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Sicilia, prodotti bio e tradizionali “ricchezza da mettere a valore”

"La Sicilia ha un patrimonio di biodiversità inestimabile e in parte ancora inesplorato". Parla Francesco Sottile, docente dell'Università di Palermo ed esperto internazionale di Slow Food

“La Sicilia ha un grande patrimonio di biodiversità, un patrimonio inestimabile e in parte ancora inesplorato. Le coltivazioni tradizionali effettuate nel rispetto dell’ambiente sono una ricchezza da mettere a valore anche dal punto di vista economico”: parola di Francesco Sottile, docente di “Biodiversità e qualità del sistema agroalimentare” e di “Tutela e valorizzazione del paesaggio agrario” nell’Università di Palermo e tecnico della Fondazione Slow Food per la biodiversità a livello internazionale. Abbiamo intervistato il professor Sottile e abbiamo anche parlato dei primati della Sicilia nel campo dei presìdi slow food e dell’agricoltura biologica. Guarda il video

Da 20 anni con Slow Food

Francesco Sottile ci tiene a sottolineare che i suoi studenti sono quelli della facoltà di Architettura, i quali potranno avere anche un approccio moderno alla professione, per esempio con l’indirizzo in design e cultura del territorio. Da oltre 20 anni collabora con Slow Food, organizzazione no profit nata oltre 30 anni fa in Italia e oggi impegnata in “oltre 180 Paesi del mondo” in progetti di tutela delle tradizioni, dei cibi buoni, sani e puliti, della sostenibilità e della biodiversità. Anche grazie a Slow food, dice Sottile, e “alla Regione Siciliana, che ha sempre dimostrato una grande sensibilità su questi temi”, questo patrimonio così importante per l’agricoltura e l’alimentazione viene valorizzato”.

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Biodiversità fattore di successo

In Sicilia la biodiversità è molto sviluppata e ormai anche valorizzata in tanti settori. A testimoniarlo il crescente successo di mercato dei grani antichi e tradizionali, delle cultivar da cui si producono ottimi olii extravergine di oliva, dai numerosi vitigni “reliquia” oggetto di riscoperta da parte di un numero sempre maggiore di viticoltori. “La Sicilia – spiega Sottile – è stata salvata dalle monocolture industriali dall’orografia del territorio”. In sostanza la conformazione in molte zone accidentata e irregolare del territorio siciliano “non ha permesso lo sviluppo di agricoltura industriale e di monocolture”. Grazie a questo fattore è stato possibile salvare “un sistema agricolo che alterna boschi, siepi e ambienti naturali ai campi coltivati. Un sistema agricolo che rispetta l’ambiente e permette per esempio la proliferazione di insetti utili”. Sistemi di coltivazioni tradizionali “che abbiamo ereditato da nostri nonni”, e che adesso sono un fattore di successo di mercato, visto che i prodotti tradizionali e frutto di coltivazioni sostenibili sono sempre più apprezzati dai consumatori.

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Il cibo bio fa bene alla salute e al pianeta

“Coltivare nel rispetto dell’ambiente conviene anche ai produttori – dice Sottile – l’obiettivo europeo di raggiungere il 25 per cento di produzione biologica è molto vicino. Mentre la media dei paesi europei è intorno al 6-7 per cento, in Italia siamo già al 16-17 per cento. Quindi possiamo anche avere l’ambizione di arrivare al 30 o al 40 per cento”. Secondo i dati Ismea-Sinab del 2019, la Sicilia è la prima regione in Italia per superficie adibita a coltivazioni biologiche con ben 375 mila ettari, seguita a molta distanza dalla Puglia con 194 mila. Un vantaggio per i consumatori ma anche per l’ambiente, sottolinea Sottile: “Il cibo biologico è percepito dai cittadini come salutare. Verissimo, ma bisogna evidenziare che le scelte quotidiane hanno un riflesso positivo anche sulla salute dell’ambiente in cui viviamo”.

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Il primato nel numero dei presìdi

Oltre al bio, la Sicilia ha anche il primato del numero di presìdi slow food, ben 51. L’ultimo arrivato è quello della salsiccia al ceppo di Linguaglossa, di cui ci siamo occupati in questo articolo. Sottile è l’esperto di questa realtà: “Ogni presidio è un progetto a sé stante, sempre e comunque legato a un territorio. Si tratta di prodotti di pregio a rischio di estinzione. Nel caso di Linguaglossa, dove sindaco e consiglieri comunali hanno fatto un grandissimo lavoro, siamo andati a verificare tutta la filiera, fino agli allevamenti. Il consumatore deve sapere che dietro un prodotto c’è un mondo in cui conta moltissimo anche il benessere animale. In sostanza la sostenibilità deve essere di filiera”.

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Un’Arca per i prodotti del mondo

Un altro grande progetto è quello relativo all'”Arca del gusto”, un contenitore nel quale sono inseriti 5.585 prodotti da 150 paesi del mondo. In Italia ci sono 1.091 segnalazioni, 101 delle quali in Sicilia. “A tutti gli effetti – dice Sottile – si tratta di un catalogo delle produzioni tradizionali che registriamo a livello planetario. Produzioni radicate nella memoria, legate al mondo rurale”. Chiunque può proporre un prodotto per l’inserimento nell’Arca, il processo è piuttosto semplice. Ma anche sfogliare i prodotti inseriti può essere un viaggio alla scoperta di gusti e tradizioni di eccellenza spesso conosciuti solo a livello locale.

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Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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