Agenzia di stampa nazionale "Quotidiani associati".

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