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Sicilia, se la procreazione assistita è al palo per la Regione è colpa del Covid

L’assessorato regionale alla Salute risponde a FocuSicilia: “Reparti pubblici fermati dalla pandemia". E spiega che i privati sono stati pagati di più perché "hanno lavorato di più". Rimangono dubbi sui criteri di ripartizione. Si profila anche per il 2022 una ripartizione di fondi pubblici che andranno per il 70 per cento al settore privato

L’attività a singhiozzo di gran parte dei centri ospedalieri pubblici dedicati alla procreazione assistita sarebbe colpa del Covid. Lo sostiene con una nota stampa l’assessorato regionale alla Salute in merito l nostro recente articolo sulla mancata funzionalità di buona parte di questi reparti che costringe numerose coppie siciliane non fertili a rivolgersi o ai centri privati oppure a quelli pubblici di altre regioni. Ma c’è qualcosa che non torna in tutta questa vicenda, visto e considerato che alcuni reparti di questa galassia fluttuante non funzionano a dovere sin da molto prima che scoppiasse l’emergenza Covid e quindi la pandemia forse non ha fatto altro che aggravare già uno stato di agonia di reparti per i quali nel corso degli anni sono stati spesi milioni di euro di fondi pubblici.

L’unico reparto con piena operatività al Cannizzaro

In questo momento a Catania l’unico reparto pubblico che si occupa di procreazione assistita sino al terzo livello è quello del prof. Paolo Scollo al Cannizzaro. Meno di due anni fa al Policlinico di Catania la collaborazione tra i prof. Scollo e Veroux permise il primo trapianto di utero su una donna affetta da una grave malattia. Successivamente la signora si sottopose a un ciclo di fecondazione assistita al Cannizzaro e a settembre ha partorito Il suo primo figlio, coronando un sogno che sembrava ormai svanito. Il parto, sensazionale nel suo genere, ha riaperto in Sicilia la piaga dei centri pubblici di fecondazione assistita che funzionano al massimo sino al primo livello. Tutto ciò mentre l’Italia continua ad essere uno tra i paesi più industrializzati dove la sterilità sta raggiungendo percentuali non indifferenti e si grida al problema delle nascite zero.

Più soldi pubblici ai privati che al pubblico

In questo scenario non si capisce come mai si continuino a tenere chiusi o poco operativi reparti dove sono stati spesi nel corso degli anni milioni di euro e si preferisce finanziare il settore privato dove la fecondazione continua a marciare. E allora rivolgiamo nuovamente la domanda all’assessorato: come mai si continua con questo andazzo e sembra che anche i fondi regionali del 2022 saranno destinati nella quasi totalità al settore privato?

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Il decreto dell’ex assessorato alla salute

A settembre, con ormai un governo dimissionario, l’assessorato alla Salute, sotto la direzione dell’assessore Ruggero Razza emanò il decreto n. 1000 del 2022 per il riparto delle somme per i centri di procreazione del territorio, invertendo il trend che prevedeva finora il 70 per cento delle somme destinate ai centri pubblici e il 30 per cento a quelli privati, disponendo d’ora in poi che ai privati sarebbe andata la quota pari al 70 per cento e ai pubblici quella del 30 per cento. 384mila euro andarono ai privati e 164.751 euro ai pubblici. Ma, paradosso dei paradossi, la quota relativa al pubblico non fu ripartita soltanto a quei pochissimi centri pianamente operativi, come il Cannizzaro, ma divisa in parti uguali anche per tutti i centri che sulla carta avevano nella sua pianta organica un reparto di fecondazione. Così reparti come quello del Garibaldi – inaugurato oltre 6 anni fa in pompa magna ma rimasto sempre al primo – sono andati 41 mila euro di contributo. Per farne cosa?

La Regione risponde

La Regione, tramite il suo dipartimento alla Salute, oggi guidato dall’assessore Giovanna Volo ha risposto con una dettagliata nota che però, non chiarisce se si intende invertire con decisione la tendenza che finora ha caratterizzato tutto il settore. E in particolare sulla ripartizione dei fondi disposti dall’ex assessorato spiega: “Si tratta – si legge nel documento regionale – di fondi ministeriali relativi all’anno 2021 ripartiti tra le varie Regioni. La ripartizione è stata effettuata in base a un’attenta ricognizione storica delle prestazioni rese da tutti i Centri accreditati nel corso dell’anno 2021. La parte maggiore è stata assegnata ai Centri privati poiché hanno effettuato un maggiore volume di prestazioni rispetto ai Centri pubblici, molti dei quali hanno dovuto ridurre l’attività a causa dell’emergenza Covid. La distribuzione delle risorse ha comunque assegnato ai Centri pubblici una cifra maggiore rispetto alla rilevazione effettuata: il 30 per cento contro il 23,5 per cento dei volumi di attività riscontrati”.

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“I centri privati hanno lavorato di più”

“I Centri privati – s legge sempre nel comunicato – hanno storicamente sempre lavorato di più. Al momento i soggetti che possono accedere ai servizi di fecondazione assistita nei Centri pubblici con copertura delle spese a carico del Servizio sanitario regionale sono coloro che hanno un reddito familiare lordo sino a 50mila euro. Anche per il 2022 i fondi ministeriali destinati alla Sicilia sono pari a 549 mila euro, la stessa cifra del 2021. Il riparto dei fondi 2022 verrà fatto in base alla ricognizione delle prestazioni effettuate da tutti i Centri durante l’anno. Ai quattro Centri pubblici che operano sul territorio regionale la somma complessiva di quasi 165 mila euro è stata ripartita in maniera uguale (41 mila euro ciascuno), atteso che il Covid ne ha ridotto l’attività in alcuni casi.

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“Al Garibaldi solo un centro di primo livello”

Il Centro dell’ospedale Garibaldi risulta attivo all’assessorato della Salute, seppure solo per il primo livello di assistenza, il più semplice. Le somme assegnate serviranno anche per incentivarne l’attività. Identico importo è stato assegnato, ad esempio, al Centro interaziendale di Palermo che si è dovuto fermare a causa del Covid. Insomma appare chiaro che la fecondazione assistita in Sicilia rimane in mano ai centri privati, mentre quelli pubblici continuano ad arrancare per dinamiche inspiegabili. Ma un’ultima domanda sorge spontanea. Visto che il Covid per fortuna sembra destinato a finire quale sarà il nuovo ostacolo futuro che impedirà che questi centri funzionino come previsto?

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Giuseppe Bonaccorsi
Giuseppe Bonaccorsi
Giornalista professionista con un passato di redattore esperto per molti decenni al quotidiano "La Siclia". Ha collaborato attivamente con diverse testate regionali e nazionali e per anni con l'agenzia stampa "Quotidiani associati". Attualmente collaboratore di diverse testate giornalistiche nazionali e regionali e in particolare de "Il dubbio", il "Fatto quotidiano". Nel recente passato anche collaboratore del "Domani".

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